L’Atleta vittorioso di Lisippo tornerà in Italia?

LA STATUA DI LISIPPO

Come in tutte le favole o fiabe anche nella questione soprannominata Lisippo c’è un quasi lieto fine. Si tratta della vicenda che vede coinvolti da un lato l’Italia e dall’altra il museo statunitense Getty Museum.

Chi è il protagonista della vicenda?

Al centro della vicenda c’è la famosa scultura bronzea c.d. Atleta di Fano o Atleta vittorioso, attribuita allo scultore greco Lisippo o ad un suo allievo. Il bronzo, ripescato casualmente al largo di Fano il 14 agosto 1964, da un peschereccio italiano, fu acquistato dal Getty Museum di Malibù nel 1977 per una cifra vicina ai 4 milioni di dollari. Uno dei tanti capolavori che arricchiscono le collezioni del museo californiano.

L’opera è stata oggetto di un lungo e acceso contenzioso giudiziario durato quasi 8 anni che si è concluso con la Sentenza della Suprema Corte di Cassazione innanzi alla quale il Getty Trust ha presentato ricorso avverso il provvedimento di confisca emesso in favore dell’Italia dal Tribunale di Pesaro nel giugno 2018.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione con la Sentenza n. 22 del 02/01/2019 si è pronunciata sul ricorso avanzato dal museo statunitense respingendolo integralmente.

La decisione assunta dalla Cassazione non lascia dubbi sul destino dell’opera. Si legge nelle motivazioni della Sentenza che la condotta posta in essere dal Getty Museum, che acquistò la statua di Lisippo basandosi solo sulle informazioni inerenti la liceità e la provenienza rilasciate dai consulenti del venditore, sarebbe caratterizzata da “inspiegabile e ingiustificabile leggerezza”.

La condotta è ingiustificabile, dato che, l’autorevole partner – il Metropolitan Museum of Art di New York – che ha affiancato il Getty nella trattativa dell’opera, si è tirato indietro e ha manifestato forti perplessità sulle informazioni giunte dal venditore. Non solo, è ovvio esigere dal Getty la “doverosa conoscenza della normativa italiana in tema di esportabilità e commerciabilità dei beni culturali”.

In aggiunta per i giudici anche l’esosità della richiesta economica poteva suscitare dubbi.

Né, in virtù della presenza della statua greca nel museo di Malibù da decenni, si poteva ipotizzare l’usucapione, esclusa per i beni non commerciabili.

Il Getty Museum ha tentato anche la carta dell’assenza di un solido legame tra l’ambiente culturale italiano e “l’atleta vittorioso” che farebbe venire meno la prova della sua appartenenza al patrimonio artistico.

La Cassazione ricorda però che la statua è stata trovata e issata a bordo di un peschereccio italiano: il che basterebbe a farla entrare nel territorio nazionale. Se non bastasse i giudici si cimentano in una lezione di storia dell’arte. Partendo dalla caduta di Corinto arrivano a Livio Salinatore per chiarire il legame tra la civiltà greca e la cultura romana.

Le reazioni alla Sentenza

La decisione della Cassazione è stato così commentata dall’ex ministro per i Beni Culturali, Rutelli: “Il successo italiano è completo, i grandi musei internazionali sanno che acquistare capolavori senza una trasparente carta d’identità può portare a pesanti sconfitte.”.

Dall’altro Lisa Lapin, vice presidente delle comunicazioni del Getty così ha commentato la decisione della Cassazione: “Continueremo a difendere il nostro diritto al Lisippo. La legge e i fatti non giustificano la restituzione al governo italiano di una scultura che è stata esposta al pubblico a Los Angeles per quasi mezzo secolo… La statua non è mai stata parte del patrimonio culturale italiano. La scoperta accidentale da parte di cittadini italiani non la rende un oggetto italiano”.

Dure le parole del direttore del J. Paul Getty Museum, Timothy Potts Getty, che a giugno 2017, a proposito della restituzione all’Italia dello Zeus in trono, ha dichiarato che “La decisione… da un lato prosegue la nostra pratica di collaborazione con il Ministero per risolvere questioni riguardanti la provenienza e la proprietà di opere della nostra collezione in maniera tale da rispondere a ogni nuova informazione disponibile e dall’altro lato rispetta la buona fede e la missione culturale di entrambe le parti”.

Qual è il finale della favola?

Nonostante l’esito vittorioso dell’Italia, è doveroso porsi un interrogativo: l’Atleta di bronzo o l’Atleta vittorioso riuscirà a tornare in Italia?

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Antonio Valenza
Antonio Valenza

Giurista. Studioso e appassionato di finanza e di economia. Arbitro Federale di pallavolo indoor e di beach volley.

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