Economia italiana: nuove proposte di management.

buone pratiche di management

L’economia in rapporto con altre scienze: 

una breve analisi dell’economia italiana.

Focus sulle buone pratiche di management.

L’Economia italiana e le pratiche di management, anche alla luce della recentissima scomparsa dell’amministratore delegato di Fca Sergio Marchionne, sono i temi incalzanti dei maggiori quotidiani nazionali.

Filosofo prima di tutto, ha incanalato l’energia positiva della filosofia stessa in una robusta ristrutturazione aziendale, e delineando una riflessione fra Scienza e Lettere in rapporto con l’economia ed il management.

Intervista ad un filosofo ed a un fisico.

La recente e bellissima doppia intervista sul Corriere Della Sera del 30 Giugno scorso a Luciano Canfora, professore di Filologia Classica presso l’Università degli Studi di Bari, e Carlo Rubbia, fisico premio Nobel, offre spunti di riflessione sull’importanza di scegliere un campo Umanistico oppure Scientifico in relazione alla propria possibilità di carriera, in un mondo lavorativo sempre più competitivo ed all’apparenza bisognoso solo di tecnici.

Gli interventi.

Il parere di entrambe le eminenti figure converge verso una necessità di entrambi gli aspetti dello scibile umano, ognuno con un suo ruolo e complementare all’altro.

Si citano l’economia, materia sia umanistica che scientifica, e figure come Galileo, Alessandro Volta ed Enrico Fermi.

Tutti presupposti che sono da cornice al tema della divulgazione della cultura. Il tema è ribadito in particolar modo, sempre sulla stessa testata, dal noto giornalista scientifico Piero Angela, il quale afferma anche le necessità di approfondire nuovi campi d’indagine, come la filosofia della tecnologia.

Similitudine fra biologia ed economia.

Nell’ambito dei collegamenti sopraesposti fra scienze ingegneristiche e umanistiche, alcuni schemi tipicamente trattati dalla biologia, come l’evoluzione della specie, possono essere utilizzati con gli opportuni adattamenti nei contesti economici e dei mercati.

Il noto naturalista britannico Charles Darwin, nella sua opera magna “l’origine della specie”, basandosi sugli studi condotti nei viaggi sulla nave HMS Beagle, elabora la teoria sull’evoluzione, in connessione con gli studi sulla selezione naturale ed ispirandosi ai testi di Malthus e del geologo Lyell.

Le teorie di Darwin e l’economia.

Nel sunto estremo dell’opera, a sua volta presentata dall’autore stesso come un compendio delle sue ricerche – data la vastità e la minuzia di quest’ultime -, si espone la competizione fra individui di una popolazione per l’approvvigionamento delle risorse, a causa della loro non infinità disponibilità: concetto analogo ad uno dei postulati dei mercati ovvero la scarsità di risorse a disposizione dei consumatori.

… (segue)

In seguito si declama la lotta per la sopravvivenza in un contesto di selezione naturale da parte dell’ambiente, sopravvivenza garantita agli individui che si adattano meglio ai mutamenti esterni, con conseguente eliminazioni di coloro non in grado di conformarsi ai cambiamenti.

Gli adatti perpetrano cosi la loro variabilità nei caratteri nelle generazioni future, e quest’ultime persevereranno un ciclo di continuo miglioramento ed adattamento.

Competizione:

aziende ed esseri viventi non sono tanto diversi.

Estendendo questi postulati nell’ambito economico, possiamo constatare che i cicli aziendali non sono poi cosi tanto discordi.

buone pratiche di management

L’impresa inserita in un settore produttivo compete con altre imprese producenti prodotti/servizi analoghi, il cui sbocco è nel mercato correlato, ed è costretta a continui cambiamenti su vari fronti (quest’ultimi assimilabili ai caratteri), per esempio su politiche di distribuzione logistica, di produzione, di marketing, i quali spesso sono diversi da azienda ad azienda pur avendo una logica di fondo comune.

Buone pratiche di management:

confronto nelle dinamicità quotidiane.

Si arriva poi ad elaborare una serie di piani strategici, intesi come strumenti di lotta, atti a fornire un vantaggio competitivo, ovvero il cambiamento darwiniano, ed il motivo di selezione da parte del mercato alla sopravvivenza per mezzo di conseguimento di un reddito distribuibile, a discapito dei competitor destinati ad una riduzione di fatturato ed altri indici distintivi aziendali.

Management: 

le buone azioni da intraprendere per favorire la competitività.

Le strategie migliori garantiscono redditività tali per cui l’impresa genera valore ed innovazione, ma è necessario prestare costante controllo dei risultati ed a una futura applicabilità delle stesse.

Il documento di bilancio, come già accennato, può dar parvenza di un mero elenco di voci e numeri, ma in realtà è un potente strumento di pianificazione strategica, se opportunamente letto ed utilizzato.

Strumenti per l’impresa.

Un’analisi di bilancio preceduta da una riclassificazione adeguata ed una armonizzazione contabile possono stagliare un fascio di luce sulle dinamiche d’impresa fra un esercizio all’altro.

Si assume poi come chiave di lettura il rendiconto finanziario, e le conseguenti disponibilità liquide nonché le loro variazioni, utilizzando come supporto la tenuta di una contabilità giornaliera ordinata e corretta.

