Il futuro del settore bancario.

La banca del futuro.

Le recenti turbolenze nel settore bancario, le cui azioni hanno subito un drastico crollo in media del 60% negli ultimi 12 mesi, stanno sollevando domande circa le cause che hanno provocato il declino delle banche.

A partire dalla recente crisi finanziaria del 2008, lo scenario delineatosi mette in evidenza come la redditività del settore bancario sia in costante diminuzione. Questo campanello d’allarme sembrerebbe suggerire che le banche sono chiamate ad un cambiamento di prospettiva.

Non solo per quanto concerne la loro, in parte obsoleta, struttura organizzativa, ma anche con riferimento al loro business model di riferimento.

A proposito di redditività:

in un contesto caratterizzato da tassi d’interesse minimi, dovuti alla debole crescita economica globale, incrementare i ricavi appare un obiettivo fin troppo ambizioso?

Fondamentale risulta quindi tagliare gli elevati costi a carico del settore.

Nelle condizioni di mercato attuali, dove i rendimenti sono strettamente legati a rapporti costi/ricavi sempre più bassi, il fattore determinante sembra risiedere nella tecnologia. Al giorno d’oggi la tecnologia può senza dubbio essere considerata, allo stesso tempo, come la principale minaccia ed opportunità per il settore bancario.

È evidente come, nell’ultimo decennio il sistema finanziario abbia registrato una disintermediazione continua; portata avanti principalmente dalle startup del mondo fintech, alle quali ci si riferisce con l’appellativo di “finanza alternativa”.

Persino alcuni colossi della tecnologia come Google, Facebook, Apple hanno esordito nel settore finanziario offrendo sistemi di pagamento alternativi: vedi Apple Pay, Google Wallet, Paypal; sottraendo così parte della quota di mercato alle banche, le quali tradizionalmente erano le uniche ad offrire questo genere di servizi.

Non solo pagamenti, ma anche prestiti, raccolta di fondi, investimenti, asset management. Addirittura le valute (i Bitcoin e la tecnologia blockchain sono adesso legalmente riconosciuti in tutto il mondo, nonostante non vi sia dietro alcuna Banca Centrale ad esercitarne il controllo monetario).

Queste, sono solo alcune delle tecnologie più dirompenti con le quali il sistema finanziario classico deve fare i conti.

Aldilà di questi aspetti avversi, investire nella tecnologia potrebbe rappresentare per il sistema bancario non solo un’esigenza per competere con i player finanziari emergenti (fintech), ma soprattutto un modo efficace per riorganizzare la propria struttura dei costi.

Infatti, attraverso una tecnologia innovativa, le banche potrebbero essere in grado di offrire servizi digitali che consentirebbero di:

  • chiudere parte delle filiali sul territorio;
  • ridurre il personale;
  • ottimizzare il proprio piano strategico.

Una tale evoluzione, incontrerebbe anche il benestare dei clienti moderni. I quali, in maniera sempre maggiore, richiedono pagamenti digitali e contactless, il cloud computing e il mobile banking. Tuttavia, il processo di digitalizzazione procede alquanto lentamente.

Quali sono i principali fattori che frenano gli investimenti delle banche nella tecnologia?

Secondo l’ABI, il settore bancario ha identificato quattro vincoli ostativi alla digitalizzazione.

Il primo si riferisce ai vincoli normativi, ossia in quelle norme che impediscono direttamente o indirettamente, l’esecuzione dei processi bancari digitalmente. Basti pensare alla stipula di contratti completamente da remoto, senza alcun riconoscimento fisico del cliente.

Oppure la gestione della contrattualistica e della documentazione attraverso i supporti elettronici.

Al fine di favorire l’implementazione della tecnologia nel settore bancario, sarebbe dunque opportuno, da parte del legislatore, aggiornare la normativa per rimuovere tali vincoli che limitano la sua espansione.

La seconda area, relativa ai vincoli comportamentali, si configura in un’ottica di scarsa propensione dei cittadini all’uso di determinati servizi e strumenti digitali.

Si pensi:

  • alle persone anziane che non usano internet;
  • ai clienti che preferiscono intrattenere certi rapporti, ancora, faccia a faccia con la banca;
  • o ai dubbi che si sollevano circa la sicurezza dei processi on-line.

Un altro punto critico nasce dalla complessità nel dare impulso all’evoluzione della struttura delle banche.

Infatti, risulta alquanto difficile modificare la struttura delle banche tradizionali. Queste hanno costi esorbitanti maturati nel corso degli anni (migliaia di dipendenti, procedure di gestione fin troppo legate alla burocrazia) e tutto ciò pone un freno alla digitalizzazione delle banche, la quale richiede cambiamenti radicali.

Infine, come già accennato, la redditività del settore bancario è in costante calo nel corso degli anni.

Come conseguenza, il management di ogni singola banca sta meticolosamente cercando di ridurre i costi e di ottenere risultati a breve termine. Mentre gli investimenti in tecnologia richiedono un approccio a lungo termine.

Un settore bancario debole significa un’economia debole.

Sarebbe pertanto auspicabile che le banche rispondano alle sfide del nuovo contesto e migliorino il loro modello di business.

Dall’altra parte i policy maker sono chiamati a creare condizioni eque e coerenti che permettano alle banche di competere con quelle startup Fintech che stanno sgretolando il sistema bancario.

“il Progresso online”

Redazione
Redazione

Classe '89, laureato in Economia e Finanza, attualmente lavora come Associate presso un broker finanziario con sede ad Amsterdam, ricoprendo il ruolo di business developer e responsabile del segmento italiano della società. Passioni collaterali: trading, cucina, rugby.

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