AFRICA, RE LEONE È IN PERICOLO

leone

RE LEONE

È il secondo felino più grande del mondo dopo la tigre. Mammifero carnivoro della famiglia dei felidi, i cui esemplari maschi possono raggiungere i 250 chilogrammi e vivere in natura fino a 15 anni. Animali con uno spiccato spirito di socialità, in rapporto agli altri felini e da sempre simbolo di maestosità e ferocia.

Vivono in branchi formati generalmente da un maschio o una femmina alfa (o più raramente 2, se fratelli o sorelle) ed un gruppo misto formato da esemplari imparentati tra loro, con cui l’esemplare alfa si accoppia, oltre alla loro prole. I cuccioli maschi restano all’interno del branco fino alla loro maturazione sessuale, quando vengono scacciati da parte dell’alfa.

I giovani maschi adulti, una volta allontanati dal vecchio branco, possono per qualche tempo restare insieme, formando un piccolo branco di soli maschi (fratelli), finché non decidano di separarsi per formare delle loro famiglie, in genere scacciando un altro maschio da un branco rivale.

Le femmine sono le vere reggenti del “clan”:

tipicamente cacciano in gruppo, occupandosi in maniera pressoché esclusiva di provvedere al sostentamento della prole. È un cosiddetto predatore alfa, ovvero si colloca all’apice della catena alimentare, non avendo predatori in natura, a parte l’uomo.

Questo straordinario esempio di forza e di bellezza naturale è in grave pericolo.

Per ogni leone, infatti, esistono in natura ben 14 elefanti africani e 15 gorilla di pianura occidentali. Persino i rinoceronti, specie notoriamente ricercata ed ambita dai cacciatori per il suo corno, sono più numerosi dei leoni. 

Questa specie iconica è scomparsa per oltre il 90% del suo territorio storico, che una volta comprendeva quasi tutto il continente africano ed ora è ridotto a meno di 2 milioni di chilometri quadrati.

Con meno di 25.000 esemplari stimati in Africa, i leoni sono classificati come vulnerabili nella Lista Rossa IUCN, l’istituzione che definisce lo stato di conservazione delle specie di tutto il mondo.

Per dare un’idea della situazione, il Wildlife Conservation Network (WCN) sottolinea che il numero di leoni si è dimezzato da quando il film d’animazione “Il Re Leone” ha debuttato nei cinema nel 1994. Ora che è appena uscita nelle sale la riedizione del kolossal dell’animazione, questa icona universale di forza e bellezza sta scomparendo in silenzio, un rischio inimmaginabile venticinque anni fa.

Per salvaguardare i branchi di leoni africani, i conservazionisti stanno lavorando per ridurre i costi legati alla loro presenza vicino all’uomo ed evidenziare il valore locale, specialmente turistico, che può derivare dalla loro protezione.

Ma quali sono le reali minacce per il Re della Savana?

Per sopravvivere, i predatori africani devono fronteggiare una enorme quantità di minacce.

In primis, la diminuzione delle loro prede naturali (gazzelle e impala su tutti), dovuta al crescente commercio di carne di animali selvatici, che li costringe ad andare in cerca di bestiame ed entrare pericolosamente in contatto con gli esseri umani, esponendosi al rischio di essere uccisi.

A questo si unisce la progressiva espansione degli insediamenti umani, che rende l’habitat dei leoni sempre più piccolo e frammentato, causando difficoltà per i maschi nella ricerca delle femmine ed i conseguenti accoppiamenti, rendendo sempre meno probabile la formazione di nuovi branchi.

I conservazionisti sperano di fermare il declino di questa fragile specie incentivando e supportando la coesistenza tra uomini e leoni su tutto il territorio africano.

Ovviamente, anche il bracconaggio rappresenta una minaccia

La pelle, i denti, le zampe e gli artigli vengono usati nei riti tribali e nella medicina tradizionale africana, ed è in costante crescita la richiesta di parti di leone nel mercato asiatico.

“Parte della soluzione consiste nel bilanciare le spese necessarie per la gestione delle aree protette, che sono la spina dorsale della conservazione e quelle per la tutela dei leoni nelle aree non protette” dice Amy Dickman (borsista del National Geographic) ricercatrice della Oxford Wildlife Conservation Research Unit (WildCRU), coautrice di un rapporto del 2019 intitolato “State of the Lion”.

Se vogliamo che tra 50 anni esistano ancora i leoni, dobbiamo correggere il sistema dei costi e benefici in modo che la maggior parte dei benefici abbia ricadute a livello locale mentre i costi siano sostenuti a livello internazionale.

La sopravvivenza della specie dipende dal lavoro, ancora tutto in divenire, da svolgere per le comunità locali che devono convivere con i leoni e riconoscere il proprio ruolo nella loro conservazione.

Mentre il mondo occidentale ha rifiutato di vivere con animali pericolosi, in Africa molte persone, ridotte spesso in condizioni inumane, convivono con animali come leoni ed elefanti, dando vita ad una coesistenza difficile.

