La System Dynamics: una breve esposizione

La System Dynamics: la base del Dynamic Business Modelling

La System Dynamics è una metodologia di studio del comportamento dei sistemi dinamici e complessi. Questa disciplina viene fondata sulla modellizzazione e sulla simulazione tramite software, in cui vengono elaborate un set di equazioni che necessitano di una distinta capacità di calcolo.

I campi di applicazione coinvolgono i sistemi fisici, sociali ed economici al fine di esplorare strategie per la gestione ed il cambiamento degli stessi (Forrester, 1961).

L’origine della System Dynamics risale alla fine degli anni ’50 negli Stati Uniti, precisamente nel Massachusetts Institute of Technology. Fra i maggiori pionieri, ricordiamo gli scienziati Gordon Brown e sopratutto Jay Forrester, seguiti nei decenni successivi da John Sterman e John Morecroft.

Le necessità belliche fornirono il maggior spunto di sviluppo per lo sviluppo della System Dynamics. Possiamo citare a tal proposito gli studi sul potenziamento dei sistemi antiaerei e di controllo delle antenne e dei cannoni.

In aggiunta, fu necessario ripensare anche il sistema di addestramento dei piloti militari. Più avanti, nel dopoguerra, i problemi concreti riscontrati sulle linee di produzione elettrodomestici della General Electric diedero ulteriori prospettive di riflessione.

Al contorno dobbiamo sicuramente apprezzare l’importanza della concezione dei primi sistemi informatici moderni e dei grandi piani industriali come il programma spaziale Apollo della NASA.

I circuiti di retroazione positivi e negativi

Abbiamo spiegato, nel contributo precedente, un semplice esempio circuito di retroazione. Come possiamo facilmente capire, la struttura dei sistemi è spiegata tramite l’aggregazione di questi molteplici circuiti, definiti in gergo feedback loop.

Essi possono essere ad azione positiva o negativa. Nel primo caso, la risposta del circuito agli stimoli è costituita da un’amplificazione che consiste o in una crescita od in una diminuzione esponenziale del fenomeno.

Nel secondo, il comportamento del circuito reagisce alle interferenze esterne controbilanciandole e assorbendole al suo interno, riportando il sistema stesso verso un punto d’equilibrio iniziale. Avremo cosi rispettivamente un circuito c.d. rinforzante ed uno c.d. controbilanciante.

Esempi di circuiti

Un esemplificazione di circuito rinforzante è il conto corrente. Nella tecnica bancaria, esso produce su in determinato capitale degli interessi o positivi o negativi.

I primi vengono accreditati in caso di continui versamenti di denaro, i secondi invece in caso di prelevamenti dal conto stesso. Al trascorrere del tempo quindi, il correntista avrà nei confronti della banca o sempre più crediti, o sempre più debiti.

Infatti, riversando gli interessi attivi maturati, avrà via via un capitale maggiore su cui far maturare i successivi, mentre di contro l’aumento di “scoperto” di c/c produrrà maggiori oneri finanziari.

Un buon esempio di circuito controbilanciante è sicuramente il termostato. Per esempio, rileviamo un brusco abbassamento di temperatura a 15°, mentre quella ideale sarebbe 18°.

La differenza di 3° rappresenta la perturbazione da correggere aumentando, in risposta, la potenza del termostato stesso fino a ritornare alla temperatura ideale.

Il sistema fra accumuli e flussi

Facciamo il punto della situazione. I comportamenti emergenti dei sistemi sono la conseguenza delle caratteristiche strutturali che assumono tali aggregazioni di circuiti di retroazione.

Quest’ultimi regolano il ”tasso” (rate) di accumulazione o erosione delle variabili livello in essi compresi.Precisamente, per dare un’idea, possiamo immaginare un impianto idraulico.

Tubi che trasmettono i flussi, galleggianti che li regolano, serbatoi che accumulano e rubinetti che drenano.

Nel contesto aziendale, è facile trovare questo nell’analisi del funzionamento di un magazzino di un’industria meccanica leggera. La fornitura in entrata corrisponde al flusso di materie prime, di consumo e semilavorati depositati ed inventariati nel luogo di stoccaggio e magazzinaggio.

Da esso poi parte il flusso in uscita dei materiali grezzi summenzionati, verso le linee di produzione. Tutto ciò in proporzione secondo tempistiche e quantità necessarie delle esigenze dei processi produttivi, definite dalla contabilità industriale.

L’impresa nella System Dynamics

Alla luce di quanto esposto, possiamo concepire l’impresa stessa come un sistema. Essa è rappresentata come un insieme di interconnesse variabili livello e variabili flusso che formano un’ossatura di circuiti di retroazione concatenati (Mollona).

Questa “ossatura”, questa struttura, è il frutto dell’intreccio di processi decisionali, flussi informativi e relazioni interpersonali all’interno delle aziende (System Dinamics Italian Site).

