Segreti di famiglia: quali le ripercussioni?

Segreti di famiglia.

Probabilmente non c’è mai stata e mai ci sarà famiglia che non abbia segreti.

Segreti che “ci si porta nella tomba” si suol dire, ma che spesso nella tomba non ci restano.

Per quanto si cerchi di mantenere segreti i segreti, usando un gioco di parole, questi trovano spesso modo per trasmettersi, tacitamente ma non troppo, di generazione in generazione.

“I bambini e i cani sanno sempre tutto, e soprattutto quello che non viene detto”, disse una volta la psicanalista francese Françoise Dolto.

E non era solo una battuta: già nella più tenera infanzia sembra che i bambini vengano a conoscenza dei segreti di famiglia in maniera inconsapevole ma certa.

Questo qualcosa di non detto (spesso un fatto tragico oppure una vergogna da nascondere, una morte misteriosa, un fallimento, una nascita illegittima, un incesto) viene tramandato nel tempo, fino a generare sofferenza psichica o fisica.

Freud.

D’altra parte già Freud aveva affermato in Totem e tabù (1912) che i processi psichici si prolungano da una generazione all’altra.

Egli infatti dedica particolare attenzione alla trasmissione del tabù, alla “trasmissibilità e trapiantabilità del divieto”.

I tabù sono antichissimi divieti imposti

dall’esterno dalle generazioni precedenti.

Si tramandano in maniera primitiva a causa della tradizione, rappresentata dall’autorità dei genitori e della società; o probabilmente si sono organizzati nelle generazioni successive come parte del patrimonio psichico ereditato.

Nel 1987, inoltre, N. Abraham e M. Torok, per descrivere la psicopatologia illustrano la possibilità che nell’essere umano, fin da piccolo, possa essersi innestato un fantome (un vero e proprio fantasma) dovuto al “non dire” dei genitori.

Il “non dire” trasmette una lacuna inconscia perché si tratta di un saputo non-saputo.

Un “non-sapere” che è percepito dal bambino ma non è messo in parola dai genitori perché non è stato da loro sufficientemente elaborato.

Un dire sepolto di un genitore rischia di divenire nel bambino un morto senza sepoltura.

Tale effetto può attraversare generazioni

e determinarne lo sviluppo.

Esempi tipici sono quelli che riguardano:

  • i figli adottivi e le circostanze della loro nascita;
  • le gravidanze extraconiugali e tutta la sfera emotiva e fantasmatica che accompagna i concepimenti artificiali;
  • le tare patologiche e i fantasmi su di esse;
  • le modalità di incontro dei genitori se vissute come qualcosa di vergognoso ed indicibile;
  • i motivi di separazione coniugale non accettati ed elaborati;
  • fino ai casi di incesto e di abuso intrafamiliare.

i segreti di famiglia

Un altro contributo importante è quello di R.Kaes (1986) che ha evidenziato l’identificazione quale meccanismo alla base della trasmissione intergenerazionale.

“Il passaggio di un sentimento di colpa, legato a una fantasia sicuramente inconscia, da una generazione alla successiva, implica la realizzazione di molteplici processi di identificazioni tra padri e figli”.

Nonostante non ci sia un unico modello teorico di riferimento, tutti gli autori sono concordi nel sostenere che esistono diverse modalità e strade attraverso le quali si effettua una vera e propria trasmissione intergenerazionale di fantasie inconsce.

Si tratta di alleanze inconsce che preservano la continuità del gruppo e allo stesso tempo vanno a costituire il soggetto stesso.

Allo stesso tempo si contrae anche un patto negativo (Kaes, 1986), e cioè un’alleanza inconscia che stabilisce ciò che è da mantenere nascosto.

In questo caso le fantasie inconsce trasmesse diventano un’ombra.

Si tratta di una conoscenza non pensata, un conosciuto non elaborato poiché estremamente angoscioso, terrificante e traumatico.

Il ritorno attuale delle identificazioni passate, dei segreti inconsci, dei fantasmi generazionali si realizza in forma di comportamenti bizzarri.

Sintomi patologici o sogni che vanno comunque a mutilare e invalidare la personalità del soggetto provocando una notevole sofferenza. Spesso inspiegabile se riferita solo all’ontogenesi del singolo.

Si può quindi individuare un duplice percorso…

che le fantasie generazionali attraversano.

Si parlerà di trasmissione psichica intergenerazionale quando:

  • i vissuti psichici trasmessi sono stati elaborati e possono essere ripresi e trasformati dalla generazione successiva.

Veicola vissuti psichici elaborati o elaborabili, pensieri e rappresentazioni identitarie che sono necessari nella strutturazione del singolo e della storia familiare.

Differentemente si parla di trasmissione psichica transgenerazionale quando:

  • i vissuti trasmessi sono impensabili e non dotati di significato.

Domina il non rappresentabile.

L’indicibile, con la sua corte di segreti non detti, pseudo verità e lutti non elaborati si impone. In questo caso ciò che viene trasmesso è incorporato ma non compreso, percepito ma non ricordato.

E’ una trasmissione bruta e traumatica, non trasformata dalla funzione simbolizzante della parola ma piuttosto deputata alla ripetizione del medesimo attraverso le generazioni, che ricorda molto da vicino il meccanismo inconscio della coazione a ripetere.

Identificazioni mute ed inudibili per cui l’eredità diviene vincolo costrittivo.

In quest’ultimo caso sarà necessario ripristinare un processo di significazione che dia un senso alla valenza emotiva, che ugualmente passa attraverso la relazione genitori-figli-nonni, ed è veicolata dal discorso latente, dalle comunicazioni inconsce.

Ciò implica sempre l’accettazione dolorosa e il riconoscimento della violenza subita dall’intrusione, dal sequestro o dall’impossessamento dello spazio psichico da parte di altri nella trasmissione transgenerazionale.

Ciò è possibile solo attraverso un percorso di psicoterapia psicanalitica.

“il Progresso online”

Maria Celeste Petrelli
Maria Celeste Petrelli

Celeste nasce a Trani nel 1987 e si laurea nel 2011 in Psicologia Clinica presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" con il massimo dei voti e, sempre a Roma, nel 2016 si specializza in Psicoterapia Gruppoanalitica. Dal 2013 svolge attività privata a Bisceglie presso il proprio studio, occupandosi di colloqui psicologici e percorsi psicoterapeutici individuali, di coppia e di gruppo. Dal 2015 è inoltre Presidente dell'Associazione Psyché Onlus di Bisceglie, occupandosi principalmente di progettazione e corsi di formazione. Lavora inoltre come consulente esterna presso altre realtà del territorio, in particolare nel campo dell'emigrazione e della scuola. Ama gli animali e viaggiare.

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