Il Principio di precauzione.

principio di precauzione

Principio di precauzione.

In occidente, e segnatamente nel nostro Paese, ad una giusta attenzione verso le problematiche legate alla protezione dell’ambiente e della salute umana, viene sovrapposta una visione pessimista e manichea, che devia l’attenzione dell’opinione pubblica verso la demonizzazione di molte attività umane e crea un clima di sfiducia, quando non di vero e proprio terrore, verso rischi spesse volte inventati, contribuendo a diffondere una sottocultura del rifiuto della tecnologia.

Per attuare iniziative ed azioni basate su rischi inventati, si è messa a punto una pezza giuridica giustificativa: il principio di precauzione.

Definizione e significato.

Ovviamente, la parola precauzione, farebbe venire in mente l’adozione di adeguate iniziative per evitare danni all’ambiente ed alle persone. Ma le cose non stanno affatto così, come vedremo di chiarire di seguito.

Del principio di precauzione esistono svariate versioni. La più nota, e più citata, è quella inserita nell’Articolo 15 della Dichiarazione di Rio (1992): “Ove vi siano minacce di danno serio o irreversibile, l’assenza di piena certezza scientifica non deve servire come pretesto per posporre l’adozione di misure efficaci rispetto ai costi, volte a prevenire il degrado ambientale”.

Solo a persone digiune completamente anche di un’infarinatura scientifica, può sfuggire che tale definizione è irreale: infatti la certezza scientifica è sempre assente, in quanto l’essenza stessa del metodo scientifico, basato sull’indagine e la verifica dei risultati, si accredita con spazi di dubbio sempre riducibili, ma mai eliminabili.

Almeno, ovviamente, che si voglia riempire questi spazi con affermazioni arbitrarie ed assolutistiche, e quindi irreali. Certamente l’irrealtà della definizione data a Rio non è sfuggita ai burocrati di Bruxelles, i quali, guardandosi bene dal rigettare tale definizione, con le contorsioni che li caratterizzano, hanno modificato tale definizione dichiarando che una condizione necessaria, quindi non sufficiente, per invocare, non per applicare, il principio di precauzione, è che i rischi siano individuati.

Utilizzo distorto del Principio di precauzione.

Come più sopra discusso, il rischio del principio di precauzione è che lo spazio di dubbio insito nel metodo scientifico, possa essere colmato con affermazioni arbitrarie ed assolutistiche che, prendendo a pretesto singoli risultati scientifici magari non confermati ma che possono risultare ed asservibili ad interessi di parte, consentono la razionalizzazione di interessi di singoli a detrimento della collettività; mentre l’unico approccio corretto per valutare lo stato delle conoscenze e l’avanzamento delle tecnologie è rappresentato dall’analisi critica della totalità delle affermazioni scientifiche.

Non sarà sfuggita al lettore attento la considerazione che un’affermazione arbitraria si presta facilmente ad essere presentata come certezza. Come nel caso delle affermazioni metafisiche, quelle basate su dati fasulli o incompleti, o infine presentate in maniera distorta, tali affermazioni vengono spesso fagocitate dai mass-media, diventando dei tormentoni che si autoalimentano perversamente, deviando l’attenzione da problemi reali ed inducendo a scelte politiche disastrose.

Un’altra considerazione è necessaria: il principio di precauzione si presta ad ambiguità, ossia si presta sia per invocare una misura che la misura opposta.

L’analisi del rischio.

A questo punto giova ricordare che esiste una disciplina scientifica, l’analisi del rischio, che analizza in maniera oggettiva le implicazioni delle tecnologie, anche in relazione ai potenziali rischi, contrapposti ai benefici. Va sottolineato il fatto che ogni azione umana non è esente da rischi, per cui converrebbe valutare caso per caso le opzioni da intraprendere, anche in relazione agli effetti attesi dal non agire.

Infatti, spesso, il non agire rappresenta la scelta peggiore.

Come ha fatto notare spesso Franco Battaglia, andrebbe sostituito quello che lui ha definito principio di priorità. Cioè priorità dell’analisi scientifica a detrimento delle preoccupazioni emotive, adottando un approccio che tenga conto della relazione costi/benefici; priorità della ragione scientifica rispetto a quella politica; priorità della salvaguardia ambientale rispetto all’onere economico.

Il vero rischio insito nell’utilizzo massivo del principio di precauzione è che questo si presta per far riscrivere i testi di fisica, chimica, geologia, biologia, agraria, medicina, energetica, ecc., prima nelle aule parlamentari ed in seguito nei tribunali, con quali nefaste conseguenze è facile immaginare.

Principio di precauzione e credenze.

