Microchip sotto pelle: la tecnologia sarà dentro di noi?

Microchip in bella vista.

Microchip.

Avete presente il film “Mission Impossible” quando inseriscono un microchip sotto pelle a Tom Cruise?

Ecco pensavamo fosse una cosa fuori dal normale, pericolosa, lontana dai nostri paradigmi. Pensate che invece ora ci sono aziende che danno la possibilità ai loro dipendenti di essere un po’ come Tom Cruise, quindi avere un chip personale sotto pelle.

Un altro modo per dimostrare che la tecnologia sta entrando non solo nelle nostre vite, ma anche dentro di noi.

Vediamo più nel dettaglio cosa sono

questi chip e soprattutto a cosa servono.

Si tratta di microchip che possono essere impiantati sottopelle e con i quali si possono compiere determinate azioni. Ad esempio entrare nel posto di lavoro, salire sul treno, interagire con diversi elementi della propria vita: come la macchina o la propria porta di casa, fino anche ad effettuare pagamenti.

Altro che banconota, qui si usa direttamente la propria pelle per pagare. Almeno sei sicuro che i ladri faranno una grande fatica a rubarti il portafoglio!

Microchip:

come funzionano tecnicamente?

Questi microchip usano la tecnologia NFC – Near Field Communication – quella delle carte di credito e trasformano le persone allo stadio di cyborg, cioè organismi cibernetici composti da corpo naturale e uno o più elementi artificiali.

Niente di così diverso, in teoria, dai pazienti cardiaci che da decenni vivono con un pacemaker o un defibrillatore impiantato nel torace. Quelle, però, sono tecnologie avanzate e costose destinate a salvare la vita del malato.

Mentre, in questi casi che ora vi racconto, si tratta di un piccolo congegno grande quanto un chicco di riso, dal costo modesto, che serve per rendere più facili alcune operazioni della vita quotidiana.

Un’azienda della ferrovie svedesi “SJ” ha iniziato ad accettare biglietti caricati su microchip impiantati nella mano dei viaggiatori: bisogna essere iscritti al programma di fedeltà, e avere già il microchip. Per usarlo poi è facile!

I passeggeri possono comprare il biglietto

sul web o sull’applicazione “SJ”.

Una volta connessi con il loro numero di programma fedeltà, il titolo di trasporto viene caricato sul microchip. Il controllore avvicina il lettore alla mano del passeggero e appaiono tutti i dati del biglietto.

In molti stanno sollevando dubbi sulla privacy ma in realtà sembra che questi chip non contengano un gps e quindi non consentano di seguire i movimenti delle persone. In più le informazioni dovrebbero essere criptate, quindi la privacy è assicurata.

Ora che lo sappiamo sicuramente ci sentiamo meglio!

Ci sarà la fila in Italia quando Trenitalia al posto del codice PNR nell’sms venderà microchip. Ovviamente sono ironica. Per quanto io sia aperta alle nuove tecnologie, questa credo sia un’idea troppo lontana da noi e dal nostro modo di vivere.

In realtà, in Svezia sono già 3.000 i microchip in uso. Ed hanno cominciato a essere impiantati tra il pollice e l’indice della mano all’inizio del 2015 dalla start-up Epicenter, a Stoccolma.

Epicenter propone ai dipendenti di usare i microchip per entrare in azienda, fare funzionare le stampanti o comprare una bottiglietta d’acqua ai distributori automatici.

Altre aziende hanno fatto seguito:

in Svezia, Belgio e negli Stati Uniti.

In Australia, centinaia di persone, hanno già fatto ricorso al servizio Chip My Life fondato da Shanti Korporaal. Ma è la prima volta che il microchip viene usato in un’azienda rivolta al grande pubblico, come le ferrovie svedesi.

Poi sono davvero curiosa di vedere se l’idea piace e funziona.

Se volete ispirarvi e convincervi che questo chip è solo un aiuto alla nostra vita quotidiana leggete qualcosa su David Orban.

L’uomo che vive nel futuro.

