La vera storia del cristianesimo, di Gianfranco Cingolani

cristianesimo Copertina libro di Gianfranco Cingolani

La vera storia del cristianesimo che i credenti forse non conoscono

Intervista a Gianfranco Cingolani, autore dell’opera

Gianfranco Cingolani si è laureato in Ingegneria presso il Politecnico di Milano, e in seguito con alcuni colleghi ha fondato due Società operanti nel settore dell’elettromeccanica. Interessato ad approfondire la storia dell’origine dell’uomo e delle religioni, pubblica per Europa Edizioni nel 2017, e in seconda edizione nel 2019, il saggio “La vera storia del cristianesimo che i credenti forse non conoscono. Insostenibili contraddizioni tra storia e religione”.

Gianfranco Cingolani autore della vera storia del Cristianesimo
Gianfranco Cingolani

«Quali sono i motivi che l’hanno spinta a scrivere l’opera La vera storia del cristianesimo che i credenti forse non conoscono

Più volte, durante la mia vita, mi è capitato di non condividere affermazioni ed insegnamenti della Chiesa che, per le conoscenze che avevo accumulato, mi sembravano palesemente distorte se non del tutto false. Da molti anni non frequento i riti religiosi, salvo l’occasione di celebrazioni di matrimoni, comunioni e cresime dei nipoti e, purtroppo, le onoranze funebri di parenti ed amici.

Andando in pensione ho iniziato ad annotarmi le incongruenze che mi capitava di ascoltare. Ho quindi riletto Bibbia e Vangeli ricordando che contenevano tantissime altre cose assurde ed antistoriche. Annotavo quindi diligentemente quanto ritenevo interessante, aggiungendo  qualche commento personale.

Circa sei anni fa, proprio in occasione di un funerale, mi ha colpito profondamente l’omelia del celebrante. Esaltava la fermezza della fede di Giobbe di fronte alle amare prove che Dio gli aveva mandato. Il racconto biblico narra che il patriarca Giobbe era uomo timorato di Dio, con una bella e numerosa famiglia e vasti possedimenti agricoli: per questo ogni giorno benediva il Signore.

Il demonio si presentò a Dio proponendo una scommessa: se si toglievano al patriarca le sue ricchezze e la fortuna di una famiglia numerosa sicuramente egli avrebbe smesso di lodare Dio. Questi accettò la scommessa (facile: era onnisciente…).

Grazie all’intervento divino a Giobbe vennero depredate tutte le ricchezze e tutti i possedimenti; furono uccisi i suoi dieci figli e fu gettato sul lastrico (anzi in un letamaio). Ma Giobbe anche da qui lodava il Signore. Questa storia assurda veniva proposta come esempio di fedeltà per tutti i fedeli. Ma non venne evidenziata l’assurda crudeltà del quel Dio. Quel giorno decisi di scrivere il mio libro.

«È molto interessante nell’opera il suo discorso sulle caratteristiche antropomorfiche delle divinità che fin dall’alba dei tempi sono state venerate dagli esseri umani. Vuole parlarcene?»

La prima divinità comparsa circa 20 mila anni fa sulla terra era una donna: la Dea Madre o Madre Terra, con gli attributi fisici femminili in bella evidenza: sovrintendeva alla fertilità della terra e delle donne.

Nella storia dei maggiori popoli antichi (in ordine di tempo: Sumeri, Egizi, Babilonesi, Fenici, Ebrei, Greci, Maya, Romani) sono stati venerati centinaia di migliaia di divinità raffigurati sempre con sembianze umane e descritte nei relativi “libri sacri” con gli stessi pregi e, soprattutto, difetti della gente comune.

Dei spesso irosi, vendicativi, assassini: proprio nessuna differenza dagli umani da loro creati. Non fa eccezione la Bibbia. Dio crea l’uomo dal fango a sua immagine e somiglianza: già qui l’uomo ha iniziato a prestare il suo volto a Dio. Nel settimo giorno deve riposarsi: ancora una banale esigenza umana.

