Mondo del lavoro: Riflessioni sul Futuro nel Nostro Paese

il futuro del mondo del lavoro

Mondo del Lavoro e Futuro

Per comprendere il futuro del mondo del lavoro in Italia dobbiamo guardare fuori dai confini del nostro paese, perché le frontiere del lavoro sono ormai connesse con il progresso tecnologico, le relazioni internazionali e le scelte di politica economica di ogni stato.

Relazioni causali

Non c’è dubbio che il fattore più importante nei cambiamenti del mondo del lavoro è la tecnologia perché essa è in grado di condizionare le scelte di politica economica, non solo del singolo stato che l’ha prodotta, ma del mondo intero.

Oggi più che mai viviamo in una rete globale di interscambio nella quale ogni nuovo prodotto tecnologico ha un impatto sociale e produttivo ed una diffusione rapida a macchia d’olio nel panorama economico mondiale.

L’impatto della tecnologia sulla occupazione nei paesi più sviluppati ci consente così di fare una analisi delle dinamiche futuristiche del lavoro in questi paesi e di identificare quelli che saranno i futuri cambiamenti che si determineranno.

Naturalmente la portata di questi cambiamenti assume una intensità variabile rapportabile al livello di progresso di ogni singolo Stato in cui si determinano.

Aspetti storici del cambiamento: l’avvento dell’era robotica

Andiamo con ordine e cerchiamo di capire come il mondo è cambiato e cosa lo influenzerà in futuro.

Il processo produttivo ha le sue basi storiche nell’artigianato, che non aveva larga diffusione e grandi mezzi essendo prevalentemente sviluppato sulla manodopera individuale o familiare.

Il prodotto artigianale finito era costoso per i tempi di produzione a causa della mancanza delle macchine, insieme con la difficoltà di realizzazione in grossi numeri.

Con l’avvento della Rivoluzione Industriale e la creazione in serie di oggetti standardizzati creati mediante l’ausilio di macchine nei processi industriali ripetuti, il processo produttivo è cambiato e con esso anche il processo lavorativo perché l’artigiano è stato sostituito dall’operaio specializzato, diventato parte di un ingranaggio meccanico nella realizzazione del prodotto finito.

Ma ora siamo entrati in una fase nuova. In tempi recenti si sono affermati, infatti, nuovi processi produttivi dovuti all’aumento massivo dell’utilizzo della tecnologia robotica in ambito lavorativo che, di fatto, sta sostituendo quasi del tutto il fattore umano nella realizzazione dei prodotti.

E’ una nuova rivoluzione industriale a tutti gli effetti che taglierà fuori dal sistema molti posti di lavoro e cambierà le nostre abitudini. Tutto ciò è stato possibile dalla maggiore accessibilità economica delle tecnologie, (i robot non costano più come una volta) e dal progressivo miglioramento del livello tecnologico e produttivo.

Ed, allora, dove va lavoristicamente l’Italia e cosa si prospetta per il nostro paese?

A vedere quanto sta succedendo nei paesi più industrializzati certamente ci attende un futuro con una presenza sempre più massiva di macchine sempre più capaci di eseguire lavori al posto dell’uomo, soprattutto quelli di bassa manovalanza, il che porterà alla progressiva disoccupazione e contrazione lavorativa nel settore operaio.

L’avvento dell’“Era robotica”, ancora agli inizi da noi, già in itinere nei paesi più industrializzati, porterà, nel tempo grandi cambiamenti sociali ed economici.

Nuovi posti di lavoro nasceranno con figure altamente specializzate, nuove fabbriche e forse una nuova forma di artigianato. Perché se i robot ruberanno i nostri posti di lavoro nei settori di bassa manovalanza, (non soltanto industriale, ma anche impiegatizia, vedi, per capirci, l’uso di robot con sembianze umane nell’areoporto di Sindney) di fatto essi affiancheranno sempre più la vita di ognuno di noi, rendendola più leggera, per certi aspetti, meno impegnativa e sicuramente più tecnologica.

Sarà un “rinascimento” quello che ci attende nei prossimi anni, non nei numeri degli occupati, ma nel modo di lavorare, nella specializzazione e nelle competenze. L’impiego massiccio delle macchine robotiche fa presumere una inevitabile contrazione dei posti di lavoro e l’insorgere di nuove problematiche sociali che chiederanno risposte.

Ed ecco che sul piano lavorativo diventerà sempre più necessaria la conoscenza della tecnologia per accedere al sistema lavoro, il che escluderà alcune “categorie sociali” marginandolizzandole sempre più e fra queste, probabilmente, anche molti di coloro che vengono da paesi in via di sviluppo, che, probabilmente entreranno sempre più in competizione per l’acquisizione di un numero ridotto di posti di lavoro.

Il mondo del lavoro ci prospetta anche nuove forme di occupazione:

anche all’interno dei canali social media, nelle ricerche sperimentali, nella biologia e ingegneria molecolare e con esse la nascita di nuove industrie apportatrici di innovative tecnologie.

Ma possiamo prevedere con certezza quale sarà il nostro futuro lavorativamente parlando?

Il vero problema dell’Italia nel tempo si è rivelato la difficoltà di adeguarsi ai cambiamenti economici e sociali, ovvero rivedere e ripensare il sistema sociale, lavorativo, l’istruzione, l’economia, la sicurezza e il sistema pensionistico per il miglioramento della società.

Questa è la grande pecca del nostro grande paese, poco incline nelle sue scelte ai cambiamenti, tanto da sembrare un vizio tutto italiano.

Purtroppo stare al passo con i tempi, ed avere leader dalle doti lungimiranti in grado di farci fare il salto di qualità, farà, come sempre, la differenza nelle scelte di politica economica e produttiva, insieme con le capacità di stringere alleanze e ritagliarsi un ruolo nel panorama geopolitico mondiale.

Ma questa è una variabile che non possiamo prevedere e, forse, alla fine, questo sarà l’elemento determinante per il futuro dell’Italia.

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Pierpaolo Piangiolino
Pierpaolo Piangiolino

Pierpaolo Piangiolino, avvocato, grafologo giudiziario e biologo marino, Appassionato di storia, politica, arte, ha collaborato con diversi giornali anche come vignettista e cruciverbista, Scrittore di romanzi, commedie, libri di poesie. E' anche pittore ritrattista.

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