E NON SE NE VOGLIONO ANDARE!

passaggio di consegne dei vecchi politici

QUANDO L’ETA’ CHE AVANZA  E’ UN “NON PERVENUTO”

E’ la riflessione spontanea che ha preso carica nella testa di tanti elettori alla vista di molti nomi noti e illustri silurati nell’ultima tornata elettorale: D’Alema, Bersani, Boldrini, Grasso, Minniti, Franceschini.

Eppure, nonostante la cassa di risonanza del “no” pronunciato dagli elettori, i più si sono aggrappati al proporzionale per non andarsene. Per non perdere lo scranno. E Infatti, solo tre giorni fa, al rituale dell’elezione delle Presidenze di Camera e Senato hanno sfilato superbi e soddisfatti.

L’idisioncrasia verso la perdita della poltrona e quindi del potere è un fenomeno ricorrente anche in azienda.  Figure dirigenziali ormai mature, stanche, svuotate anche da una vita di scelte, cambiamenti, giri di boa più o meno consapevoli dovrebbero naturalmente lasciare posto e spazio a nuove generazioni più fresche, pronte e desiderose di buttare il cuore oltre l’ostacolo.

passaggio di consegne ai giovani

O inventarsi un meraviglioso e proficuo coaching di affiancamento ai collaboratori prescelti al fine di mettere in campo non tanto e non solo i fasti dell’autorità ma anche gli ingredienti dell’autorevolezza: ascolto, esempio, empowerment, spirito corporativo, orientamento all’obiettivo.

Il passaggio di consegne non è mai un momento semplice o indolore.

Lo è ancor meno quando l’intenzionalità o l’opportunità di lasciare, non solo non è avvertita, ma è addirittura consacrata alla categoria del “non è ancora il momento” (mentre lo sarebbe oggettivamente per il resto del globo).

Nello sport il fenomeno è, a mio avviso, stringente ma anche più  complesso. Roger Federer sta vivendo e conducendo forse il momento migliore della sua carriera tennistica. A 37 anni suonati, settimana dopo settimana abbatte record (personali e non), alla stessa velocità con cui  crescono l’ammirazione e l’entusiasmo dei suoi fan.

Un esempio di longevità unico e completo sul quale riflessioni, pareri e poesie si sprecano. Chi lo ama prega perché il suo addio al tennis avvenga il più tardi possibile perché il vuoto che verosimilmente lascerà, appare, ad oggi, incolmabile, incalcolabile, inconsolabile.

il passaggio di consegne nello sport

Ma un campione come Valentino, poco più grande di Roger, che evidentemente sente di aver ancora tanto da dare e che ha costruito sulle due ruote la sua zona di confort ma che non vince da campione da anni, non dovrebbe valutare il ritiro?

Non dovrebbe contribuire a sigillare un’immagine di lui da campione da brividi e lacrime, appendendo il casco al chiodo? Perché ostinarsi a gareggiare con ragazzi di quasi vent’anni più giovani e dalle motovazioni omicide?

Il dubbio è che il motivo sia il timore di conoscere un vuoto di adrenalina, un limbo di emozioni ridotte al lumicino. L’incapacità di reinventarsi in un mondo dove il Campione 46 indossi la tuta da trainer.

Da trainer e basta. E incanali il suo genio per imbottire altri talenti di tecnica, intelligenza tattica e cuore. Una benzina che sa di vittoria e di possibile reiterazione della storia. Dove ruoli ed età si integrano in una staffetta perfetta. E dove il testimone va per definizione ceduto.

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Paola Lazzarini

Training Manager, Business Consultant, Writer and Networker, Paola was born on the 26th of February, 1976. She graduated in Marketing and Business Strategy with the highest marks in 2000. At the moment she works for a multinational Company, Cegos, and she plans and delivers training programmes and consulting projects dealing with communication strategy, marketing, organizational and management development, customer care and centricity, business writing, neuromarketing. As far as didactical tools is concerned, she makes use of classical training, coaching, workshop, team building, project work, laboratories and innovative solutions focused on Millennials aims. She is Founder and Vice-President of Ambarabaciccicoccò Onlus which takes care of children with diseases or discomforts. Main passions: writing, listening music, running, travelling and taking care of my children

1 Commento
  1. Cara Paola, condivido le tue riflessioni che come hai scritto spaziano dalla politica all’azienda allo sport. Sicuramente il vuoto di potere o di adrenalina che si prova dopo aver lasciato una posizione, una poltrona, la linea di partenza, è una sensazione difficile da metabolizzare ma vedo anche un’altro fattore che limita il passaggio. Mi riferisco all’incapacità di creare una alternativa alla propria vita professionale o sportiva. La mancanza di lucidità nel capire che ci sono altre cose, altri valori altrettanto importanti che vale la pena vivere. Per fortuna ci sono esempi di questo tipo. Di grandi dirigenti che hanno fatto del loro hobby, vela, montagna, viaggi, una seconda vita. Sportivi ritiratisi ancora al top delle prestazioni per dedicarsi ad altro con altrettanto successo. Di politici non me ne viene in mente neanche uno che abbia lasciato volontariamente ma forse non ho abbastanza memoria io:-)