L’uomo per cui ho deciso di scrivere questo articolo. Non perché sono innamorata, ma perché ho letto a mia volta un articolo su di lui e mi ha ispirato molto, anche se non ancora del tutto convinto.

Microchip impiantato sotto la pelle di David Orban
David-Orban-speaker-keynote-conferencias-singularity-university.

David ha un chip impiantato nella mano destra che funziona come un micro computer. Apre la casa, la macchina, paga il caffe.

Un chip che gli ha sostanzialmente

migliorato e semplificato la vita.

Su una cosa ha ragione. Finché non si prova la tecnologia sul proprio corpo, detto in senso figurato, non si ha idea degli impatti che ha, oltre le migliorie che implica.

Forse dovremmo provare tutti ad impiantarci un chip sotto pelle e ad essere un po’ come “Tom” o “David”.

Tranquilli.

Non ci trasformiamo in nessun mostro, e di sicuro non abbiamo un timer che esplode tra 3, 2, 1 … boom! Possiamo inserire solamente una tecnologia sblocca tutto che sta sempre con noi, 24 h su 24.

Mi volete chiedere se io lo farei?

Probabilmente ora no. Però, è sicuramente un tema molto innovativo ed interessante da non sottovalutare per il futuro di noi uomini, anzi no, di noi cyborg. Vi voglio lasciare con questa frase di David che, nonostante tutto, mi ha colpito e che può essere un mantra per tutti voi.

«Aggiornatevi costantemente. Non abbiate paura della tecnologia. Sperimenta con gioia. Il futuro arriva e i cambiamenti sono intorno a noi. L’unico modo per trovare soluzioni ai problemi è sperimentare, imparare dagli errori. Continuare a cercare a qualsiasi età”.

“il Progresso online”

Ilaria Giacomello
Ilaria Giacomello

PRODUCT E PROJECT MANAGER APPASSIONATA D'ARTE E TECNOLOGIA. NATA NEL 1989 A VICENZA, LAUREATA IN ECONOMIA DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE A VERONA. DOPO UN PERIODO DI STAGE IN GERMANIA, SI E' LANCIATA (ORMAI DA 4 ANNI) NEL MONDO LAVORATIVO DELLE TELECOMUNICAZIONI E PAGAMENTI ELETTRONICI. AMA COLLEZIONARE LONELY PLANET E VIAGGIARE. ADORA PARLARE, SPERIMENTARE E SCRIVERE DI TECNOLOGIA, PER QUESTO STA SVILUPPANDO UNA PROPRIA IDEA DI BUSINESS NEL MONDO DIGITALE. MA LA PASSIONE PIU GRANDE E' LA DANZA CLASSICA, UN'ARTE CHE PER PIU DI 20 ANNI E' STATA COME UNO SFOGO, UN MONDO DI EMOZIONI E SENSAZIONI. ARTE E TECNOLOGIA, UN DUALISMO CHE CREA UN MIX DI ENERGIA PERFETTO. UN MIX CHE CERCA DI PORTARE NELLA VITA QUOTIDIANA, NEL LAVORO E NEGLI ARTICOLI CHE LEGGERETE. STAY TUNED!

2 Commenti
  1. Io ho lavorato in una multinazionale dove si producevano microchip le cui applicazioni erano destinate in diversi settori, e dopo la mia piu’ grande ed entusiasmante esperienza, devo dire che grazie ad essa, abbiamo avuto la possibilita’ e continueremo a farlo, di trovare nuove soluzioni e potere sperimentare continuamente.
    Alla tecnologia occorre soprattutto accostare la ricerca, pertanto a mio avviso, bisogna lasciare tantissimo spazio ai pensatori e dare loro la possibilita’ di sperimentare anche commettendo piu’ volte errori….
    Dall’errore nasce una nuova idea, un nuovo modo di sperimentare e un nuovo approccio

  2. Sono d’accordo con te! sicuramente se si ha la possibilita’ di sperimentare, e’ la cosa migliore per testare e scoprire nuove tecnologie, nuove opportunita!