Intervista ad Angelo Lucarella: avvocato per vocazione.

Angelo Lucarella avvocato

CHI E’ ANGELO LUCARELLA?

Angelo Lucarella è un Avvocato esperto di contenzioso tributario e di profili d’incostituzionalità normativa.

Diversi anni impegnati nell’ambito accademico dell’Università degli studi di Bari, facoltà di Giurisprudenza jonica, quale componente della cattedra di Diritto Costituzionale.

Gli piace definirsi “giurista per passione”!

Spulciando un po’ sui suoi profili social ci si accorge che davvero è uno di quegli avvocati che fa delle questioni giuridiche un vero e proprio “concept” di vita quotidiana. Mostra una inclinazione particolare per la sua materia, trattandola in chiave semplice e innovativa.

Oggi il sito del suo studio legale è molto attenzionato. Pensate un po’: se i trend di proiezione dati dovessero confermarsi, potrebbe raggiungere ben presto numeri – in termini di visite – molto importanti.

Innamorato della politica sin da piccolo e di idee (diremmo quasi) futuristicamente e modernamente “vintage”.

Insomma, un personaggio che “il Progresso” ha voglia di raccontare e scoprire.

Angelo Lucarella, cosa l’ha spinta a fare l’avvocato, tenendo presente l’inflazione del settore legale e di come è cambiata la considerazione della società nei confronti della sua categoria?

Nasco e cresco in una famiglia di imprenditori del settore oleario. Sin da piccolo, unitamente ai miei fratelli, ho vissuto l’avvicendarsi di periodi di crescita aziendali alternati alle crisi di mercato.

Un’adolescenza contraddistinta dall’imparare cosa significhi rischiare, difendersi ed essere uniti tutti i giorni per resistere alle insidie della concorrenza, ma anche per cogliere il buono dalle idee di ognuno e valorizzarle come opportunità per migliorarsi.

Per rispondere alla domanda, in buona sostanza, mi ha spinto (a fare l’avvocato) sicuramente la voglia di migliorarmi in termini di competenze e metterle al servizio della mia famiglia, non disconoscendo una forte aspirazione professionale.

Mi ha sempre affascinato proporre qualcosa di nuovo che nel mercato legale ancora non c’era.

La cosa che però mi ha portato, pian piano, a maturare l’idea di voler intraprendere la professione di avvocato è stato senza dubbio un pizzico di protezione naturale interiore verso le ingiustizie.

Molti direbbero che fare l’avvocato è una missione.

No, io dico che è una vocazione.

Quando dice di aver pensato a “qualcosa di nuovo nel mercato legale”, a chi si è ispirato?

Nella vita imprenditoriale o professionale ci vogliono tre componenti tra loro complementari: la certezza degli obiettivi, lo studio dei fenomeni, l’arroganza delle idee.

Se dovessi dire da cosa sono partito, certamente direi che i valori trasmessimi dalla famiglia sono stati l’ispirazione di tutto: il lavoro (talvolta senza orari o feste) e l’abnegazione con sacrificio.

Si può dire che la struttura delle idee deriva quasi sempre dalle condizioni del contesto in cui si vive. Prima di ogni cosa, serve sbagliare e mettere in conto che, comunque vada, di errori se ne faranno.

Se c’è una frase celebre che può identificarmi penso a Phil Libin!

“Ci sono un sacco di cattive ragioni per avviare una impresa. Ma c’è una sola buona e legittima ragione per farlo, e penso di sapere di cosa si tratta: cambiare il mondo”.

Il mio motivo ispiratore è cambiare metodo per avere più chance a non farmi fagocitare dai grandi gruppi (che attenzione non sono una chimera).


A trentadue anni – Angelo Lucarella – ha già diverse pubblicazioni in materia tributaria e costituzionale.

Ciò che più colpisce è il coraggio delle sue teorie come, ad esempio, la sospetta incostituzionalità della famosissima e temutissima notifica esattoriale PEC, delle Commissioni Tributarie Italiane, della Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia) o addirittura dell’IMU e della TASI.

Non le sembra che le sue teorie possano, in un certo senso, essere troppo scomode per l’ambiente?

Di scomodo nella vita ci siano solo sedie o divani.

Credo che nel mondo giuridico, così come in altri ambiti (ad esempio la politica, le università, ecc.), bisognerebbe riscoprire il valore del rispetto per l’approfondimento, per lo studio, per la competenza e soprattutto l’amore per qualcosa.

Lungi da me avere la presunzione di dire che le mie teorie sono migliori di altre o che sono ineccepibili.