Si arrabbia con i progenitori e li punisce insieme a tutti i loro discendenti: se era onnisciente non poteva prevedere il morso della mela ed astenersi dal creare l’umanità per poi condannarla perpetuamente?

Per tutto il seguito del testo viene rappresentato un Dio spietato, che combatte personalmente, punisce, uccide uomini donne e bambini (circa 30 milioni di persone se si credesse letteralmente al testo). Dopo il popolo eletto (di dimensioni e rilevanza storica infime) Dio sembra passare armi e bagagli con i cristiani che a loro volta sterminano decine di milioni di ebrei evidentemente col beneplacito della stessa divinità.

L’antropomorfismo non si ferma solo all’immagine di Dio, ma viene esteso a tutte le rappresentazioni religiose: paradiso, inferno e purgatorio; riti e dogmi, ecc. Analogamente l’immagine e la storia della Madonna (con le tantissime presunte apparizioni) si basano su uno stereotipo femminile ingessato non solo nel volto eternamente giovane e nei soliti vestiti, ma anche nelle sue incombenze teneramente materne.

Ma la cosa è del tutto comprensibile: i fedeli possono credere solo a cose presenti in natura, ma  non ad entità impalpabili ed inconoscibili. In fondo il vastissimo repertorio di rappresentazioni pittoriche, scultoree e letterarie è nato proprio per questo.

«Che ritratto della Chiesa emerge dalla sua opera? Dopo duemila anni di storia del cristianesimo, cosa è stato mantenuto delle premesse iniziali, e cosa invece è stato sconfessato?»

Credo che dal mio libro emerga un ritratto della Chiesa romana con colori tra il grigio ed il nero. Probabilmente, in modo forse inconsapevole, ho evidenziato maggiormente queste tonalità per dare maggior forza alle mie tesi. La storia del cristianesimo, nei duemila anni trascorsi, è decisamente negativa nel suo complesso. Non fanno eccezione neanche gli ultimi lustri.

Quello che mi lascia più perplesso è che nessuno degli ultimi papi abbia avuto il coraggio di condannare in blocco i troppi secoli bui e proporre, se non a parole, una ripartenza in linea con gli insegnamenti evangelici. Direi anzi che se ci rimangono esempi di questi insegnamenti dobbiamo ringraziare movimenti isolati di persone vissute all’interno di conventi e, spesso, in aperto contrasto con la Chiesa ufficiale.

Papa Francesco, se vuole davvero innovare, deve far una pulizia drastica all’interno della curia e, soprattutto, nei tanti insegnamenti e comportamenti vetusti e condannati dalla storia (ad esempio gli esorcismi, il culto delle reliquie e dei corpi di santi apparentemente incorrotti; la venerazione di reperti apertamente antistorici come la Sindone, la Casetta di Loreto ed, infine, i tanti centri di business nati intorno alle presunte apparizioni della Madonna).

Temo la permanenza del celibato e della castità imposti al clero.

Certo, in tutte le organizzazioni sociali sono le persone a fare la differenza. Ed anche nella Chiesa ci sono esempi luminosissimi di bontà e dedizione al prossimo. Molte attività legate alla Chiesa (Caritas, oratori e molte altre opere di assistenza per i giovani ed i bisognosi) hanno un altissimo valore sociale.

Venendo ai giorni nostri probabilmente anche il tanto vituperato “buonismo” verso gli immigrati ed i “diversi” (per origine, orientamento, formazione e religione) trova linfa nell’insegnamento cattolico. Direi un robusto freno alla decadenza morale e civile che sembra voler ingoiare l’Italia.

«La vera storia del cristianesimo che i credenti forse non conoscono è un’opera che fa potenzialmente paura ai fedeli. Come è stata accolta dalla comunità religiosa?»

