Expats: riflessioni su Architetti & amp.

Expats.

Architetti & Expats.

Il centro italiano di cultura a Toronto ha aperto le porte lo scorso autunno, ai disegni, le foto e i progetti degli expats Francesco e Aldo Piccaluga.

Si tratta di due architetti made in Italy che nel ’68, per sbarcare il lunario, hanno fatto di Toronto la loro casa.

Qui hanno lavorato alla progettazione di residenze private, interni commerciali e design di mobili. Tra i progetti di maggiore rilevanza si annovera il design di interni della CN Tower, oggi simbolo della città più popolosa del Canada.

With New Eyes For Toronto: Francesco & ALdo Piccaluga

Ciò che però ha colpito la mia attenzione, non è stata tanto la qualità architettonica dei progetti, quanto i seguenti fattori:

  • Si tratta di due architetti italiani, con annessa laurea conseguita in Italia, che a fine anni ’60 hanno abbandonato la loro terra per inseguire un sogno.

Chiaramente questa componente mi ha fatto pensare alla nuova ondata di emigrazione che l’Italia ha subito nell’ultimo decennio. In Aldo e Francesco, con cui ho peraltro avuto l’onere di chiacchierare, ho rivisto tutti gli expat italiani, me inclusa.

  • I loro disegni mi hanno letteralmente fatto sognare. Tutti interamente fatti a mano. Spaccati e sezioni assonometriche, 3d, disegni esecutivi con ombre e colori.
Concorso Nazionale sull’Abitare, Aldo & Francesco Piccaluga

Chiunque si occupi di architettura oggi sa quanto non ci sia tempo.

Non c’è tempo per produrre un bel disegno, a meno che esso non sia prodotto per una competizione. In questo caso deve essere accattivante, vincente, deve saper vendere l’idea.

Il disegno è mercenario.

Invece, quelli dei fratelli Piccaluga sono disegni puri, hanno l’unico intento di rendere chiara un’idea.

E’ come se questi disegni abbiano la capacità di riportarti nel passato, in un’epoca in cui il denaro non è l’unico elemento trainante della società.

Purtroppo, la mostra è stato un tributo a questi due architetti. Ovvero i due fratelli negli anni ’80 hanno dovuto rinunciare alla loro carriera a causa dell’avvento dei computer.

Come ho già detto, sicuramente non stiamo parlando di nessuna archistar o di nessun progetto con budget astronomico. Quelli dei fratelli Piccaluga sono però progetti in cui la stragrande maggioranza degli architetti si rivedrebbe.

Piccole-medie committenze e voglia di lasciare un’impronta nel mondo.

La propria impronta.

Finché il mondo è cambiato la tecnologia si è evoluta ed il loro sogno si è infranto, poiché purtroppo non sono stati in grado di adeguarsi alla velocità della macchina.

Mi domando cosa ne sarà di noi? Quali saranno le evoluzioni che la tecnologia prenderà, tali da farci attaccare la matita al chiodo? E se tutti i sacrifici che noi expats facciamo valgano la pena. Mi domando quante persone possano rivedersi nelle vicende dei fratelli Piccaluga!

“il Progresso online”

Mariella Amodio
Mariella Amodio

Laureatasi nel 2010 in Architettura presso il Politecnico di Bari, nel marzo 2013 consegue il master internazionale di II livello in "Architettura-Storia-Progetto" presso l'Università Roma tre e presso University of Waterloo, Canada. Ama viaggiare e si interessa di arte e architettura. Ha vissuto a Parigi, Yellowknife (NT, Canada) e Toronto dove attualmente lavora presso Kave Architects, occupandosi della progettazione di edifici residenziali e commerciali presso l'area di Toronto.

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