Sport: dall’antica Olimpia a Rio 2016.

E’ lo Sport il faro di speranza

per un mondo migliore.

Il termine sport è il risultato di un’abbreviazione del vocabolo inglese disport, mutuato dal francese desport, che significa divertimento. La parola desport, a sua volta, deriva dal latino deportare, che significa portarsi lontano e che in passato più propriamente richiamava l’atto di recarsi all’esterno delle porte cittadine per praticare attività fisica.

Non a caso, è proprio il significato più primitivo e remoto del termine sport che ci porta ad una riflessione spaventosamente attuale: mai come in questo periodo, l’umanità tutta sente l’impellente bisogno di portarsi lontano dal baratro nel quale i recentissimi episodi di terrorismo l’hanno spinta.

Mai come oggi tutti noi abbiamo l’esigenza e la voglia di allontanare gli incubi rappresentati dall’odio, dal fanatismo religioso, dalle divisioni tra i popoli.

In un momento così delicato, lo sport continua ad essere un baluardo della nostra società civile. L’unico mezzo davvero penetrante per la diffusione di sentimenti di tolleranza, pace ed unità tra i popoli.

La potenza del messaggio trasmesso dall’ideale sportivo risiede proprio nell’universalità del suo linguaggio; nella straordinaria semplicità della sua comprensione; attraverso rituali ed eventi che si sono mantenuti vivi nonostante il susseguirsi dei secoli e di atroci conflitti.

Fin dai tempi dei primi Giochi olimpici celebrati nel 776 a.C. nell’antica Olimpia, infatti, si ha testimonianza della predominanza dell’evento sportivo sulle battaglie. Allorché grazie alla c.d. ‘tregua olimpica’ si poneva fine a qualsiasi tipo di conflitto per lasciare spazio alle gare tra atleti.

Tale eredità di pace e fratellanza è stata la base che ha permesso la nascita dell’Olimpismo moderno alla fine del 1800, grazie alla meravigliosa opera del Barone de Coubertin.

E altro vivo segnale dei giorni nostri è rappresentato soprattutto dallo straordinario ritorno alla Tregua Olimpica  sancito dall’ONU a partire dei Giochi Olimpici di Barcellona del 1992.

Il ruolo dello Sport.

lo sport è equal

Ed ancora, il ruolo dello sport nella spinta alla coesione e al dialogo tra i popoli; lo si continua a percepire nelle quotidiane e concrete manifestazioni di solidarietà ed unione proprio in occasione di eventi sportivi.

Ricordiamo ciò che è avvenuto poco prima dell’incontro calcistico tra Inghilterra e Francia. Sulle tribune dello stadio di Wembley, tifosi inglesi e francesi in un unico abbraccio hanno intonato assieme le note della ‘Marsigliese’; omaggiando così le vittime dell’attentato terroristico avvenuto a Parigi solo tre giorni prima.

Personaggio.

E a proposito di straordinarie storie di sport testimonianti questi altissimi valori di fratellanza ed unione, sembra davvero doveroso citare un personaggio.

Un uomo che tanto lustro ha dato al nostro Paese nella sua preziosa attività di ambasciatore del Comitato Olimpico Internazionale all’interno dell’ONU, il Prof. Mario Pescante.

Lui stesso, in un incontro tenutosi lo scorso 26 novembre 2015, presso la ‘Link Campus University’ di Roma, nell’ambito di un ciclo di conferenze per la promozione proprio della ‘tregua olimpica’ in occasione dei Giochi di Rio 2016, è intervenuto con un singolare repertorio di aneddoti relativi alla sua carriera di dirigente sportivo ed ambasciatore.

Partendo dalla storia di Rafid, responsabile stampa del ricostituito Comitato Olimpico dell’Iraq in visita al CONI. Il Prof. Pescante ha raccontato che qualche tempo dopo il loro incontro, il giornalista iracheno inviò a lui un articolo che narrava la prima vittoria dell’Iraq nella Coppa d’Asia di calcio.

A segnare il gol decisivo era stato un certo Mahmood, attaccante del quale nessuno conosceva se la sua provenienza fosse sciita piuttosto che sunnita o curda. Nessuno sapeva se la sua famiglia avesse subito lutti o sofferenze sotto la dittatura di Saddam.

Nell’articolo era solo espressa una incontenibile emozione. Quel genere di felicità mai provata; prima che quel colpo di testa vincente regalasse la vittoria al popolo iracheno. Quella incredibile vittoria sportiva aveva fatto dimenticare a tutto il popolo iracheno, per qualche ora, le tremende divisioni di razza, religione e ideologia politica.

Storia di un’amicizia.

E ancora la storia di una meravigliosa amicizia sbocciata nel corso delle Olimpiadi di Berlino del 1936 in piena dittatura nazista.

Protagonisti il tedesco padrone di casa Luz Long, attesissimo per la vittoria finale, ed il nero americano Jesse Owens. Il primo suggerì al secondo la tecnica migliore di rincorsa per affrontare il salto decisivo.

Con tale suggerimento l’americano

riuscì ad ottenere addirittura l’oro!

Quando poi qualche anno dopo Luz morì in guerra e Owens venne a conoscenza dell’atroce verità, quest’ultimo cercò di occuparsi in tutti i modi della famiglia del suo amico tedesco incontrato su quella pedana di salto ai Giochi di Berlino.

Aneddoti che rendono l’idea di quanto, tanto in passato come in un momento storico così caratterizzato da divisioni e conflitti, la condivisione di un ideale possa renderci vicini spiritualmente. Sperando di proseguire il cammino verso la realizzazione di un mondo che possa assumere le sembianze di un vero Villaggio Olimpico.

Luogo di sportivi all’interno del quale è assoluta normalità scorgere un atleta palestinese pranzare con uno israeliano; oppure un velocista scandinavo scattare ‘selfie’ con il suo collega giamaicano, rendendo così quel giardino di giovani agonisti un piccolo paradiso in terra.

“il Progresso online”

Antonio Nigro
Antonio Nigro

Antonio Nigro, classe 87, laureato in Giurisprudenza alla LUISS di Roma è specializzato in Management e Diritto dello Sport . Nel 2014 ha acquisito il titolo di Abogado in Spagna e collabora con uno studio legale con sede in Roma. Attualmente è membro di un team che si occupa di organizzazione di eventi sportivi. Da sempre appassionato di sport, calcio e tennis su tutti, ama raccontare e scrivere tutto ciò che ruoti attorno alle sue passioni.

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