La reazione della comunità religiosa alla mia opera non è stata ancora palesata. Ho cercato di confrontarmi con alcuni sacerdoti, ma tutti hanno tergiversato e poi rifiutato l’incontro. Ho chiesto un confronto ad un importante teologo francescano di Assisi: mi ha risposto che ci incontreremo quando “Dio lo vorrà”: evidentemente non ha avuto ancora l’autorizzazione.

Posso invece raccontare la reazione di tanti parenti ed amici abituali frequentatori della Chiesa. Le risposte sono state varie. Molti, convinti della loro fede, hanno rifiutato di leggere il libro. Altri, indecisi, mi hanno risposto di non insistere perché anche loro avevano già “molti dubbi” e non volevano rafforzarli.

Qualcuno ha condiviso moltissime mie conclusioni (specialmente sulla Bibbia), ma non se la sono sentita di abbandonare le loro abitudini religiose. Solo pochi hanno condiviso pienamente i miei ragionamenti. Io vorrei tanto un confronto pacato con chi la pensa in modo diverso.

Credo anzi che una discussione aperta su questi temi possa essere utile per tutti. Forse mi sbaglio, ma ho l’impressione di essere nelle condizioni di quel bambino, descritto da H. C. Andersen, quando esclamò tra la folla ossequiante: il Re è nudo!

«Come è possibile che si possano giustificare secoli di guerre sante e massacri, come la Santa Inquisizione, in nome di un Dio che predica la tolleranza e la bontà ma che viene poi dipinto nei testi sacri come collerico e vendicativo?».

L’apparente contrapposizione tra le violenze praticate dalla Chiesa e l’invito divino alla tolleranza ed al rispetto di tutti non è poi così sorprendente. Incominciamo a dire che la pena di morte è stata sempre contemplata (e praticata con solerzia) dalla Chiesa romana fin dalle sue origini a partire da S. Paolo.

Agostino introduce il concetto della guerra giusta. Tommaso afferma: se un uomo è pericoloso alla comunità e la corrompe, giustamente e lodevolmente lo si uccide per preservare il bene comune.

Nel paragrafo 2267 del nuovo catechismo si dice:

il V comandamento non uccidere vale solo per le persone innocenti.

Alcune volte anche Gesù propose le maniere forti: ad esempio contro i mercanti nel Tempio, contro i Farisei, verso chi era contro di lui; ancora più drastico in Mt 18,6 dove afferma che a chi scandalizza i bambini dovrebbe essere appesa una macina al collo e gettato nel profondo del mare (fosse vero il Tevere, di fronte al Vaticano, sarebbe bloccato da centinaia di migliaia di macine…).  

Come è stato giustificato il ricorso alla violenza per eliminare i dissidenti o portare con la forza in non credenti dentro la Chiesa?

Sembra che il primo riferimento sia stata la parabola del figliol prodigo. Il padre, per festeggiare il ritorno del figlio, organizzò un pranzo grandioso; per aumentare i commensali si dovevano obbligare con la forza a partecipare anche i passanti.

Secondo i primi Padri della Chiesa l’interpretazione era che si poteva utilizzare la forza per costringere i non credenti o gli eretici a partecipare alla mensa del Signore. Indirettamente anche la collera e la violenza del Dio biblico erano giustificati dai teologi come un giusto mezzo per riportare i peccatori al rispetto della volontà divina.

«Nella sua opera viene riservata una parte importante anche all’universo femminile. Nonostante nel suo testo si affermi che i più ferventi credenti sono proprio le donne, lei racconta una realtà ben diversa che le ha riguardate in passato e che le riguarda ancora oggi. Vuole parlarcene più nel dettaglio?».

La sottomissione della donna all’uomo è un retaggio storico di tutte le religioni. Le tre religioni monoteistiche lo deducono direttamente dalla Bibbia quando Dio, scacciando i progenitori dal paradiso terrestre, condannò la donna ad essere sottomessa all’uomo.

