Progettare sostenibile? SustainaBIMlity.

Progettare Sostenibile.

Progettare sostenibile si può? Cos’è la sostenibilità? Qual è il compito del progettista moderno? Queste domande, oggi, possono avere realmente una risposta concreta?

Ormai la parola sostenibilità è troppo spesso inflazionata, la si trova dovunque, è utilizzata per qualsiasi ragione e con scopi molteplici.

In genere la si lega prettamente a qualcosa di architettonico, ad esempio un edificio di nuova costruzione che necessariamente deve soddisfare un certo tipo di efficienza e quindi rientrare in una determinata classe di qualificazione della qualità energetica.

Quanto però il progettista moderno sia a conoscenza di cosa sia realmente la sostenibilità rimane un mistero.

Perche?

Tutto ciò che ci circonda, o gran parte delle nuove costruzioni, sembra fare solo il verso a qualcosa che i nostri antenati facevano con i pochi mezzi a loro disposizione e con le scarsissime conoscenze a livello tecnologico: progettare in maniera sostenibile.

Siamo nel 2017 e l’Italia, a fatica, riesce a tener il passo delle ben più agguerrite corazzate europee.

Il BIM (Building Information Modeling):

“nuovo approccio progettuale introdotto di recente in Italia e una decina di anni orsono in Europa” si dimostra ancora una volta la soluzione ad un problema che per anni è stato accantonato per poi essere nuovamente messo in risalto: il ciclo di vita dell’intero progetto architettonico.

Ebbene sì, perché non basta progettare la singola forma pensando che essa possa essere di per sé sostenibile ed autosufficiente; non basta essere convinti che prima di tutto siano importanti gli elaborati progettuali da consegnare o gli “orrendering” di progetto in grado di farci vincere il concorso.

Occorre pensare prima di fare ed è un qualcosa che il BIM, più di ogni altro approccio progettuale, insegna.

Per progettare sostenibile:

il progettista moderno dovrebbe essere cosciente di tutti quegli elementi che, sin dallo studio di fattibilità, formano i sistemi tecnologici che insieme concorrono al corretto funzionamento del ciclo di vita del progetto (Expected Life Cycle); considerando le operazioni che prima o poi il manufatto necessiterà (Life Cycle Design); pensando ai costi che queste operazione avranno durante la vita utile dell’edificio (Life Cycle Assesment).

Non è possibile progettare, realizzare e soltanto dopo pensare ad un eventuale piano di manutenzione dell’edificio, convinti che questo sia l’ultimo dei passaggi.

Una casa è possibile definirla passiva non soltanto perché in copertura sono presenti dei pannelli fotovoltaici. Oppure le chiusure verticali opache sono realizzate mediante dei muri di Trombe o ancora la copertura presenta un tetto giardino.

Non è sufficiente l’introduzione di piccole

migliorie per dichiarare un edificio sostenibile.

Oggi però questo è quello che più frequentemente succede perché ancora una volta è sbagliato l’approccio; la convinzione che la sostenibilità possa essere più uno slogan spendibile per vendere il progetto che un reale metodo innovativo di efficientamento progettuale.

Citando A. Siza, architetto di fama ed esperienza internazionale:

“La tradizione è una sfida all’innovazione”.

Nell’epoca moderna è impensabile che sistemi innovativi di approccio progettuale come il BIM non siano ancora realmente riconosciuti.

Se l’innovazione fa talmente tanta paura da avere la necessità di celarla mi chiedo quindi cosa sia più giusto, se continuare a far finta che il problema della sostenibilità non esista e ripresentarlo solo quando ci fa più comodo per salire sul carro dei vincitori oppure avere il coraggio di cambiare approccio progettuale ammettendo tutti i limiti di cui è in possesso il progettista moderno.

“SustainaBIMlity”

è la mia definizione di sostenibilità perché aldilà di quelle più patinate, da rivista o da opuscolo di architettura, ritengo fondamentale ammettere i propri limiti e far di tutto pur di cambiare rotta prima che una tradizione storica ingombrante ci releghi dietro a delle convinzioni ancor più ingombranti.

Architetti, per progettare sostenibile occorre essere sostenibili e non insostenibili!

“il Progresso online”

Nicola Lamanna
Nicola Lamanna

Milano

Laureato In Architettura con la valutazione di 110/110 e lode, presso il Politecnico di Bari, con una tesi di laurea dal titolo "Riconversione di un'ex area industriale lungo il waterfront della città di Barcellona". Da anni è interessato a tematiche come la riconversione di aree ormai dismesse in contesti ricchi e produttivi sia a livello naturalistico che societario. Da Settembre 2017 si trasferisce a Milano per seguire un Master di II Livello in BIM presso il Politecnico, corso tenuto prevalentemente da docenti facenti parte del Dipartimento ABC.

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