Luciano De Crescenzo, Ciao ingegnere filosofo

Luciano De Crescenzo

Prima Camilleri, poi De Crescenzo:

quanti motivi in più abbiamo ora per guardare al cielo e sorridere?

Ci ha lasciati, ieri, anche Luciano De Crescenzo.

Ingegnere prestato alla filosofia: potremmo semplicemente definirlo così, De Crescenzo, ma in maniera molto riduttiva. Se leggessimo attentamente la sua autobiografia, Sono stato fortunato, regalo per i suoi novant’anni compiuti lo scorso anno, in realtà scopriremmo molto di più.

In particolare, che ha vissuto molti problemi a noi comuni: le difficoltà iniziali nel trovare lavoro nel settore pertinente la sua laurea in ingegneria, motivo per cui si è dedicato a lavori in settori totalmente differenti, seppur per brevi periodi.

Partenopeo di nascita, si trasferisce a Milano per lavorare all’IBM, dove riesce a far carriera e a diventare dirigente. Nel 1977, però, decide di fare un salto nel buio, come lui stesso dichiara in un’intervista rilasciata parecchi anni fa:

decide di abbandonare il suo lavoro in IBM per dedicarsi alla sua passione: la scrittura.

Proprio quel salto, compiuto per evitare rimpianti nel tempo e rimproverarsi di “Potevo provarci, invece ho solo avuto paura”, gli consente non solo di affermarsi quale scrittore e divulgatore di filosofia, ma anche di sperimentarsi come sceneggiatore, attore e regista.

Il suo spirito partenopeo, la sua capacità analitica di ingegnere informatico, insieme a quelle critica, retorica e dialettica proprie del filosofo, gli hanno consentito sempre di far dialogare il passato e il presente, il Nord e il Sud, creando continuità di identità storico-culturale e politico-geografica.

Proprio come ci dimostra con le sequenze finali del suo primo film, Così parlò Bellavista, tratto dal suo omonimo romanzo. Nel film De Crescenzo interpreta Bellavista, Il professore protagonista delle vicende di un condominio (molto sui generis, come tutti i condomini, del resto) in cui a un tratto arriva una piccola famiglia milanese, dagli altri inquilini vista con sospetto, vissuta con distacco e diffidenza.

Sarà un evento del tutto fortuito a far entrare in dialogo le due geografie umane, quando il professor Bellavista e il dottor Cazzanica, il capofamiglia milanese, si trovano bloccati in ascensore e parlano, scoprendo molti più tratti in comune di quanti ne potessero immaginare, creando così un continuum tra il vissuto già radicato del napoletano e il vissuto da ricreare del milanese trasferito.

La bellezza di Così parlò Bellavista è data dalla leggerezza e dall’applicazione alla vita di tutti i giorni della filosofia spiegata da Bellavista-De Crescenzo ai suoi amici coinquilini: lo spazzino, il portinaio, qualche disoccupato, tutti affascinati dai filosofi dell’Antica Grecia grazie alla voce del professore-scrittore, alla sua abilità di renderli quasi loro compagni di banco “più bravi”, o più saggi.

Era il 1977 quando la prima edizione di Così parlò Bellavista approdava nelle librerie di tutto il mondo, giungendo persino in Giappone.

Solo sette anni dopo, Bellavista diventa il protagonista della pellicola cinematografica.

Da allora, per De Crescenzo molti successi si sono alternati tra libri e film, con voce sempre allegra e piena di vita, appassionandoci al mondo dei miti, della filosofia e della sua applicazione al quotidiano, senza troppe speculazioni ma con piglio ironico e pratico.

Il dubbio, Croce e delizia, Panta rei, Ordine e disordine, Il tempo e la felicità: sono solo alcuni titoli che ci fanno intuire la grandezza di questa mente capace, con parole semplici, di spaziare dalla poesia alla tecnologia e viceversa, dalla poesia del sentire all’impellenza del quotidiano, portandoci sempre per mano.

Le sue riflessioni sanno condurre il lettore e lo spettatore attento su più piani di analisi; la sua ironia sa essere pungente ma mai offensiva poiché fotografia della realtà; la sua filosofia si sposa col compito di aprire gli occhi, risvegliare le menti, forse richiamare la pietas e l’humanitas.

