Genitori separati: quando a pagare sono i figli.

Genitori-figli.

Genitori separati: il caso Della Noce.

“Il cabarettista Marco Della Noce (showman del noto programma televisivo “Zelig”, con le sue performance di capo meccanico in tuta rossa Ferrari) costretto a vivere in auto a Lissone” è una delle notizie più lette in rete degli ultimi giorni:

il comico, in seguito alla separazione dalla moglie, è finito sul lastrico… “tanto da essere costretto a dormire in macchina”.

Fa notizia perché si tratta di un personaggio pubblico. Moltissimi, però, sono i padri separati che non balzano agli onori della cronaca perché non vip.

Secondo dati Istat, ogni 1.000 matrimoni celebrati nel nostro Paese:

  • 311 finiscono con una separazione;
  • 174 con un divorzio.

Spesso, separazione e povertà vanno di pari passo.

Solitamente i padri devono abbandonare la casa dove vivevano con moglie e figli e provvedere al loro mantenimento, basandosi unicamente sul proprio stipendio. Questo perché, nella stragrande maggioranza dei casi, i figli vengono affidati alle mamme nonostante nel 2006 sia stata varata la legge sul cosiddetto “Affido Condiviso“.

I padri separati, oltre ed in seguito alla povertà economica, subiscono quella affettiva. Se non possono permettersi una casa, dormendo ad esempio in macchina, come ha raccontato Della Noce, vuol dire che non hanno neanche un posto proprio in cui poter passare del tempo “sereno” in compagnia dei propri figli.

Vuol dire che la loro qualità di vita scende vertiginosamente arrivando a causare attacchi di panico, depressione ed ansia; ma vuol dire anche che vi è isolamento sociale perché, probabilmente, non si possono più frequentare gli stessi posti di prima (meno soldi uguale modifica delle abitudini) oltre che un senso di vergogna per la situazione attuale in cui sono costretti a (soprav)vivere.

Genitori in conflitto.

Qualcuna starà pensando che, magari, qualche papà se l’è anche meritato!

Vorrei sottolineare alcuni aspetti!

Si parla di “padri” non di “ex mariti” e non bisogna confondere i piani. Marito e moglie si separano, non le mamme o i papà dai figli. Si resta genitori per sempre. Questi ultimi dovrebbero, quindi, continuare a volere il bene dei propri figli al di là ed al di sopra di tutto.

Credete che vedere il proprio papà (o la propria mamma) versare in condizione di povertà renda felici i vostri figli?

Se i figli hanno un buon rapporto con entrambi i genitori non possono che volere il bene di entrambi e, quindi, vederli soffrire li fa soffrire. Ma anche se i rapporti genitore-figlio non sono dei migliori, il bambino/ragazzo può preferire l’allontanamento del genitore, ma non il saperlo per strada.

Un genitore che sfrutta il figlio per avere un mantenimento che faccia finire l’altro sul lastrico, davvero vuole bene a suo figlio?

Che esempio gli sta dando!

E soprattutto, è interessato alla sofferenza che gli sta infliggendo facendogli vedere l’altro suo genitore sofferente e strumentalizzandolo per avere la propria vendetta?

Se da una parte, allora, c’è un genitore povero economicamente dall’altra ce n’è uno povero affettivamente.

Ed indovinate chi sarà a soffrire più di tutti?

I figli naturalmente.

Con questo non intendo dire che non ci si debba separare, anzi. Molte volte, per il benessere di tutta la famiglia, è meglio che ci si separi piuttosto che portare avanti un matrimonio logoro e non funzionante.

Intendo dire che il benessere dei figli dovrebbe essere il valore da preservare al di sopra di ogni risentimento, odio o vendetta.

Molte ricerche hanno dimostrato una stretta correlazione di conflitto tra genitori, uniti o separati, e malessere psicologico dei figli (Amato e Rezza, 1994; Camara e Resnick, 1988; Elliot e Richards, 1992; Emery e Forehand, 1994; Jenkins, Smith e Graham, 1988; Jenkins e Smith, 1990).

Secondo i ricercatori, il conflitto tra i genitori è il fattore fondamentale che danneggia lo sviluppo dei figli e genera in loro problemi di comportamento. In molti casi, tale conflitto può precedere di anni la separazione.

Di conseguenza, ciò che è realmente importante è che i genitori non siano in conflitto, non che siano insieme. Concetto importantissimo che, come dicevo prima, sfata il mito che “per i figli” sia meglio che i genitori restino insieme.

Il bene dei figli lo fa una coppia genitoriale non conflittuale.

Da alcuni studi (Francescato, 1992) si evince che quando i genitori sono in conflitto, spesso i figli hanno problemi emotivi e comportamentali. Ma, il fatto che i genitori siano insieme o separati ha poca influenza sul loro benessere psicologico.

Il conflitto prolungato crea un clima familiare più teso, e i due genitori, occupati a litigare, sono meno disponibili con i figli. Questi ultimi, per catturare (giustamente) la loro attenzione, spesso, si comportano “male” ed esasperano alcuni normali segnali di ricerca di attenzione, dando avvio, così, ad un circolo negativo di rapporti.

 Due fattori molto importanti:

– i bambini, per crescere sani, hanno bisogno di ambienti sereni ed affettuosi. Il conflitto, invece, genera tensione emotiva e sofferenza;

– vedere i propri genitori litigare, soprattutto con toni accesi e frequentemente, porta il figlio ad interiorizzare quel modello relazionale, ritenendo che quella sia la normalità dei rapporti tra coniugi. Con molta probabilità tenderà, quindi, a riprodurre con la propria compagna/compagno le medesime modalità relazionali.

In conclusione…

separarsi “bene” risulta un fattore estremamente protettivo per i figli. Mentre, la conflittualità familiare (sia che i genitori restino insieme sia che si separino) risulta un fattore indiscutibilmente dannoso per il benessere psicologico dei figli.

Per questo è spesso utile farsi aiutare (in questo periodo di transizione) da uno psicologo, il giusto sostegno alla coppia genitoriale e/o ai figli.

“il Progresso online”

Maria Celeste Petrelli
Maria Celeste Petrelli

Celeste nasce a Trani nel 1987 e si laurea nel 2011 in Psicologia Clinica presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" con il massimo dei voti e, sempre a Roma, nel 2016 si specializza in Psicoterapia Gruppoanalitica. Dal 2013 svolge attività privata a Bisceglie presso il proprio studio, occupandosi di colloqui psicologici e percorsi psicoterapeutici individuali, di coppia e di gruppo. Dal 2015 è inoltre Presidente dell'Associazione Psyché Onlus di Bisceglie, occupandosi principalmente di progettazione e corsi di formazione. Lavora inoltre come consulente esterna presso altre realtà del territorio, in particolare nel campo dell'emigrazione e della scuola. Ama gli animali e viaggiare.

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