PREMIO STREGA: tra storia, memoria e rielaborazione

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PREMIO STREGA

Ha vinto la Storia, anzi, i racconti degli uomini che sono stati protagonisti della Storia d’Italia: “M – il figlio del Secolo” di Antonio Scurati è il vincitore della 73esima edizione del prestigioso “Premio Strega”.

L’autore aveva già sfiorato l’ambito premio nel 2009, e ancora aveva accarezzato la vittoria con 5 voti nel 2014. Accademico milanese, ma di origini napoletane, fedele autore della storica casa editrice “Bompiani” con cui aveva esordito nel 2002 con “Il Rumore sordo della battaglia”, questa volta ha portato a casa il premio e dato un sorso come da tradizione alla bottiglia del noto liquore di Benevento.

«E’ un romanzo non un saggio storico – ha dichiarato lo scrittore –  ed ha l’obiettivo di integrare, di completare, magari, il lavoro analitico della ricerca storica con la forza sintetica della narrazione».  

Alla vigilia della premiazione, Scurati ha più volte detto di essersi sentito ammantato di una “responsabilità etica, estetica e sociale” nello scrivere M, e che per essere antifascisti «non è necessario una militanza o stare sotto bandiere di qualche colore, perché è sufficiente essere sinceri democratici per essere antifascisti».

Un passaggio del romanzo dice:

«Ci vuole un sortilegio ipnotico che consenta di fare e disfare, di affermare un’idea e il suo opposto, di convincersi coscientemente della veridicità di qualcosa pur sapendone inconsciamente la falsità, soprattutto bisogna poter dimenticare e dimenticare di aver dimenticato. Ci vuole, insomma, un bipensiero».

Scurati in  “M – Il figlio del secolo” ci consegna la radiografia del Ventennio attraverso gli occhi dei suoi protagonisti: Italo Balbo e Gabriele D’Annunzio, Margherita Sarfatti e Benito Mussolini dall’embrione del partito sino alle dinamiche della direzione a “Il Popolo d’Italia”, passando per l’assassinio di Giacomo Matteotti.

L’autore ci ripresenta la storia degli uomini e delle donne dietro i simboli e i fasci littori con la sua abilità di cronista-saggista senza trascurare il fascino della narrazione letteraria e distopica.

I fantastici cinque quest’anno erano titoli della narrativa contemporanea più letta e più amata e la vittoria di Scurati non era affatto scontata, anche se in molti lo davano per favorito. Il “Premio Strega”, vinto per la prima volta nel 1947 da Ennio Flaiano, con “Tempo di uccidere”, ha conservato per tutti questi anni un grande valore italiano ma anche internazionale. 

Furono Maria Bellonci e Guido Alberti, patron della casa produttrice del noto liquore “Strega”, ispirato alle leggende sulle streghe di Benevento, a istituire un premio che rappresentasse il “top” della narrativa in Italia. 

Il Premio Strega nacque come progetto di rinascita della cultura: dobbiamo immaginare un Paese distrutto da vent’anni di dittatura fascista, povero e limitato nell’espressione di stampa e di pensiero.

Nell’inverno del 1944 un gruppo di amici, docenti, giornalisti, letterati, artisti e scrittori, di ogni partito, iniziarono a riunirsi per far fronte alla disperazione e alla dispersione delle idee che dilagava in quel periodo storico: occorreva cambiare le cose, riportare la cultura al centro.

«Già da tempo cominciavo a pensare ad un nostro premio: un premio che nessuno ancora avesse mai immaginato.

L’idea di una giuria vasta e democratica che comprendesse tutti i nostri amici mi sembrava tornar bene per ogni verso; confermava il nuovo acquisto della democrazia».

Così la fondatrice, Maria Bellonci, raccontava la nascita dello Strega, che è subito diventato mappa del clima culturale italiano e non solo, dei gusti e delle ideologie dei lettori, specchio della società e dei suoi aspetti sia negativi che positivi. Un riconoscimento che è diventato un sogno prezioso per ogni scrittrice o scrittore.

Veniamo a scoprire chi erano le tre autrici e l’altro autore che quest’anno si sono sfidati con Scurati, aggiudicandosi l’ambito posto nella cinquina.

Claudia Durastanti con “La straniera”, edito da “La Nave di Teseo”:

«Scrivere te stessa significa ricordare che sei nata con rabbia e sei stata una colata lavica densa e continua, prima che la tua crosta si indurisse e si spaccasse per lasciar affiorare una specie di amore, o che la forza inutile del perdono venisse a levigarti e ad appiattire ogni tuo avvallamento».