Dalla critica ai politici attuali rintracciabile in Stammi felice, dall’analisi della corruzione, alla consapevolezza che i momenti magici, il più delle volte, si vivono con superficialità e passività, scoprendoli poi solo molti anni dopo il loro verificarsi, come ha precisato parlando di sé nella sua autobiografia: attraverso tutto ciò ci conduce il nostro ingegnere filosofo del caffè sospeso.

Molti dialoghi, molte citazioni vorrei e potrei riportare in questo articolo, ma mi limito a ricordare un dialogo, tratto dalla sua prima opera, che mi riconduce alle vicende dell’inchiesta giudiziaria Angeli e Demoni, pagina nera della nostra storia che non possiamo tacere.

Si tratta del dialogo tra il professor Bellavista e il membro di un clan malavitoso di Napoli che estorce denaro a suo genero per non fargli saltare in aria il negozio di articoli religiosi.

– Ma siete nato a Napoli?
– Sì. Perché?
– A Napoli Napoli o in provincia?
– No, di Napoli centro. Sono nato incoppa ‘o quartiere.
– Da genitori stranieri?
– No, da genitori napoletani. Ma perché mi state facendo questo interrogatorio?
– (…) Perché mi sembra strano che un napoletano, un uomo d’amore, possa essere così spietato contro un’altra persona da minacciarla di morte solo per motivi di denaro. (..) Ma tutto sommato, non è che fate una vita ‘emmerd? Perché, penso io, Gesù sì, fate pure i miliardi, guadagnate, però (…) vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?

(dal film Così parlò Bellavista, di e con Luciano De Crescenzo, 1984)

Se sostituissimo napoletano con italiano, alla luce di tutta la tradizione e la cultura di cui siamo figli e discendenti, consapevoli di tutti gli scempi, di tutti i crimini, di tutti gli illeciti, di tutte le ingiustizie che in Italia esistono e di cui pure siamo testimoni, quante riflessioni potremmo trarre da questo dialogo!

E se pensassimo, con quella semplice domanda Vi conviene?, alla dimensione etica, morale, valoriale, alla capacità di guardarsi allo specchio e vedere una coscienza pulita, mossa da altruismo e lealtà, quanto altro riusciremmo a vedere in questo dialogo.

In un’Italia allo sbando, nel giro di due soli giorni, l’Italia ha perso le sue menti migliori, le sue voci più sagge: Camilleri e De Crescenzo. Sta a  noi, ora, rendere la nostra Nazione un paese migliore.

Leggi anche: ANDREA CAMILLERI, Ciao Uomo di Tiresia

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Luana Lamparelli

Luana Lamparelli è un’autrice pugliese. Ha pubblicato due romanzi: Giardini senza tempo (2012) e Piccoli silenzi desiderabili (2014), in cui sono presenti numerose poesie che l’autrice presta, attraverso l’artifizio letterario, ad alcuni suoi protagonisti. Ha anche scritto racconti per Vanity Fair e Versante Ripido, rivista nazionale di poesia molto apprezzata in Italia e all’estero, con cui ancora collabora. Ha collaborato alla scrittura di una sceneggiatura per webserie e fornito contributi letterari per eventi culturali. Insieme ad altri poeti italiani, è coautrice di alcune sillogi, tra cui ricordiamo l’antologia di prosa e poesia civile “La pacchia è strafinita”, una risposta da numerose voci della poesia italiana alle dichiarazioni del Ministro degli Interni Salvini. Numerosi i suoi contributi letterari per eventi culturali e sceneggiature per webserie. Il 23 Giugno 2018 ha vinto il premio del Certamen Lauriferum indetto dalla Notte Bianca della Poesia di Giovinazzo, concorso di poesia estemporanea. A Luglio dello stesso anno è stata tra i dieci finalisti del Premio Più Luce del cartellone dell’Anfiteatro del Vittoriale degli italiani “Tener-a-mente”. Ha curato una rubrica di arte, cultura e spettacolo, Ars Artis, per diverse pagine del portale pugliese di informazione della Livenetwork. Nella vita di tutti i giorni è anche docente di Scienze Umane, ama leggere, studiare, incoraggiare gli altri. Non ama la mancanza di trasparenza e di autocritica. Il suo contributo per Il Progresso nasce dall’incontro della sua professionalità e del suo punto di vista sulla realtà che viviamo e che ci passa davanti tra gli incroci per strada e il telegiornale. Il suo sito si chiama Circo Lamparelli.

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