Tuttavia, sino ad ora, non ho registrato interventi giuridici in prospettazione opposta o critica rispetto a quanto ho avuto l’onore e l’onere di spiegare nelle diverse pubblicazioni fatte.

Tempo fa fui invitato ad un convegno per relazionare sul primo decreto rottamazione fiscale dell’allora governo Renzi (2016), ritenendolo palesemente incostituzionale per una serie di motivi.

Nell’occasione, ebbi il grande piacere di confrontarmi con giudici di rinomata stima del mondo tributario. Terminata l’esposizione della mia teoria, gli stessi giudici (per motivi ovviamente riportati sulle rispettive riviste), mi invitarono a cena per continuare il confronto con grande senso di umiltà.

Non nego che, con tutta onestà, trovo imbarazzo e difficoltà nell’essere seguito fino in fondo dai miei contraddittori o dai giudici allorquando mi capita di interloquire sui temi da lei menzionati, ma sono e resto fiducioso.

Oggi attenziono con ammirazione grandi giuristi, come il Prof. Caravita di Toritto, la Prof.ssa Nicotra (in merito alle questioni costituzionali); esperti come il Dott. Carlo Ferrari e l’Avv. Villani (per il settore tributario), ma anche tanti altri colleghi stimati e conosciuti in questi anni di professione.

Il segreto del miglioramento è senza dubbio individuare un buon maestro.

E poi penso faccia la differenza pensare positivo.

Cosa cambierebbe Angelo Lucarella del sistema tributario?

Di certo investirei innanzitutto sulle università per creare specificità di formazione, affinché nel giro di un decennio la giustizia tributaria possa realmente definirsi equa (in termini di preparazione e formazione) e costituzionalmente legittima.

Oggi c’è un problema molto delicato:

le Commissioni Tributarie non sono composte da giudici di formazione, ma di derivazione.

Il ché rende incerta l’imparzialità e la terzietà nell’assumere una decisione quanto più giusta nei confronti dei contribuenti.

Si pensi, a titolo di esempio, al Pubblico Ministero dalla temporale mentalità accusatoria. Al commercialista che non ha nel piano di studi universitario (in via obbligatoria) la materia del diritto processuale civile o la filosofia del diritto.

Si pensi la stessa cosa (in maniera più ampia) nel caso di geometri, agronomi, ingegneri, ecc.; questi professionisti possono, al pari delle figure summenzionate, esser nominati giudici tributari.

La vedo una grave assurdità giuridica che esiste da oltre un ventennio.

Ecco, se potessi, cambierei la radice e la genetica del processo tributario perché ne va della credibilità dell’intero sistema, soprattutto del lavoro dei difensori dei contribuenti.

E la politica? Le piacerebbe in futuro avere un impegno attivo?

Non nascondo di essere da sempre cresciuto con valori liberali, con idee di eguaglianza tipiche del socialismo repubblicano.

Detto questo, la politica per me è come una donna affascinate, intelligente, elegante e bellissima; tutti potenzialmente possono uscirci insieme, corteggiarla e magari abbagliarsene.

In pochi però possono capirla davvero, comprenderne la complessità ed amarla con passione.

Certamente non sento di averla compresa fino in fondo, pur essendone innamorato come scienza e fatto umano della società.

Misurarmi un domani con un impegno attivo non lo escludo. Tutti i cittadini dovrebbero farlo una volta nella vita.

Siamo tutti chiamati, in realtà, a doverci impegnare per migliorare le cose.

Il punto è che in molti dovrebbero essere consapevoli dei limiti: dal saper governare al saper scrivere letteralmente una legge.

Ma non è un discorso elitario il mio, tutto il contrario.

Per fare una legge in maniera ottimale occorrono le migliori menti oneste intellettualmente e le migliori sensibilità sociali; così come successe per la Costituzione Italiana.

Mi hanno sempre affascinato i progetti dal basso, di contatto con le persone e tra le persone.

Jules Renard, critico d’arte francese dell’ottocento, scrisse in un suo libro-racconto la frase:

 “Non mi occupo di politica, è come dire non mi occupo della vita”.

Una frase che continuo a portare dentro me.

Questa credo sia la risposta che probabilmente le dovevo Direttore.

La redazione del Progresso ringrazia Angelo Lucarella, facendole un grande in bocca al lupo per la sua futura carriera.


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Filippo Teot
Filippo Teot

Filippo Teot, classe 85, laureato in Giurisprudenza e specializzato in Management e Diritto dello Sport alla Link Campus University di Roma, attualmente collabora con un illustre studio legale Capitolino. Direttore Editoriale e Project Manager de il Progresso Magazine è appassionato di botanica, sport invernali e della buona cucina in bella compagnia.

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