Crisi USA-Corea del Nord: il ruolo della Cina

Nella nuova crisi tra Stati Uniti e Corea del Nord, il Presidente americano Donald Trump ha fatto appello all’aiuto della Cina, principale partner e alleato della Corea. La Cina ha contribuito a sostenere  il regime di Kim Jong-un, sebbene abbia anche imposto dure sanzioni internazionali contro la Corea del Nord e abbia poi partecipato ai colloqui a sei per denuclearizzazione della Corea del Nord, seppure tecnicamente impegnata nella difesa del paese in base al Trattato di amicizia e cooperazione siglato tra Stati Uniti e Nord Corea, nel 1961. Un legame politico che si completa anche economicamente. Il sostegno economico, politico ed energetico della Cina alla Corea del Nord risale alla Guerra di Corea (1950-1953), quando le truppe cinesi invasero la penisola coreana a sostegno dell’alleato. Dalla fine della guerra, le relazioni diplomatiche non si sono certamente indebolite prima con il leader Kim Il-Sung, Kim Jong-il e oggi Kim Jong-un. È un lungo rapporto quello tra Cina e Corea del Nord che si è spesso incrinato. Scricchiolò per esempio nel 2006, quando Pyongyang testò un ordigno nucleare, segnando così un netto cambio di indirizzo della diplomazia cinese che espresse il consenso all’applicazione di sanzioni, imposte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.  A seguito di ulteriore test nucleare della Corea del Nord nel febbraio 2013, la Cina ha implementato nuove sanzioni commerciali e ha ridotto le forniture di energia alla Corea del Nord. Tuttavia, lo scorso settembre ha segnato un altro momento critico per i rapporti tra Pechino e Pyongyang. La Cina ha aderito al gruppo di 14 altri membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), che ha approvato la dichiarazione sulle misure da prendere in risposta ai test missilistici della Corea del Nord. La stabilità della penisola coreana è prioritaria per il leader cinese, Xi Jinping, e gli interessi strategici spiegano perché Pechino, pur condividendo l’obiettivo di denuclearizzare la Corea del Nord, abbia opinioni diverse sulla linea politica da utilizzare perché ciò avvenga. Il primo obiettivo della Cina è, infatti, difendere l’esistenza del governo stalinista nell’area, scomodo agli Stati Uniti e alla Corea del Sud, e non provocare una crisi politica nordcoreana, perché tale crisi potrebbe degenerare nella dissoluzione del regime con la conseguente fuga verso la Cina di profughi nordcoreani, un problema già difficile da gestire per Pechino che, sebbene il regime di Pyongyang abbia rafforzato notevolmente i controlli lungo il confine, potrebbe incidere sulla crescita economica di Pechino.  Più che un tira e molla nucleare, è probabile che la Cina assuma un profilo politico soft, esercitando pressioni economiche e finanziarie sulla Corea del Nord al fine di contenere le provocazioni di Kim Jong-un ed evitare che con il collasso nordcoreano trascini anche gli interessi strategici di Pechino.

Federica Fanuli
Federica Fanuli

Federica Fanuli si laurea con lode in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università del Salento, dove consegue anche la Laurea specialistica in Scienze Politiche, Studi Europei e Relazioni Internazionali presso la stessa Università. Junior Consultant per Agriconsulting spa, Federica collabora con il Centro Studi Internazionali di Roma e successivamente frequenta il corso di Analisi di Politica Estera di Equilibri, muovendo i primi passi nel settore come Editorial board Member di Rassegna Stampa Militare e poi, come Editorial board Manager di Mediterranean Affairs. Editor-at-large di IndraStra Global, Editorial Board Member di Cosmopolismedia.it, Analista Desk Sud e Sud-est asiatico dell'Institute for Global Studies (IGS) e Guest Contributor del Middle East Institute di Washington, Federica attualmente frequenta il Master in Giornalismo internazionale presso l'IGS e il Master di II livello in Intelligence e Sicurezza della Link Campus University, presso cui lavora come Responsabile gestionale Master dell'Ufficio Postgraduate.

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