Salutismo alimentare, è possibile?

Dalle recenti indagini Istat ed Eurispes è emerso che gli Italiani sono tutti potenzialmente salutisti: sanno quali sono i cardini di uno stato di benessere psico-fisico, dunque una corretta alimentazione, una giusta idratazione, un’adeguata attività fisica, un buon livello di controllo dello stress. Le donne sembrano essere le più diligenti, probabilmente perché seguono l’assunto “magro è bello” per cui si nutrono o cercano di farlo con cibi considerati sani – verdura, yogurt, cereali – e hanno come obiettivo principale tenere sotto controllo il “peso forma”.

Alcune ricerche svolte dall’università britannica di Oxford o dalla stimata rivista statunitense American Journal of Clinical Nutrition hanno dimostrato i rapporti tra dieta, fattori ambientali e stili di vita, con l’incidenza di cancro e di altre malattie croniche. In particolare un’analisi recente ha mostrato che non c’è una relazione diretta tra quantità di carne, uova o latticini consumati e rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne). I dati si riferiscono a oltre 320.000 donne di diversi Paesi europei. Solo la carne lavorata (insaccati, carne in scatola) sembra accrescere il rischio delle donne di ammalarsi di carcinoma mammario. I vegetariani vedrebbero ridursi del 12% il rischio di ammalarsi di tumore in generale, ma nel caso delle leucemie, del cancro dello stomaco e della vescica si notano riduzioni che arrivano addirittura al 45%. L’ingente numero di soggetti esaminati (oltre 60.000) dà notevole peso ai dati ottenuti.

Ultimamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato come cancerogene (gruppo 1) le carni processate, cioè quelle trattate con salature, fermentazione e affumicazione (insaccati, prosciutti, hamburger wurstel, salsicce, pancetta, carne in scatola, ecc.), mentre la carne rossa è stata classificata “potenzialmente cancerogena” (gruppo 2A), non escludendo però che i casi di cancro riscontrato in realtà possano essere influenzati anche da altri fattori. Poi è emersa la crescente presenza di batteri antibiotico-resistenti, dovuta all’uso eccessivo e improprio di farmaci, forse il principale problema degli allevamenti intensivi di animali da reddito soprattutto nel settore dei polli da carne. La questione è legata ai metodi di allevamento e alla qualità della vita degli animali, come mostra il recente report del Ministero della salute sulla presenza di batteri antibiotico-resistenti negli avicoli.

Non c’è da stupirsi, pertanto, se le ultime indagini effettuate nel nostro paese hanno rilevato che il 7% dei cittadini è vegetariano, l’1% vegano e l’8% si dichiara consumatore di prodotti cruelty free.

Ma frutta e ortaggi sono immuni da contaminazione? Ebbene, nell’agricoltura convenzionale, per produrre di più e per ottenere guadagni sempre maggiori, si usano sostanze chimiche tossiche (pesticidi, diserbanti, insetticidi e concimi chimici) che stanno portando conseguenze molto dannose agli animali, all’ambiente e alla salute dell’uomo. Un elevato assorbimento di pesticidi, infatti, può causare nell’uomo danni al sistema nervoso, alle ghiandole endocrine, surrenali e riproduttrici, problemi a pancreas e fegato oltre a malattie allergiche e patologie cancerogene.

La via di fuga, dicono gli esperti, è assicurarsi che le carni non provengano da allevamenti intensivi in cui gli animali sono soggetti ad un costante bombardamento farmacologico, e consumare verdure prodotte da aziende che rispettano la “dose massima consentita” dei residui di pesticidi negli alimenti, stabilita in base al principio che, per ogni sostanza tossica, è possibile stabilire una quantità che non danneggia l’organismo.

Insomma, la dieta mediterranea con alcuni accorgimenti circa la provenienza dei prodotti sembra essere la soluzione più coerente per chi desidera avere un’alimentazione salutista.

 

Dalila Monachino
Dalila Monachino

Classe 92, laureata in Scienze dell'Informazione Editoriale Pubblica e Sociale curriculum Comunicazione d'Impresa, ha lavorato come esperta monitoraggio e analisi dati linguistici presso l'Università degli studi di Bari Aldo Moro. Passioni collaterali: viaggi e animali.

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