Alluvioni e gestione del territorio

gestione del territorio

ALLUVIONI

La gestione del territorio in Italia, in particolare la gestione del patrimonio idrogeologico, nonostante il moltiplicarsi degli studi e delle ricerche e l’attenzione riservatagli dai mass media, non si è che raramente basata su una seria programmazione e, a fronte di un vasto corpus legislativo (spesso basato su luoghi comuni o sulle esternazioni di persone digiune anche di una conoscenza ecologica di base), le iniziative sono in massima parte portate avanti in maniera casuale, spesso sotto la spinta di eventi calamitosi.

In quest’ultimo caso in special modo, si parla di situazioni che “non si potevano prevedere”. Ma vediamo come stanno effettivamente le cose. La regimazione delle acque è stata significativamente alterata dalle profonde modifiche apportate alla copertura vegetale ed al territorio da una vasta antropizzazione, portata avanti senza tenere in alcun conto le conseguenze idrogeologiche.

Le escavazioni degli argini dei fiumi hanno contribuito a rendere critica la situazione, mentre il rifiuto, opposto dagli Enti locali, specie negli ultimi decenni, a qualsiasi opera di escavazione e pulizia degli alvei e la mancanza di opere di manutenzione delle sponde (in questo “pressati“ dalle associazioni ambientaliste), unite al disboscamento ed alla conseguenze desertificazione dei suoli ed al verificarsi di smottamenti e frane, rendono qualsiasi evento temporalesco di elevata intensità, portatore potenziale di disastri.

A questo stato di cose già critico, si sovrappone sovente la prassi di evitare le decisioni per paura delle conseguenze, senza rendersi conto che spesso il non agire costituisce la scelta peggiore.

Gli eventi che si sono succeduti negli ultimi decenni nel Paese non sono serviti ad insegnare alcunché alle autorità preposte alla gestione del territorio.

Anche gli interventi di ricostruzione seguiti alle alluvioni, mancano di una razionale regia e sono indirizzati unicamente a riparare i danni più urgenti (questo giustamente), ma manca la realizzazione di quelle opere che dovrebbero consentire il non ripetersi di queste situazioni, come manca una razionale e continua manutenzione del territorio, come pure raramente viene attuata una preventiva attività di pulizia delle sponde e la rimozione dai corpi idrici di tronchi, manufatti e quant’altro può determinare l’intasamento dei fiumi con conseguenze facilmente prevedibili.

A questo punto mi sembra già di sentire il coro di quanti sostengono che si tratta di situazioni eccezionali, non prevedibili, e causate dall’onnipresente (sui mass media) effetto serra o, peggio, dal buco dell’ozono che c’entra con le alluvioni come i cavoli a merenda.

Venezia nel 1825 come nel 2019
Alluvione del Polesine 1951. La rotta di Bosco, sullo sfondo quella di Malcantone – Comune di Occhiobello (RO). polesine.com

 

Alluvione del Polesine 1951. Frassinelle (RO) il camion che trasportava le 84 vittime sommerso dalle acque- polesine.com

Effettivamente gli eventi meteorologici, francamente in casi come questi non mi sembra logico parlare di cambiamenti climatici, non sono lineari ma caratterizzati da una certa variabilità.

E’ vero che negli ultimi decenni gli anni sono stati caratterizzati da un incremento delle temperature medie ed alcuni da scarsa piovosità, ma questo non dovrebbe farci dimenticare che le precipitazioni meteoriche non sono una rarità nell’area mediterranea, e se appena vogliamo dare un’occhiata alle cronache, anche recenti, possiamo renderci conto che le alluvioni non rappresentano ceto un fenomeno esotico.

Semmai possiamo renderci conto che la gravità di certi eventi è dovuta in massima parte alla mancanza di qualsiasi programmazione nella gestione del territorio ed all’atavica abitudine di costruire dovunque senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze, in questo “aiutati” dalla perniciosa prassi del condono. 

Il Ticino esondato nel rione borgo Basso a Pavia 25.11.2019 – Ansa

A quanti sostengono che la natura deve seguire il suo corso, vorrei ricordare che, soprattutto nel nostro Paese, la natura è stata rovesciata come un guanto è non è pensabile che si autoregimi secondo le esigenze dell’uomo.

Attualmente abbiamo le conoscenze e le tecnologie adeguate per risanare, almeno in parte, i guasti arrecati e per attuare una corretta manutenzione del territorio, passando dalla cultura dell’emergenza a quella della programmazione, con benefici per l’uomo e per quello che resta dell’ambiente naturale.

Mi si obietterà, a questo punto, che le alluvioni nel nostro Paese, come sopra ricordato, sono un fenomeno storico. Storico, esatto, anche le pestilenze sono un fenomeno storico ma, grazie al progresso delle conoscenze e delle tecnologie, costituiscono ormai un ricordo del passato. Quelle calamità che in passato l’uomo doveva subire, adesso possono essere perlomeno controllate.

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Ettore Ruberti
Ettore Ruberti

Ricercatore dell’ENEA, Dipartimento FSN-FISS-SNI, Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana, Direttore del Dipartimento di Biologia ed Ecologia di UNISRITA

ETTORE RUBERTI E' Ricercatore dell’ENEA, Dipartimento FSN-FISS-SNI, I suoi campi di ricerca sono l’evoluzione biologica e l’entomologia applicata. Dal ’91 si occupa anche di idrogeno come vettore energetico e di fenomeni nucleari collettivi nella materia condensata. Rappresenta l’ENEA al Forum Italiano dell’Idrogeno ed è coautore del libro bianco sull’idrogeno “Linee guida per la definizione di un piano strategico per lo sviluppo del vettore energetico idrogeno”. Dal ’97 Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana. Dal 25 settembre 2012 con qualifica accademica di Licentia Docenti ad Honorem per merito di chiara fama nella disciplina. E’ Direttore del Dipartimento di Biologia ed Ecologia di UNISRITA. Ha sviluppato una nuova ipotesi sul ruolo svolto da un debole campo elettromagnetico in argille di origine magmatiche (le montmorilloniti) nella formazione delle prime macromolecole biologiche, ipotesi che sta sottoponendo a verifica sperimentale. Ha sviluppato, in collaborazione con il Rettore dell’Università Ambrosiana, un progetto di ricerca, volto l’interruzione del ciclo del Plasmodium della Malaria nella Zanzara Anopheles, attualmente in fase di realizzazione attraverso una collaborazione ENEA/Università Ambrosiana.

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