L’era glaciale della finanza: quando i tassi di interesse sono negativi

Quali rischi ed opportunità in un contesto in cui il costo del denaro all’ingrosso è paradossalmente negativo

Nel corso della riunione dello scorso marzo del Consiglio direttivo della BCE, il Presidente Mario Draghi, in un ormai quasi disperato tentativo di rilanciare l’economia dell’Eurozona e di scongiurare il baratro della deflazione, ha adottato un nuovo piano di misure di politica monetaria, ancor più drastiche di quelle del deludente “Quantitative Easing” varato l’anno addietro. Tale sistema di misure prevede principalmente un ulteriore abbassamento sia del tasso sui depositi, ovvero quel tasso applicato alla liquidità che le Banche parcheggiano presso la BCE, passando dallo -0,3% al -0,4%, sia del tasso per le operazioni di rifinanziamento principale, dallo 0,05% al 0%. In altri termini le Banche europee, da un lato scontano un interesse ancor più negativo per la liquidità in eccesso non utilizzata, da un altro sono incentivate a concedere credito a imprese e privati in quanto le condizioni per prendere a prestito denaro dalla Banca Centrale sono estremamente vantaggiose per questo tipo di operazioni. L’obiettivo principale appare, quindi, quello di agevolare le condizioni di accesso al credito e di riportare l’inflazione al valore desiderato del 2%. Ma cosa cambia per i cittadini dell’UE in questo insolito scenario dei tassi negativi – non contemplato dai manuali di economia – e che impatto possono avere queste misure sul bilancio famigliare? L’Euribor (il principale indice al quale sono ancorati i mutui a tasso variabile) si è ormai stabilito in territorio negativo, con il benestare da parte di coloro che stanno pagando le rate di un mutuo, i quali vedono calata la quota di interessi da corrispondere. Anche l’accensione di un nuovo mutuo oggi sembra particolarmente appetibile in virtù delle parole di Draghi che ha assicurato i mercati di non toccare i tassi prima del 2019 (i.e. mantenendo l’Euribor sotto lo zero). In tale direzione la scelta tra un mutuo a tasso fisso o variabile pende quindi a favore della seconda (e non è un caso infatti che le Banche di questi tempi spingano per la conversione dei mutui dal tasso variabile a quello fisso, per loro più remunerativo). Per quanto concerne l’impatto che i tassi d’interessi negativi stanno avendo sui conti di deposito e sui rendimenti finanziari, tutt’altro che rosea appare invece la situazione per i risparmiatori. Dinanzi a tassi negativi per lasciare la liquidità presso la BCE o per l’acquisto di gran parte di titoli di Stato, custodire i depositi dei propri clienti per un istituto bancario rappresenta ormai un costo. Ecco spiegata la ragione per cui i tassi d’interesse applicati sui conti correnti ad oggi si aggirano ormai di poco al di sopra dello 0%. Che questi diventino paradossalmente negativi appare un’ipotesi remota, anche se è notizia recente che nella vicina Svizzera alcune Banche inizieranno ad applicare tassi negativi ai conti bancari con i saldi in conto superiori ai €100.000. Se lasciare i propri risparmi su un conto corrente risulta infruttifero, altrettanto lo è qualora si vogliano acquistare titoli obbligazionari ad alto rating (Titoli di Stato in primis). Per un risparmiatore a questo punto l’unica soluzione sembrerebbe quella di spostarsi su titoli finanziari a più alto rischio (azioni e obbligazioni a basso rating). Questo genere di attività tuttavia richiede un’elevata preparazione finanziaria e una certa esperienza, pena quella di ottenere l’effetto contrario e di vedere bruciati parte dei propri risparmi anziché generare delle rendite. Ed è difronte a questo scenario appena descritto nel suo complesso, che mai come adesso, diventa lecito domandarsi se non sia effettivamente una scelta migliore quella di tenere i propri soldi sotto il materasso, come si era soliti fare un tempo, anziché accettare le insidie e le trappole che il sistema finanziario attuale presenta.

Redazione

Classe '89, laureato in Economia e Finanza, attualmente lavora come Associate presso un broker finanziario con sede ad Amsterdam, ricoprendo il ruolo di business developer e responsabile del segmento italiano della società. Passioni collaterali: trading, cucina, rugby.

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