Chatbot e il mercato. Tutti i numeri di oggi e quelli che verranno.

Chatbot.

Chatbot e il mercato.

La fase in cui si guardava all’Intelligenza Artificiale come ad un qualcosa di insondabile ed astratto, è finita da un pezzo.

Ormai non siamo più davanti ad una specie di pietra filosofale, ma ad un segmento di mercato concreto ed integrato nei sistemi economici e produttivi mondiali.

C’è chi la chiama Quarta Rivoluzione Industriale! Quello che è certo e che in paesi come la Cina, servizi e beni viaggiano su interfacce conversazionali automatizzate ormai da anni.

USA ed Europa sono indirizzati lungo la stessa strada.

La formula funziona perché permette agli utenti di fare acquisti oppure ottenere informazioni in tempo reale attraverso assistenti virtuali (testuali o vocali), capaci di orientare e offrire in modo proattivo i servizi che hanno in memoria.

Anche in Europa le cose si stanno muovendo:

  • 1,7 dei 77 miliardi stanziati per Horizon 2020, il programma UE per il finanziamento della ricerca e l’innovazione, verranno investiti nei prossimi tre anni in piani di digitalizzazione e trasformazione del settore industriale.
  • 20 milioni sono andati ad un bando – presentato proprio in questi giorni a Bruxelles – per la selezione delle migliori realtà continentali che hanno a che fare con l’AI.

L’obiettivo è creare una piattaforma che sia in grado di collezionare competenze e di mettere in contatto il mondo della ricerca con il mercato.

Ogni singolo paese ha, poi, strategie proprie.

Un esempio è quanto sta accadendo in questi mesi in Svizzera dove, due enti nati dalla partnership tra Cantoni e soggetti privati – Idiap a Research Institute and HES-SO Valais-Wallism – stanno seguendo, sul fronte sviluppo e quello finanziario, crystal (una start-up dedicata allo sviluppo di sistemi di messaggistica automatizzata per la consultazione di Big Data).

L’iniziativa imprenditoriale è di iGenius, azienda presente a Londra, Milano e San Francisco, che sviluppa software dedicati all’AI. Valore dell’operazione, 5 milioni investiti per lo start; più altri 20 annunciati nell’arco del 2018.

Insomma, anche la politica del vecchio Continente ha mangiato la foglia. E fa bene. Perché la crescita del mercato dell’Intelligenza Artificiale, applicata ai sistemi di messaggistica testuale e vocale, si prospetta impressionante.

Chatbot: i numeri.

Basti pensare che la previsione da qui al 2025 è di investimenti privati per un ammontare di 1.23 miliardi di dollari. Il dato è fornito da un recente studio di settore realizzato dalla multinazionale di consulenze aziendali Grand View Research. Questa ha calcolato in 190.8 milioni le risorse impegnate dal 2014 al 2016.

A ciò bisogna aggiungere i 2 miliardi in venture capital (fonte: Pwc) stanziati, negli ultimi due anni, per le start-up che si occupano della ricerca e lo sviluppo di chatbots.

Le industries interessate sono praticamente tutte.

le chatbot e il mercato

I capofila sono i grandi gruppi dell’e-commerce, i portali per la pianificazione viaggi, l’healthcare, le aziende interessate all’automazione del proprio customer care, le aziende editoriali, il settore bancario e l’entertainment.

Molto interessante è quello che sta avvenendo proprio nel mondo della finanza. I due player sono le banche convertite all’online e le società Fintech che sul web sono nate.

Gli operatori del credito stanno collaborando sempre di più con l’e-commerce per sviluppare servizi di pagamento integrati alla messaggistica. Il limite di oggi, infatti, è l’uscita obbligata dalla chat per procedere agli acquisti su un’altra piattaforma dedicata.

È proprio su questo passaggio – superato da tempo da WeChat, il sistema di chat più usato in Asia – che si stanno concentrando gli sforzi, essendo una delle cause di quella che viene chiamata in gergo “frustrazione” dell’utente.

Una frustrazione che, se non gestita con strategie che coinvolgono sviluppatori e addetti alla User Experience, può portare all’abbandono della conversazione da parte dell’utente.

Vari istituti bancari (come DBS bank, Bank of America e Swedbank) hanno attivato da tempo chatbot che permettono transazioni, trasferimenti di denaro e altre operazioni sui conti. I Fintech, come Digit e Plum, utilizzano la messaggistica automatizzata addirittura per sottoscrivere prestiti e assicurazioni.

Il target è la generazione dei millennials e dei post millennials.

Ma la nuova tecnologia rappresentata da assistenti virtuali intuitivi e multimediali sta prendendo piede tra molte altre attività umane. Ad esempio nella gestione della comunicazione degli eventi.

Durante fiere e meeting è possibile affidare ad un bot l’erogazione di documenti e informazioni sugli appuntamenti in calendario, oppure sulla disposizione degli stand.

Anche le case histories italiane non mancano.

Il mondo, insomma, sta cambiando ad un ritmo molto simile a quello delle nostre abitudini; le stesse che sul web sono sempre più legate alla messaggistica.

Sono sempre di meno coloro che hanno tempo e spazio per scaricare app e sempre di più quelli che vedono in una chat snella e senza bisogno di download, una valida alternativa.

L’agenzia digitale Flurry, con la sua sezione Analitycs, ha pubblicato di recente i dati sull’utilizzo delle chat nel mondo aggiornati al 2016. Ne vien fuori che le sessioni sulle app di chat e social crescono annualmente del 44%, superando così business (30%) e sport (43%).

Il tempo passato sulle app cresce del 69%. Un dato composto anche dalla lievitazione della messaggistica che fa registrare il record del +394%.

Le chat sono un treno in corsa e fanno registrare performances migliori dei loro Social Network di riferimento. Ad esempio Facebook che è stato superato, in termini di utenti attivi mensili, dal suo Messenger.

“il Progresso online”

Francesco Bellizzi

Giornalista, Comunicatore Web e Blogger. È Content Manager e Copywriter di Indigo AI, azienda per lo sviluppo di chatbot aziendali. Vive a Milano.

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