Famiglia allo sbando: il progresso non e’ sempre vantaggio.

genitori e famiglia allo sbando

La famiglia moderna ha rivoluzionato l’essere genitori?

Mai come in questo particolare momento storico, dove la confusione la fa da sovrana, dove l’aderenza alla realtà sia dal punto di vista politico, lavorativo e sociale più che ancorata ad una linea di terra’ e’ fluttuante più che mai; l’ultimo baluardo di concretezza e tradizione, la famiglia, entra in crisi con se’ stessa generando agiti sopra le righe, noi assistiamo impotenti alla morte del ruolo genitoriale.

Non passa giorno che attoniti leggiamo notizie di cronaca.

Genitori in pieno stile far west lavano l’onta dello “sgarbo” perpetuato ai danni della preziosa figliolanza.

Ed ecco che “armati“ di pugni, schiaffi, lotte corpo a corpo, sputi, vediamo papa’ o mamme avventarsi contro quella che un tempo era una sorta di categoria protetta: gli insegnanti.

Cosa spinge questi disgraziati genitori a diventare ultras dei figli, sindacalisti della loro prole, giustizieri della notte; angeli vendicatori di quell’età un tempo definita dell’innocenza e ridotta oggi a guerriglia urbana, bulli prepotenti, mini criminali incalliti assoldati in baby gang.

insegnante e famiglia discutono

Il declino genitoriale ci piaccia o meno segue il passo delle trasformazioni della società. Se da un lato hanno apportato progresso e innovazione, dall’altro hanno mandato in frantumi quelle regole sottese che erano alla base di ogni nucleo che si fregiava del titolo di famiglia: il rispetto delle regole, la buona educazione, la considerazione devota e riconoscente per chi subito dopo noi genitori si prendeva cura dei nostri figli (la scuola e i suoi insegnanti).

Ma come e’ cambiata la famiglia nel corso del tempo?

Dove e’ avvenuta la cristallizzazione, quale il punto cruciale che non siamo riusciti ad assimilare? Quali le procedure da mettere in atto per superare il problema?

I cambiamenti riguardanti la costellazione familiare nel corso degli anni hanno subito trasformazioni repentine.

Se volgiamo lo sguardo ad un passato non troppo lontano ci accorgiamo di quanti cambiamenti sono avvenuti e come siano sostanziali le differenze familiari se mettiamo a confronto appena tre generazioni: quella dei nostri nonni, quella dei nostri genitori e quella attuale.

Volente o nolente, il progresso ha inciso sulle modalità educative, trasformando costumi e tradizioni.

Appena negli anni 50 il modello familiare proposto era quello della “famiglia tradizionale“, il matrimonio un’unione indivisibile tra i coniugi.

 Il rapporto Genitori Figli.

All’interno della famiglia i ruoli erano ben definiti e chiari: al paterno spettava il compito di lavorare e provvedere al sostentamento della famiglia; alla madre il compito di accudire ed educare i figli, e quello del riordino casa.

Sull’intera costellazione familiare la figura del “pater familias” aveva un ruolo di primaria importanza; a lui venivano delegati i poteri decisionali in merito ad agiti e decisioni da prendere. I bambini crescevano sotto la spinta valoriale dell’obbedienza, l’educazione veniva trasmessa secondo regole e punizioni.

Sotto il profilo emotivo, la figura paterna era distante dai bisogni emotivi dei figli, rari i contatti tattili, la comunicazione priva di ascolto attento e sensibile. Ai figli di quei tempi bastava uno sguardo prolungato “paterno” per comprendere di aver commesso un eventuale errore.

L’evoluzione dei ruoli.

Negli anni 70 assistiamo ad un ulteriore drastico cambiamento dei ruoli all’interno della coppia genitoriale. Scompare la figura del “pater familias” grazie alle conquiste della donna che riconducono la coppia su un piano paritario.