Una soluzione possibile è quella di fornire benefici concreti a coloro che vivono nelle terre dei leoni per incentivarne la conservazione. Ad esempio, alcuni modelli prevedono ricompense per le comunità in cui il numero di leoni aumenta; questo fornisce ai residenti un buon motivo per non bracconare o mettere in atto rappresaglie per le uccisioni di bestiame.

I meccanismi di risarcimento funzionano in modo analogo:

i proprietari del bestiame ricevono somme di denaro per compensare la perdita del bestiame predato dai leoni.

Questo tipo di programmi è in grado di cambiare l’atteggiamento generale di una comunità nei confronti di animali che in precedenza erano visti come una minaccia alla sicurezza e alla sopravvivenza e non come quello che davvero sono: una preziosissima risorsa.

Se i benefici della convivenza con i leoni supereranno il costo, allora la gente sceglierà di proteggerli.

Un altro elemento importante è il coinvolgimento diretto delle comunità nella conservazione.

Un esempio in questo senso è rappresentato da Warrior Watch, un progetto di Ewaso Lions, un’organizzazione senza scopo di lucro con sede in Kenya. 

L’Organizzazione recluta giovani uomini Samburu, tradizionalmente esclusi dalle attività di conservazione e gestione della fauna selvatica, per cercare leoni nelle aree in cui vivono le loro comunità ed avvertire contestualmente i pastori che pascolano con il bestiame.

Come ricompensa per la loro attività di “sentinelle” dei pastori, i ragazzi ricevono un’istruzione adeguata, merce rara nella loro comunità. 

Ewaso Lions ha creato quindi una scuola domenicale dove ora i membri del programma possono imparare a leggere e scrivere in Swahili, la lingua locale.

Secondo dei sondaggi condotti dall’organizzazione alcuni anni fa, tutto questo ha avuto un effetto positivo sui ragazzi coinvolti, che hanno cominciato anche a sviluppare una maggiore responsabilità sociale ed un’etica conservazionista verso tutto il mondo naturale.

Cosa serve per proteggere i leoni

Il Lion Recovery Fund ha investito, a partire dal 2017, in 17 Paesi più di cinque milioni di dollari in progetti di conservazione, ma c’è ancora una grave carenza di fondi.

Molti Paesi africani hanno istituito grandi aree protette e parchi nazionali, che però risultano spesso difficili da gestire proprio per la mancanza di denaro, assieme alle numerosissime altre priorità che ovviamente coinvolgono il continente nero.

In uno studio del 2018 condotto dai ricercatori del posto è emerso che servirebbe più di un miliardo di dollari all’anno solo per salvaguardare i leoni nelle aree protette dell’Africa.

Attualmente il totale dei finanziamenti dedicati ammonta a 381 milioni di dollari l’anno.

Oltre alla mancanza di fondi, anche i disordini civili o le grandi distanze da percorrere possono rendere difficile per le autorità locali la gestione e la difesa delle aree protette.

È fondamentale fare in modo che i leader politici si rendano conto del valore della conservazione dei leoni, che va ben oltre i benefici dell’industria turistica, poiché favorisce sviluppo economico ed opportunità di lavoro.

In occasione della recente e già menzionata uscita del nuovo “Il Re Leone”, la Walt Disney Company ha anche collaborato con il Lion Recovery Fund per realizzare la campagna “Protect the Pride”, che ha lo scopo di informare il pubblico sulla crisi dei leoni ed incoraggiarlo a sostenere progetti di conservazione.

Anche se la situazione dei leoni è critica e la mancanza di fondi è un problema, si spera di riuscire a salvare questi predatori simbolo, che nonostante l’enormità del problema si stanno dimostrando estremamente resistenti e resilienti.

Se le aree protette dell’Africa ricevessero i fondi necessari per una corretta gestione, l’attuale popolazione di leoni potrebbe triplicare nel giro di pochi anni.

In un mondo che dal punto di vista climatico sta già affrontando emergenze abnormi, molte delle quali sono lontane da una soluzione immediata, questa è una finestra di opportunità per agire ora. Se aspettiamo ancora inermi, queste popolazioni di animali selvatici andranno perdute. Per sempre.

Leggi anche: L’azione dell’uomo sulla biosfera e la salvaguardia della Biodiversità

Luigi Risucci
Luigi Risucci

Editor, Lawyer

Luigi nasce a Matera nel 1990. Dopo aver conseguito la maturità classica intraprende gli studi giuridici presso l'Università degli studi "Aldo Moro" di Bari, dove consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza. La passione per la legge lo porta a conseguire il Diploma di Specializzazione in Professioni Legali, con tesi in diritto internazionale e dell'immigrazione. Avvocato dal 2018, lavora come funzionario presso l'INPS. Editorialista presso una testata giornalistica sportiva nazionale, ha esperienza nel settore immobiliare e legale. Ama viaggiare e scrivere, oltre a coltivare una passione viscerale per la natura ed il calcio.

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