L’autrice, lucana ma vissuta prevalentemente negli Stati Uniti, usa il linguaggio della cittadina del mondo, costruendo una trama intensa preservando il delicato limite tra autobiografia e finzione.

E’ un romanzo che si “vive” attraverso il racconto delle figure chiave della narrazione: i nonni emigrati a New York, le dinamiche dell’infanzia a Brooklyn, la Basilicata della nonna, e poi la vita a Londra.

Il tutto seguendo un filo senza una vera e propria sequenza cronologica. Un altro intreccio del romanzo si dipana dalla centralità della madre che nonostante la sua disabilità ha saputo avventurarsi nel mondo, trasmettendo questo valore ai figli.

Nadia Terranova con “Addio fantasmi” edito da Einaudi:

«Gli oggetti non sono affidabili, i ricordi non esistono, esistono solo le ossessioni. Le usiamo per tenere la crepa aperta e ci raccontiamo che la memoria è importante, che noi soltanto ne siamo i guardiani. Teniamo la ferita larga perché ci stiano dentro i nostri mali, i nostri timori, stiamo attenti che sia profonda abbastanza da contenere il nostro dolore, guai a lasciarlo vagare. Esistono solo le ossessioni, e intanto il tempo le ha rese più vere di noi.»

Un romanzo magistrale sulla memoria e dedicato ai “sopravvissuti” ovvero ciascun lettore. Ida, la protagonista, divisa tra Roma e Messina, deve percorrere il mare – e lo stretto- per fare ritorno nella casa di infanzia alla ricerca di una “scatola della memoria” dopo il trauma della perdita, mai superato, della figura paterna.

I conti con gli spettri del passato, al cospetto di un futuro che la protagonista vede come una cortina nera e spessa, le ferite profonde fanno di questo libro una voce potente e dolorosa, che tocca i punti nevralgici del passato che tiene in ostaggio.

Marco Missiroli con “Fedeltà” edito da Einaudi:

«Che parola sbagliata, amante. Che parola sbagliata, tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito? Cosa toglieva consumarsi con un’altra ragazza, accaparrandosi una gioia momentanea e dando, possibilmente, una gioia momentanea. Alzarsi, rivestirsi, senza instaurare rituali romantici o affettuosi, preservando la liturgia che con sua moglie aveva consolidato negli anni e non avrebbe mai messo in discussione».

L’autore tesse una trama, apparentemente semplice, per porre domande profonde e attuali sulle relazioni attuali, scavando nei codici dei sentimenti e nelle nostre profonde aspettative. Missiroli indaga con maestria da narratore sulle sfumature psicologiche che costellano la nostra vita e i rapporti, in bilico tra quello che si sceglie e quello che si desidera. 

Benedetta Cibrario con “Il rumore del Mondo” edito da Mondadori:  

«Nessuno si separa volentieri da ciò che ama e conosce, per cui puoi immaginarti il mio stato d’animo adesso che ho compreso che la persona che mi accingevo ad abbandonare definitivamente ero io stessa. Separarsi da sé è il dolore più profondo».

Il romanzo è la storia avvincente di Anne Bacon, la protagonista, una londinese figlia di un ricco mercante di seta e del suo amore per Prospero Carlo Carando di Vignon, che si rivelerà presto un marito deludente ed inaffidabile.

La storia personale di Anne si intreccia a quella di un’Italia che è attraversata da grandi cambiamenti come le lotte per l’Indipendenza. I dieci anni del Risorgimento visti con gli occhi di una donna inglese, piena di ideali e di sogni infranti. 

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Antonella De Biasi
Antonella De Biasi

Antonella De Biasi, pugliese, giornalista pubblicista dal 26.07.2005, attualmente corrispondente dalla terra ionica per “La Gazzetta del Mezzogiorno”, editor e correttrice di bozze, esperta in recensioni e schede di lettura. Collabora con "Flanerì" blog nazionale sulla narrativa, il cinema e la musica contemporanea. Insegnante di geografia visiva presso l’Utep (università territoriale per la terza età) di Laterza (Ta). Ha tenuto corsi ministeriali europei "Pon" di Giornalismo nel 2018 presso l’I.C “A. Diaz” di Laterza (T) oltre a svolgere laboratori di scrittura presso associazioni territoriali. Crede nella grande passione per la scrittura, la comunicazione, la cultura e l’arte: cercando di lavorare seguendo sempre questo binomio, aprendosi ad ogni nuova forma di comunicazione ma preservando anche i sistemi più classici e poetici.

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