In generale si può immaginare che la donna, dovendosi per lo più occupare di casa e dei figli ed essendo fisicamente più debole, venga esclusa dalle decisioni importanti che sono sempre state considerate di pertinenza degli uomini. Tutt’oggi tantissimi maschi, forti della loro superiorità fisica, continuano a sentirsi padroni delle loro donne e, purtroppo, a vessarle, perseguitarle fino ad ucciderle. 

Per la Chiesa cattolica la questione è molto più complessa. Quel maledetto morso di mela ha convinto tutti i maggiori padri e santi della chiesa a considerare la donna peccatrice tout court e, per di più, tentatrice di uomini. Agostino l’ha definita porta dell’inferno e Tommaso aborto d’uomo.

Papa Pio II affermava:

quando vedi una donna  pensa che sia il demonio.  

Sicuramente in una Chiesa da sempre rappresentata da uomini per di più votati teoricamente alla castità, si è instaurata una misoginia perversa. Ancora peggio, poiché la Chiesa (ripeto di uomini teoricamente casti) ha sempre considerato il sesso uno strumento del demonio ed il peggiore motivo di peccato, va da se che è la femmina, coi suoi vezzi, le sue moine ed i suoi tentacoli, ad indurre in tentazione il povero maschio.

Molto lentamente anche le maggiori religioni stanno iniziando un processo di riqualificazione delle donne. Nell’induismo questo processo è iniziato grazie a Gandhi. In molti paesi arabi la donna sta iniziando ad accedere al voto politico, guidare una macchina e dismettere i vestiti che le nascondevano.

Anche nel cattolicesimo le donne hanno iniziato ad assumere funzioni sempre più importanti all’interno delle organizzazioni religiose. Insomma speriamo che le affermazioni di Paolo VI, che volevano la donna in casa e sottomessa al marito, vengano definitivamente dimenticate.

«Vuole condividere con noi una citazione dal suo libro che rispecchi il messaggio dell’opera La vera storia del cristianesimo che i credenti forse non conoscono?»

Mi è difficile scegliere un passo del mio libro che abbia maggiore importanza degli altri e, contemporaneamente, sintetizzi il mio pensiero. In uno dei capitoli mi sono chiesto: Dio esiste davvero? Mi sono dato queste risposte.

I credenti vedono dio nelle tantissime cose belle del creato: nell’armonia gigantesca dell’universo, nella complessità e nelle straordinarie capacità degli esseri viventi (a partire dalla riproduzione), nel sorriso di un bimbo, nei colori del tramonto e nelle tantissime cose belle presenti sulla terra.

Non c’è dubbio: spesso si rimane a bocca aperta e non si riesce che ad ipotizzare un creatore straordinario ed onnipotente! Da questo punto di vista certamente non può bastare opporre l’intervento fortuito del caso. Ci sono però almeno altrettante situazioni ed avvenimenti terribili ed inaccettabili che hanno oppresso l’umanità in ogni tempo e che negherebbero invece platealmente l’esistenza di un dio con tutte le qualità che gli vengono attribuite.

Sembrerebbe la storia del voler vedere lo stesso bicchiere o mezzo pieno o mezzo vuoto: ma se questo succede forse vuol dire che… l’oste (cioè dio), se non è assente, è un po’ distratto o comunque disinteressato. Alcune pagine più avanti: La malnutrizione causa ogni anno la morte di almeno 3,1 milioni di bambini, pari al 45 per cento dei decessi tra i minori di 5 anni.

In molti paesi africani la mortalità neonatale supera ancor oggi il 75%. La fame, le malattie e le pestilenze fanno ogni giorno strage di adulti e bambini; l’AIDS stermina intere regioni. Si valuta che in Africa muoia un bambino ogni 5 secondi.

Questa triste fine tocca quasi sempre alle popolazioni più povere ed indifese, vale a dire proprio quelle che dovrebbero essere più vicine al cuore di Dio, come ci dice la religione.

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