I documenti di bilancio parlano.

Semplificando, tutto ciò arriva a contribuire alla redazione del già menzionato business plan e documenti di budgeting, aventi fra le molteplici funzioni quella di controllo delle decisioni e di valutazione del merito creditizio, nonché comparazioni statistiche per mezzo di score declinati ad un’analisi orizzontale e/o verticale fra imprese, e previsioni di bilancio.

pratiche di management

Nella percezione semplicistica, il fare impresa può risultare quindi un’azione atomistica, senza collegamenti costruttivi con aziende concorrenti oppure dissimili, oppure semplicemente distanti geograficamente.

In realtà, sempre la biologia ci dà esempi e parallelismi di pratica volte alla collaborazione fra esseri della stessa specie in competizione, oppure fra specie differenti, applicabili in analogia con le scienze economiche.

Esempi di strategie d’impresa:

pratiche di merger and acquisition.

Politiche di internazionalizzazione e di costituzione di reti d’impresa, rientrano nel tessuto delle pratiche management di fusione ed acquisizione per mezzo di rapporti di due diligence, che favoriscono l’unione di sinergie per creare un elemento nuovo, dinamico e rafforzato rispetto alle singole entità distaccate dopo la valutazione di opportunità e rischi dell’operazione, evidenti o nascoste.

Dove si esprime la potenzialità dei nuovi approcci.

Anche la trasformazione d’impresa della veste giuridica può essere congeniale ad una crescita o decrescita al fine di ottimizzare le risorse in gioco esterne ed interne.

Le conclusioni di questa breve trattazione non possono trascendere dall’esposizione di una componente spesso trascurata oppure ridotta al margine nelle funzioni aziendali, ovvero la comunicazione d’azienda, in realtà filo rosso conduttore nascosto di tutte le tematiche trattate.

Management:

comunicazione aziendale.

Trasmissione di idee, conoscenze, informazioni, scambio d’opinioni, know-how e di buone pratiche gestionali: è il complemento ad uno del nuovo modo di fare l’imprenditore sfruttando ed investendo anche nell’internet delle cose, nell’e-commerce, nella fin-tech, senza perdere la tradizione culturale del territorio, ma anzi integrandole con esse anche al fine di sviluppare la salvaguardia ambientale e le green economy in vista di obbiettivi di sostenibilità sociale riverberati nel territorio stesso.

pratiche di management

Il tutto corroborato dalla recente constatazione di una maggior performance nella redditività delle aziende quotate in Borsa che favoriscono programmi di responsabilità sociale d’impresa.

Impostare un ottimo piano di comunicazione aziendale quindi implica una maggiore opportunità di crescita e di sviluppo. Far capire la propria vision, la propria mission ed il proprio business model si risolve indissolubilmente in un vantaggio competitivo.

Italia, resto del mondo e Pmi.

Il mondo delle Pmi deve risultare nella percezione non solo italiana ma anche straniera come terreno fertile di investimento; non a caso dai dati statistici è riscontrabile un importante aumento di capitali stranieri, soprattutto cinesi, arabi e russi nelle aziende e nell’economia italiana in generale.

In quest’ultimo decennio infatti si è in presenza di una situazione di scarsa propensione ad investire in Borsa (decisamente inferiore alle media europea) dall’interno del sistema Paese.

Pmi e mercati borsistici.

I punti di forza per ovviare a questo tallone d’Achille sopra esposto risiede nella semplificazione per l’accesso alla quotazione Borsistica, in cui le Pmi incidono per poco più di un decimale nel totale percentuale delle imprese capitalizzate.

Inoltre, è favorevole un concreto sostegno alla quotazione stessa propugnando programmi di educazione finanziaria e di tutela del risparmio, rendendo giustizia ad un processo di alleggerimento delle richieste di finanziamento al sistema bancario e creditizio in favore di un passaggio ad investimenti in equity: da titoli di debito quindi ad azioni.

Evasione fiscale e contraffazione:

i mali dell’economia Pmi.

Altri punti di debolezza dell’economia italiana sono riscontrabili nella contraffazione dei marchi e dei prodotti, ed infine nello stesso diritto fallimentare, per la verità in fase di riprogettazione normativa, ma ancora troppo di stampo sanzionatorio e per certi versi punitivo nei confronti degli imprenditori, i quali spesso subiscono direttamente ed indirettamente delle concause su cui le loro azioni non hanno effetto.

Effetti deleteri del fallimento.

Come conseguenza, gli imprenditori dichiarati falliti subiscono una stigmatizzazione sociale tale per cui in soggetto colpito da sentenza di fallimento incontra una seria difficoltà ad avviare in un periodo futuro un’altra impresa, in seguito ad un totale ostracismo da parte degli erogatori delle fonti di finanziamento come banche ed istituti di credito;

la forma mentis della nuova normativa ricalca l’obbiettivo di prevenzione delle insolvenze e della crisi aziendali per mezzo di analisi continuative di indici e criticità anomale, con particolare attenzione alla disciplina dei gruppi d’impresa.

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Fabrizio Turi
Fabrizio Turi

Di Ostuni ( Br ) laureato in Economia Aziendale presso l'Universita degli studi di Bari , business Advisor e consulente per esami universitari.

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