Come il mercato del lavoro cambierà nella Next Economy

Il termine “next economy” viene utilizzato in un contesto in cui si racchiude un intero carico di concetti attorno alla tecnologia e al futuro del lavoro. Vediamo un sacco di perplessità e preoccupazione nei confronti dell’intelligenza artificiale, dei servizi on-demand e dei robot, dando questi l’idea a noi umani che tali tecnologie stiano pian piano sottraendo posti di lavoro alla nostra economia. Quello che non abbiamo sviluppato è una visione positiva di ciò che questa tecnologia potrebbe fare che ad oggi risulta impossibile e qual è il lavoro che è necessario svolgere in tale direzione.

A seconda di molti addetti ai lavori, siamo in procinto di assistere ad una quarta rivoluzione industriale, che sarà più completa e onnicomprensiva di qualunque altra vista sinora. Questo possibile cambiamento comporta sia rischi che opportunità, che richiedono un adattamento proattivo da parte sia degli attori pubblici che privati. Diversi studi hanno dimostrato come gli effetti netti della digitalizzazione sull’occupazione sono difficili da valutare, sebbene le perdite di posti di lavoro in alcuni settori siano inevitabili. Allo stesso tempo la trasformazione di posti di lavoro esige diverse competenze richieste rispetto al passato che potrebbero portare ad un crescente deficit di competenze nel mercato del lavoro.

La digitalizzazione ha un impatto sostanziale sul mercato del lavoro, modificando le competenze necessarie, le condizioni di lavoro e le dinamiche. Per quanto riguarda le esigenze delle competenze, i lavoratori hanno bisogno adesso di nuove competenze digitali per rispondere alle richieste dei datori di lavoro, ma anche per adattarsi al meglio nella società attuale. Queste competenze spaziano dall’alfabetizzazione digitale di base a competenze tecniche avanzate. Con riferimento all’impatto della digitalizzazione sulle condizioni di lavoro, il fenomeno più evidente e in più rapida crescita è l’affermarsi della “gig economy”.  Una “gig economy” è un ambiente in cui sono comuni prestazioni lavorative temporanee e contratti di breve-termine con lavoratori indipendenti. Il trend verso questo tipo di economia è appena iniziato. Uno studio stima che entro il 2020, circa il 40% dei lavoratori americani saranno lavoratori autonomi (freelance). Ci sono alcune forze motrici dietro l’aumento dei lavori a breve-termine. Innanzitutto, in questa era digitale, la forza lavoro risulta sempre più mobile e il lavoro può sempre più essere svolto da qualsiasi luogo, in maniera tale che il lavoro e la posizione siano disaccoppiati. Questo significa che i liberi professionisti sono liberi di scegliere tra posti di lavoro temporanei e progetti in tutto il mondo, mentre i datori di lavoro possono selezionare i migliori individui per progetti specifici da un pool più ampio di quello disponibile in una determinata area. Il servizio di car-sharing di Uber è un esempio di come le piattaforme digitali sono in grado di trasformare chi e come esegue una prestazione lavorativa, generando a loro volta vincitori e vinti. La creazione di applicazioni che permettono il collegamento più efficiente tra conducenti e passeggeri ha reso più facile e meno costoso per i consumatori ottenere viaggi dove e quando ne hanno bisogno. Uber quindi offre molti vantaggi e prezzi più bassi per i consumatori rispetto ai taxi tradizionali, generando un aumento della domanda per le corse. Tuttavia le nuove applicazioni hanno anche disgregato il mercato per gli autisti professionali. Gli strumenti digitali quali le applicazioni di mapping mettono i consumatori nelle mani di guidatori inesperti che avrebbero dovuto precedentemente accumulare esperienza nel corso degli anni. La capacità di tali partecipanti meno qualificati di competere con quegli autisti altamente qualificati e con esperienza trasferisce effettivamente tale premio di conoscenze da un gruppo di lavoratori verso un altro.

Redazione

Classe '89, laureato in Economia e Finanza, attualmente lavora come Associate presso un broker finanziario con sede ad Amsterdam, ricoprendo il ruolo di business developer e responsabile del segmento italiano della società. Passioni collaterali: trading, cucina, rugby.

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