Biodiversità culturale compromessa, complice il terrorismo?

Biodiversità culturale compromessa.

Se dovessimo riconoscere un merito all’uomo, la biodiversità culturale sarebbe indubbiamente la sua creazione più straordinaria.

Le biodiversità culturali hanno come minimo comune denominatore l’uomo. Ma sono variabili in idee, principi, valori, religioni, colori e sapori, distinte nel contempo, simili e di egual valore.

Nello sconfinato viaggio dell’umanità, uomini stessi non hanno dato la meritata rilevanza alla bellezza della coesistenza delle diversità culturali.

La naturale convivenza pacifica è stata spesso messa in discussione da coloro i quali si sono voluti imbattere nel, non necessario, confronto, poi sfociato in scontro, tra culture.

L’induzione allo scontro è il prodotto di una comparazione tra le culture, la necessaria proclamazione di un migliore e di un peggiore, un anfiteatro romano di lotta tra civiltà.

Biodiversità culturale.

Ma la civiltà non dovrebbe esser una e sola?

La biodiversità culturale compromessa dal terrorismo

Nella penna di chi scrive la civiltà è l’umanità tutta con le sue sfaccettature culturali, per la penna di chi scrive la “Wonderland”, il “Paese delle meraviglie” non è quello di Alice, bensì la “Terra della civiltà” dotata del magnifico “senso di civiltà”.

Quest’ultimo, il vello d’oro di tutte le culture, sta’ per andare perduto.

Rei quelle culture rifugiatesi nell’estremismo del becero protezionismo di loro stesse, per mezzo degli strumenti della xenofobia, della non integrazione, del terrorismo e dell’odio.

Infauste manifestazioni, vivono oggi in Europa. Gli attacchi terroristici che improvvisamente hanno raggelato e raggelano alcuni Stati europei, raggelano l’intera cultura occidentale.

Se c’è qualcosa che dal 1789, data di sottoscrizione della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, non può esser messa in discussione sono le nostre libertà.

Che poi mi chiedo: siamo totalmente liberi?

Tralasciando, ma sperando, cari lettori, di farvi riflettere anche su questo punto, torniamo alla profanazione del “sacro GRAL” della nostra cultura.

L’incesto culturale, il tormentarci nelle nostre libertà quotidiane, la paura dell’altro, la violazione territoriale, il continuo paragonare in negativo chi non è “uno dei nostri”.

Che brutte parole, che brutti pensieri, ho difficoltà anche a scrivere ciò… ma so che riporto pensieri, non miei giammai, ma del resto della comunità, cosiddetta occidentale.

La chiusura all’altro, questa paura, la diffidenza all’amalgamazione, noi pionieri della forzosa convivenza tra interculture, tutto ciò rappresenta la perdita del nostro vello d’oro.

Per liberarci è importante riflettere.

In primis ad attaccarci non è una cultura, ma scellerati educati in una culturale non occidentale che non incita in nessun modo alla guerra tra culture.

Deboli per natura personale, aggregatasi in nuovi contesti in cui vengono fagocitati dall’ignoranza, dalla violenza e dall’odio immotivato.

A dichiararci guerra non è la cultura islamica, diciamolo, ma gruppi scellerati di persone. Da che mondo e mondo ogni cultura partorisce mine vaganti di esseri umani, con essi e su di essi ci abbiamo costruito la nostra storia.

Carlo V d’Asburgo, Leopoldo III di Belgio, Hitler, sono alcuni esempi di psicopatici, tutti “made in EU”, che nella storia hanno commesso atti evidenti e discutibili di terrorismo culturale.

La biodiversità culturale compromessa

Provate ad entrare in una metro di una qualsiasi città europea, osservate il terrore e la frenesia di chi condivide il vagone. Chi è nell’attesa del treno con qualche donna con il velo o un individuo dai tratti somatici arabeggianti.

A me è successo, ero attonita.

Ho tentato di immedesimarmi in quella donna e in quell’uomo. In quel momento ho compreso come stiamo perdendo il vello d’oro, il nostro senso di civiltà, forse è questo l’obiettivo di quei mentecatti di terroristi.

Non è solo inficiare la nostra libertà nell’agire, ma nel pensare liberamente, nel considerare liberamente gli altri.

In questo caso saremo veramente defunti come cultura, se la nostra libertà di pensiero è inficiata, in particolare la libertà di considerare l’altro, la libertà di conoscere lo straniero.

Noi cultura nata sulle sponde del Mar Mediterraneo, cultura per eccellenza dell’accoglienza, l’educazione greca dell’imbandire la tavola all’ospite anche se nemico.

Non dimentichiamo mai di essere gli argonauti della civiltà, se dovessimo perdere il vello d’oro andiamo a riprenderlo, ovunque esso sia.

“il Progresso online”

RIta Aloi
RIta Aloi

Rita Aloi, classe 87, laureata in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, MASTER DEGREE presso la Sapienza University di Roma. È specializzata nella creazione di progetti di sviluppo rurale nei PVS e nei Paesi Emergenti, nel fundraising e nelle gestione dell' import/export dei prodotti agroalimentari. Project Manager/Export Manager.

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