Specie alloctone: criticità

specie alloctone

Tutte le Specie che vivono in un ecosistema si sono evolute in relazione alle condizioni ambientali e biologiche dell’ecosistema stesso, e spesso hanno contribuito a modificarlo. L’uomo ha profondamente modificato gli ecosistemi in cui si è insediato, sia con la costruzione di manufatti che con l’introduzione, volontaria o meno, di Specie alloctone.

Specie alloctone in habitat urbani

Tralasciando di considerare le Specie allevate o coltivate a scopo alimentare, o comunque utilitaristico, vorrei qui soffermarmi sull’introduzione volontaria o accidentale, di Specie provenienti da altri habitat e, spesso, da altri continenti. Infatti questo problema diventa sempre più critico con l’aumento esponenziale di uomini e merci.

Le popolazioni umane, quando hanno colonizzato nuovi Paesi, generalmente hanno portato con loro gli animali domestici e le piante coltivate e, incidentalmente o meno, Specie commensali o parassite.

Pensiamo al Ratto nero ed al Ratto delle chiaviche, portati accidentalmente dal Medio Oriente, probabilmente dalla Siria, in più riprese, prima in Europa e successivamente nelle Americhe ed in Australia, con effetti devastanti sulla salute umana (ricordiamo le epidemie di peste che hanno decimato la popolazione europea) e gli effetti drammatici sugli ecosistemi.

 

Specie alloctone
Ratto nero – Da Internet

Spesso le Specie sono portate accidentalmente nei carichi delle navi, o nei cassoni di zavorra delle navi stesse, o addirittura attaccate allo scafo. Allo stato attuale, ogni anno, a livello mondiale, oltre quarantacinquemila navi da carico trasferiscono da porto a porto oltre dieci miliardi di tonnellate di acqua di zavorra.

Secondo la stima di un biologo americano, Jim Carlton, specialista di queste problematiche, ciò potrebbe favorire la migrazione di almeno cinquemila Specie al giorno. Anche l’uomo, nei suoi spostamenti può trasportare all’interno del suo corpo dei parassiti che, spesso, causano disastrose epidemie.

Spesso l’uomo importa volutamente Specie a scopo utilitaristico e/o ornamentale, che poi, incidentalmente o meno, vengono diffuse nell’ambiente. Pensiamo ai danni che Conigli e Volpi hanno causato in Australia, o i danni causati all’ittiofauna italiana dalla diffusione del Siluro.

Specie alloctone
Coniglio selvatico – Da Internet

 

Specie alloctone
Volpe – Foto dell’Autore

Un aspetto spesso sottovalutato e il fatto che le Specie introdotte non hanno generalmente nemici naturali e tendono a sostituire gli organismi autoctoni che occupano la stessa nicchia trofica, tanto per citare un esempio, prendiamo il caso dello Scoiattolo grigio della Carolina (USA) che sta causando la decimazione le popolazioni dello Scoiattolo rosso autoctono.

Purtroppo, questo stato di cose è difficilmente modificabile, sia per la difficoltà di eradicare completamente una Specie alloctona, sia per comportamenti irresponsabili di alcuni individui che continuano ad immettere irresponsabilmente esemplari delle Specie da eradicare, sia per disfarsene (come nel caso di Specie ornamentali), sia per interessi particolari (caccia, pesca, allevamento, ecc.).

A questa situazione già devastante, bisogna aggiungere le complicazioni provocate da associazioni che si definiscono ambientaliste ed animaliste, che si oppongono spesso all’eradicazione delle Specie invasive (plateale il caso, avvenuto poco più di un decennio orsono, dello Scoiattolo grigio in Piemonte), quando non addirittura provocano esse stesse il problema, liberando animali dagli allevamenti (anche in questo caso viene in mente un caso esemplare: la liberazione in Veneto di Visoni, con conseguenti danni incalcolabili arrecati alla fauna autoctona) o, ancora peggio, dai laboratori, rischiando anche la diffusione di patologie. 

 

Specie alloctone
Scoiattolo grigio – Da Internet

 

Specie alloctone
Visone – Da Internet

Le Specie più dannose sono spesso quelle vegetali che possono alterare profondamente interi ecosistemi. Anche in questo caso, riporto due esempi, per così dire, da manuale:

  • importato a scopo ornamentale dal Sud America, il Giacinto d’acqua, in Europa e negli Stati Uniti, ha invaso, soffocandoli, interi bacini, causando danni per miliardi di dollari.
  • l’altro esempio riguarda l’Alga Caulerpa taxifolia che, sfuggita accidentalmente in mare dal Museo oceanografico del Principato di Monaco, ha già colonizzato migliaia di ettari di fondo marino del Mediterraneo.
Specie vegetali
Giacinto d’acqua – Da Internet

 

Specie vegetali Caulerpa taxifolia
Caulerpa taxifolia – NOAA

Secondo Edward O. Wilson, probabilmente il massimo specialista a livello mondiale di conservazione della biodiversità, il danno prodotto dalle Specie alloctone è secondo soltanto alla distruzione degli habitat.

Non dimentichiamo poi, che le alterazioni climatiche in atto, che siano di origine naturale o antropica, stanno causando lo spostamento verso Nord delle Flore e delle Faune, che sta avvenendo in tempi troppo rapidi per consentire agli ecosistemi di assestarsi. Inoltre, le variazioni climatiche, favoriscono la sopravvivenza di Specie tropicali che in passato, liberate alle nostre latitudini, non superavano l’inverno.

Leggi anche: Biodiversità: definizione, importanza e protezione

Ettore Ruberti
Ettore Ruberti

Ricercatore dell’ENEA, Dipartimento FSN-FISS-SNI, Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana, Direttore del Dipartimento di Biologia ed Ecologia di UNISRITA

ETTORE RUBERTI E' Ricercatore dell’ENEA, Dipartimento FSN-FISS-SNI, I suoi campi di ricerca sono l’evoluzione biologica e l’entomologia applicata. Dal ’91 si occupa anche di idrogeno come vettore energetico e di fenomeni nucleari collettivi nella materia condensata. Rappresenta l’ENEA al Forum Italiano dell’Idrogeno ed è coautore del libro bianco sull’idrogeno “Linee guida per la definizione di un piano strategico per lo sviluppo del vettore energetico idrogeno”. Dal ’97 Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana. Dal 25 settembre 2012 con qualifica accademica di Licentia Docenti ad Honorem per merito di chiara fama nella disciplina. E’ Direttore del Dipartimento di Biologia ed Ecologia di UNISRITA. Ha sviluppato una nuova ipotesi sul ruolo svolto da un debole campo elettromagnetico in argille di origine magmatiche (le montmorilloniti) nella formazione delle prime macromolecole biologiche, ipotesi che sta sottoponendo a verifica sperimentale. Ha sviluppato, in collaborazione con il Rettore dell’Università Ambrosiana, un progetto di ricerca, volto l’interruzione del ciclo del Plasmodium della Malaria nella Zanzara Anopheles, attualmente in fase di realizzazione attraverso una collaborazione ENEA/Università Ambrosiana.

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