La donna non declina più la sua funzione solo all’interno delle mura domestiche. Il divorzio nel 75, l’aborto, la libertà nella contraccezione, l’opportunità di lavorare fuori casa da parte della donna, riequilibrano le funzioni che vengono così ‘suddivise, almeno sulla carta…

Il padre assente nella crescita emotiva dei figli, eredita oggi il ruolo empatico materno, perde la funzione di Re della foresta; lo ritroviamo gattone affettuoso in grado di giocare carponi con i figli, cambiare i pannolini, entrare in sala parto, dispensatore di coccole a gogo.

L’imperativo che suona come un mantra nei confronti dei figli, e’ regalare loro l’assenza di dolore. Un capovolgimento totale tra regole e punizioni e il bisogno assertivo di far arrivare ai figli amore a profusione incondizionato.

Risultato, ragazzi fragili ed ipersensibili:

incapaci di tollerare la minima frustrazione, adorati e venerati nelle mura di casa, in preda a vere e proprie crisi nervose se messi in discussione all’esterno.

famiglia allo sbando

Con l’avvento della tecnologia, la distanza emotiva dai figli e’ diventata ancora più grande. Il ruolo genitoriale viene messo in discussione. Quelli che un tempo erano detentori di verità, ora sono soppiantati da “tate virtuali” che rispondono ad ogni bisogno, senza chiedere nulla in cambio.

Anche la scuola ha subito trasformazioni.

Il ruolo dell’insegnante, come cita Galimberti, ha perduto quell’allure di fascinazione che intrappolava i ragazzi guidandoli alla scoperta del mondo e delle regole dello stare al mondo.

Perdendo via via il suo ruolo di guida propositiva, l’insegnante e’ diventato mero contenitore di informazioni scarne, sterili, asciutte che poco incuriosisce e appassiona i nostri nativi digitali, che viaggiano ad informazioni più veloci della luce.

Perché perdere tempo a porre quesiti, fare domande, se schiacciando una barra sul PC posso avere un mondo di informazioni e decidere quale mi garba di più?

Persi anche loro in una scuola digitalizzata, gli insegnanti hanno perso la loro funzione più importante, quella di professionisti di un progetto di vita di questi ragazzi che smarriti più che mai vagano in cerca di un’identità che dia loro serenità, un contenitore che li protegga dalle intemperanze tipiche dell’età.

Come ovviare a tutto questo disastro, quali le azioni da mettere in atto?

Difficile trovare una ricetta magica. Fare i genitori e’ un continuo sforzo che passa per tentativi ed errori, per azioni coraggiose e fortissimi sensi di colpa.

Quello che non bisogna mai dimenticare e’ che siamo per loro specchio riflettente e che l’esempio e’ lo spunto primario sul quale costruiscono la loro identità futura. Se demolisco l’autorità di un insegnante, sto demolendo parti di me che giocano un ruolo decisivo nella crescita sana di un ragazzo in formazione.

Attenzione ai messaggi che veicoliamo, alle notizie che commentiamo, alle scelte di vita che facciamo, riflettiamo quando ci infiammiamo nei discorsi di odio sui social. Forniamo loro di un equipaggiamento psicologico sano, ripristinando valori e virtù che nutrirebbero noi adulti per prima.

Smettiamo di piagnucolare ed aver paura della violenza, se per primi la reclamizziamo e la esaltiamo. Ridiventiamo uomini, accettando le nostre fragilità senza proiettare su di loro affanni e frustrazioni.

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Virginia Ciaravolo
Virginia Ciaravolo

Psicoterapeuta-Criminologa, Presidente Onlus Mai Più violenza infinita (www.maipiuviolenzainfinita.it). Docente formatore CSC (Centro Studi criminologici) di Viterbo.

4 Comments
  1. E’ un’argomentazione molto attuale, elaborata e globale, della realtà del giovane nella Società di oggi. I miei complimenti. Qusato brano, non si è lasciato nulla, di non detto.

  2. Analisi lucida e chiarificatrice. Bellissimo articolo, come sempre brava Virginia Ciaravolo.

  3. L’ articolo è molto interessante . Tematica complessa ma espressa in modo tale da risultare accessibile a tutti. Complimenti!