Per essere più precisi, l’azienda è un sistema endogeno. Questo significa che include al suo interno le principali variabili collegate al fenomeno oggetto di investigazione.

La System Dynamics consente di mettere in luce la mappa della struttura del sistema aziendale e le relazioni fra le varie componenti. Ne esaminiamo così nel profondo il funzionamento e la sua evoluzione nel tempo, in base alle azioni messe in atto dai decisori, ovvero il management.

È importante anche considerare l’impresa nei suoi rapporti con i sistemi esterni ambiente e mercato, caratterizzati da variabili esogene.

Il fulcro della metodologia System Dynamics

Abbiamo sottolineato la proporzionalità diretta fra struttura dei processi ed andamento generale di un sistema. Nella concezione aziendale, quest’ultimo poi influenza in maniera rilevante la performance organizzativa (Sterman, 2000).

Per supportare la performance, la chiave di volta risiede nell’elaborazione di strategie sostenibili attraverso la comprensione della relazione fra struttura e funzionamento, gestendo nel contempo le leve operative (Ghaffarzadegan et al., 2011).

“In pratica, gli imprenditori possono utilizzare questi modelli per simulare scenari alternativi ed esplorare cosa potrebbe succedere – o sarebbe potuto succedere – secondo un varietà di ipotesi e/o applicando decisioni alternative (Sterman, 2000).”

La System Dynamics dunque consente di progettare modelli di business flessibili per gestire il cambiamento, la diagnosi, l’apprendimento ed il controllo della strategia.

La System Dynamics fra struttura e comportamento di un sistema

I concetti appena esposti hanno come stella polare la definizione della strategia aziendale e l’analisi fra struttura e comportamento del sistema d’impresa.

La strategia configura il tentativo di controllare l’andamento di determinati modus operandi adottati dall’impresa nell’esercizio della sua attività e nel suo rapporto con il mercato.

Il suo principale scopo ultimo consiste nella capacità, nel lungo periodo, di ottenere performance superiori ai concorrenti.

Ex-ante, la metodologia System Dynamics aiuta a definire sia la concettualizzazione sia la modellazione del problema strategico. Possiamo cosi definire, con una certa probabilità, gli obbiettivi strategici ed eventuali percorsi evolutivi, sia fisiologici sia patologici.

L’analista quindi si ritrova in mano un vero e proprio ambiente, un laboratorio per testare in anticipo le varie ipotetiche strategie, secondo la definizione di Sterman data in precedenza.

A supporto di questo, la System Dynamics offre strumenti in grado di stabilire quali variabili sono da considerarsi critiche per le prestazioni – “critical perfomance variables” -, ovvero meritevoli di esser considerate fondamentali da utilizzare, testare e monitorare.

Ex-post invece la System Dynamics facilità la quantificazione ed il controllo degli scostamenti fra gli obbiettivi previsti e quelli effettivamente conseguiti e l’interpretazione di questi risultati.

In maniera circolare poi, i modelli interpretativi concepiti e testati ab initio sono validati e stimolati a tendere verso un loro affinamento e miglioramento, od una loro completa revisione dalle fondamenta.

L’impostazione della System Dynamics

Nelle fasi di modellizzazione e simulazione è importante la scelta di sottoporre alla lente di ingrandimento quante più possibili linee di sviluppo comportamentale del sistema aziendale.

La motivazione vien da sé:

maggiori sono le quantità di variabili critiche, informazioni collegate e scenari che vengono immessi nel modello, più completo e rigoroso risulterà quest’ultimo nel suo insieme.

Dunque, aumenta la profondità di analisi, coinvolgendo molteplici entità sia all’interno (funzioni aziendali) sia all’esterno (concorrenti, consumatori, mercati) dell’impresa .
Inoltre, aumenta la sua percezione temporale, estendendo l’indagine su un arco temporale via via sempre più lungo.

Il fine della System Dynamics

Comprendiamo in seguito una maggiore facilità nel monitorare segnali di comportamenti già noti, che deviano dalle traiettorie precostituite, o risultanti del tutto inattesi o sorprendenti.

Scopriamo cosi i punti di forza e di debolezza di una strategia, edificandola in itinere nel processo di costruzione del modello, ed esplicitando la concatenazione e l’appropriatezza fra il “mezzo” ed il “fine”.

Conclusione

Nel succo della questione, con la System Dynamics arriviamo a progettare ed ad amministrare un sistema dinamico e complesso quale che sia il sistema aziendale.
La System Dynamics non è unicamente un software.

Come già accennato, ha propri principi teorici che affondano il loro essere nella multidisciplinarietà (teoria del controllo ottimo, la teoria dei servosistemi, teorie comportamentistiche delle decisioni etc…).

Leggi anche: Il Business Plan e La Balanced Score Card

Fabrizio Turi
Fabrizio Turi

Di Ostuni ( Br ) laureato in Economia Aziendale presso l'Universita degli studi di Bari , Business Advisor - Consulente aziendale per lo sviluppo d'impresa , Praticante Esperto Contabile .

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