Per comprendere come il principio di precauzione abbia riscosso tanto successo, dobbiamo soffermarci sulla considerazione del fatto che molte persone, anche in possesso di una discreta cultura ma digiune di cognizioni scientifiche, sono affette da numerose credenze irrazionali, come credere nella fortuna e nella sfortuna, cosa che le porta a fare scongiuri o a prestare fede ad amuleti vari, partendo sovente dalla considerazione che tali pratiche sono prive di costi rilevanti, quindi non costa nulla praticarle.

Ovviamente esistono individui per cui tali pratiche costituiscono una certezza. Pochi si rendono conto degli effetti nefasti che le credenze provocano. Anche peggiori sono i risultati dell’applicazione di un malinteso principio di precauzione applicato alle attività umane. Tra l’altro, indulgere in tali pratiche, porta facilmente a prestare fiducia ad individui che campano sulle paure e sulle disgrazie della gente.

Ostilità verso le attività produttive.

Purtroppo la pratica, massivamente utilizzata da individui che vi hanno costruito la loro carriera, di essere profeti di sventura e di paventare ogni genere di disastri provocati dalle attività umane, ha prodotto un’intera generazione di giornalisti ed opinionisti che diffondono a piene mani il loro nefasto verbo, contribuendo ad alimentare l’insicurezza e l’ostilità del pubblico non specializzato verso le attività produttive.

A questo quadro desolante contribuisce anche la scuola.

Per rendersene conto è sufficiente sfogliare qualche libro di testo di materie scientifiche: oltre a numerosi svarioni ed imprecisioni, colpisce il tono messianico, di vero fondamentalismo ambientalista e di astio e rifiuto verso il progresso tecnico/scientifico che caratterizza questi manuali.

Questo, in un periodo storico in cui in maniera sempre più massiccia la società utilizza le nuove tecnologie. Si può facilmente rilevare che la fonte primaria che ispira questi testi è la stampa periodica, i cui autori rifiggono generalmente rifuggono dal documentarsi dalle fonti istituzionali accreditate dalla comunità scientifica.

Non meravigliamoci allora sei giovani tendono a trascurare le facoltà scientifiche una volta giunti alla scelta della facoltà universitaria, e se sempre maggiormente va diffondendosi nell’opinione pubblica un atteggiamento di ripulsa verso la scienza e la tecnologia.

Alcuni esempi di tecnologie vittime di una cattiva informazione.

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Diffusione del Virus Aedes aegypti in Nord America prima del DDT, durante il suo utilizzo e dopo il divieto – Cortesia Don Roberts

– Ancora oggi il metodo più efficace per combattere la malaria consisterebbe nell’utilizzo del DDT, ma alcuni lavori presentati negli anni sessanta, concernenti supposti effetti negativi legati all’utilizzo di questo insetticida organoclorurato, hanno portato all’eliminazione  dal commercio di questo prodotto (tra l’altro unico organoclorurato vietato), la conseguenza di questa applicazione, diciamo così di un principio di precauzione ante litteram, ha portato al diffondersi della malaria in Paesi in cui era stata praticamente debellata;

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Immagine al microscopio dell’encefalopatia spongiforme nel bovino – Da Internet

– grazie alle insistenze degli ambientalisti, in base al solito articolo scientifico isolato e non verificato, i produttori di mangimi per l’allevamento bovino in Gran Bretagna, modificarono il procedimento della lavorazione delle carcasse ovine, che in origine prevedeva l’utilizzo del diclorometano, che distruggeva il prione (proteina Beta Amiloide che non si dispone nella consueta forma ad alfa elica, ma rimane “a spaghetto”, quindi disponendosi come tessuto spugnoso), causa dell’encefalopatia spongiforme bovina (anche se, ovviamente, non è corretto utilizzare carcasse di animali infetti), causando la cosiddetta malattia della mucca pazza: anche in questa può essere definita un’applicazione pregressa del principio di precauzione;

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Copertina della monografia sul biossido di cloro di una nota ditta italiana

– il metodo più efficace per garantire la salubrità dell’acqua potabile è rappresentato dalla clorazione di quest’ultima ma, in base ad un articolo che ipotizzava che la clorazione avrebbe ipoteticamente potuto favorire la formazione di composti organo clorurati e che questi ultimi sarebbero potuti risultare, sempre ipoteticamente, cancerogeni, i soliti ambientalisti (la maggior parte dei quali non possiede bagaglio scientifico adeguato) orchestrarono, nei primi anni novanta, una campagna tesa a far proibire la clorazione delle acque.

Nonostante le pressanti dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, sulla certezza di pericoli assodati derivanti dalla non clorazione delle acque, il governo del Perù vietò la clorazione delle acque potabili di quel Paese, causando un’epidemia di colera che colpì un milione di persone, uccidendone diecimila;

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Centrale nucleare di Leibstadt – Da Internet

– Il principio di precauzione è stato invocato per proporre una moratoria nell’utilizzo di energia nucleare, specie in Italia. Anche in questo caso, a fronte di ipotetici rischi, e portando ad esempio tecnologie obsolete ed utilizzate in modo improprio, come il pazzesco esperimento che ha causato il disastro di Chernobyl, o dando un’informazione errata, come nel caso di Fukushima, spingono la popolazione a rifiutare tale alternativa energetica, condannandola di fatto al massivo utilizzo dei combustibili fossili;

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Golden Rice dal sito del Genetic Literacy Project

– il principio di precauzione viene invocato per rifiutare a priori la coltivazione e l’utilizzo di piante geneticamente modificate, eliminando potenzialmente i benefici che da esse possono derivare (vedi anche il mio articolo pubblicato lo scorso anno su questa stessa testata), come per esempio diminuire drasticamente l’utilizzo dei pesticidi, integrare la dieta di popolazioni di Paesi in via di Sviluppo, con integratori di cui è povera la loro dieta, la cui mancanza provoca ritardi nello sviluppo, malattie e morte.

Pensiamo solamente al cosiddetto Golden Rice ed alla Golden Potato, ossia rispettivamente riso e patata che contengono il beta-carotene, promotore della vitamina A;

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Luc Montagnier – Da Internet

– il principio di precauzione è stato anche invocato per opporsi alle vaccinazioni, che pure tante epidemie altamente invalidanti avevano debellato: questo grazie ad un articolo, scritto dal Premio Nobel Luc Montagnier (vedi il mio articolo, sempre su questa testata, concernente la coerenza molecolare). Va sottolineato che l’articolo di Montagnier è stato ampiamente screditato dalla comunità scientifica ed il suo prestigio è stato molto ridimensionato.

Accettazione di un approccio antiscientifico.

Ciò che lascia perplessi è il fatto che il principio di precauzione non mai invocato per molte pratiche, definite “alternative” a quelle promosse dalla scienza ufficiale, pensiamo solo alle varie cure pseudomediche, all’agricoltura biodinamica ed alle varie pseudoscienze che vengono propinate con sempre maggior pervasività al volgo.

Purtroppo, da un alcuni di anni a questa parte, nel nostro Paese, in seguito alle pressioni di gruppi che propongono tali pratiche, vi sono stati vari casi di adozioni di queste pseudoscienze da parte di enti pubblici: nei primi anni del ventunesimo secolo ad Aulla era stato creato l’Ufficio Antimalocchio; negli stessi anni a Siena era sto assunto un BioRabdomante;  ai tempi del Governo Prodi era stata presentata, in sede di Commissione parlamentare, la proposta di istituire corsi di laurea in omeopatia, in medicina ayurvuedica, in medicina antroposofica ed in fitoterapia; Il ministro per le risorse agricole del Governo Gentiloni, Martina, ha fatto finanziare fattorie biodinamiche ed ha proposto che questa “materia” venisse inserita nei curricula scolastici, e possiede  un diploma in agraria!

Queste derive allucinanti, lungi dal rappresentare solo divertenti eccessi, possono costituire l’evolversi verso una deriva molto pericolosa della situazione, con la concreta possibilità del verificarsi di un a situazione marcata delle scelte politiche ed istituzionali le cui conseguenze saranno estremamente gravi.

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il Progresso online”.

Leggi anche:Il punto sulle ricerche che validerebbero la coerenza molecolare.

Ettore Ruberti
Ettore Ruberti

Ricercatore dell’ENEA, Dipartimento FSN-FISS-SNI, Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana, Direttore del Dipartimento di Biologia ed Ecologia di UNISRITA

ETTORE RUBERTI E' Ricercatore dell’ENEA, Dipartimento FSN-FISS-SNI, I suoi campi di ricerca sono l’evoluzione biologica e l’entomologia applicata. Dal ’91 si occupa anche di idrogeno come vettore energetico e di fenomeni nucleari collettivi nella materia condensata. Rappresenta l’ENEA al Forum Italiano dell’Idrogeno ed è coautore del libro bianco sull’idrogeno “Linee guida per la definizione di un piano strategico per lo sviluppo del vettore energetico idrogeno”. Dal ’97 Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana. Dal 25 settembre 2012 con qualifica accademica di Licentia Docenti ad Honorem per merito di chiara fama nella disciplina. E’ Direttore del Dipartimento di Biologia ed Ecologia di UNISRITA. Ha sviluppato una nuova ipotesi sul ruolo svolto da un debole campo elettromagnetico in argille di origine magmatiche (le montmorilloniti) nella formazione delle prime macromolecole biologiche, ipotesi che sta sottoponendo a verifica sperimentale. Ha sviluppato, in collaborazione con il Rettore dell’Università Ambrosiana, un progetto di ricerca, volto l’interruzione del ciclo del Plasmodium della Malaria nella Zanzara Anopheles, attualmente in fase di realizzazione attraverso una collaborazione ENEA/Università Ambrosiana.

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