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Gestione delle emergenze causate da virus

Emergenza Virus

Parallelamente all’inizio ed alla successiva espansione dell’emergenza legata all’influenza causata dal Coronavirus COVID19, abbiamo assistito all’esplosione giornalistico/mediatica di notizie non controllate, dichiarazioni rilasciate da chiunque riuscisse a parlare, politici compresi, ricette contraddittorie su cosa era o non era necessario fare, eccetera.

Come purtroppo avviene sovente nel nostro Paese, le notizie e le informazioni, o presunte tali, sono propinate all’uomo della strada senza nessun controllo (da non confondere con la censura), e gli unici che non sembrano autorizzati a parlare sono gli specialisti.

A parere di chi scrive, in un Paese serio, dovrebbe essere autorizzato a parlare solo uno specialista del settore, riconosciuto a livello di comunità scientifica è designato dall’Autorità politica. In questo modo, al pubblico, arriverebbero solo informazioni controllate, corrette e, quando necessario, puntuali istruzioni concernenti i comportamenti da adottare.

Dopo questa doverosa premessa, esaminiamo come stanno effettivamente le cose e, successivamente, valutiamo criticamente i comportamenti da adottare.


Gli effetti del Virus

Siamo, ormai da decenni, a conoscenza del fatto che i Virus possono, a volte, passare da una Specie all’altra e risultare, in alcuni casi, estremamente aggressivi, proprio in virtù della caratteristica di non essersi coevoluti con la Specie aggredita.

E’ ben noto che la virulenza tende a non risultare letale, o comunque estremamente debilitante per l’ospite, quando il Virus infetta i componenti di una Specie da tempo poiché, in caso contrario, venendo a mancare il “veicolo” l’agente virale finirebbe per essere “impossibilitato” a passare all’ospite successivo.

Viceversa, quando un Virus effettua un “salto di Specie”, prima che la nuova Specie “adatti” gli anticorpi all’aggressore, questo risulta altamente letale.

Com’è noto, i Virus non sono organismi, non essendo formati da cellule, ma sono formati da una capsula proteica con all’interno un solo acido nucleico, DNA o RNA, per cui, per riprodursi, debbono “ingannare” la cellula ospite ed utilizzare le strutture di questa per replicare copie di loro stessi. Motivo per cui, tra l’altro, non possono essere stati i primi organismi, ma vi sono prove convincenti che abbiano avuto un ruolo tutt’altro che secondario nell’evoluzione degli organismi “ospiti”. 

Nel caso dei Coronavirus, famiglia di Virus a RNA, la differenza fra quelli che provocano un semplice raffreddore e quelli che provocano complicazioni gravi ed a volte mortali, è determinata dal fatto che quelli a bassa virulenza infettano il naso, la gola e la parte superiore dei bronchi, mentre quelli ad alta virulenza infettano i bronchi inferiori e quindi i polmoni.

A volte succede che ceppi di Virus a bassa virulenza infettino anche bronchi inferiori e polmoni, diventando quindi mortali, come è accaduto nel caso dell’epidemia di influenza del 1918/19, definita spagnola a causa del fatto che la Spagna era neutrale e, a differenza delle Nazioni belligeranti, non segretava i bollettini medici. Pare però ormai accertato che la diffusione sia iniziata dal Nord America.

Come avvenuto nel caso della SARS, anche per quanto concerne il Coronavirus COVID19, sembra che la Specie ospite originaria sia un Chirottero (Pipistrello), e quello intermedio un’Anatra, anche se, per quanto concerne il Coronavirus COVID19, vi sono alcuni indizi che il Virus possa invece essere sfuggito da un laboratorio militare sito a Wang (dove effettivamente esiste un laboratorio dedicato alla preparazione di armi biologiche).


La pericolosità del Coronavirus COVID19

Come più sopra delineato, la pericolosità del Coronavirus COVID19 è causata dal fatto che, come per tutti i Virus “nuovi” per la nostra Specie, nessun individuo è ancora immunizzato. Si tenga conto che il Virus dell’influenza e quello del morbillo, quando portati accidentalmente dai colonizzatori nei Paesi extraeuropei, falcidiarono milioni di indigeni, poiché nessuno di questi era ancora immunizzato.

Se analizziamo in dettaglio la diffusione di queste malattie, possiamo facilmente renderci conto che, malgrado l’estrema mobilità di uomini e merci, la loro diffusione è abbastanza sotto controllo, almeno nei Paesi maggiormente sviluppati dal punto di vista igienico sanitario, con esclusione, ovviamente, di alcune categorie sociali.

Ciò è dovuto essenzialmente all’estrema vulnerabilità di questi Virus, che sono poco resistenti e termolabili (vengono degradati a temperature basse: il Virus della comune influenza, sotto i settanta).

Come mai allora in questo caso si è verificata una pandemia?

La risposta va ascritta alle seguenti cause:

  • 1) l’allarme è stato dato con un ritardo di almeno due mesi e forse più;
  • 2) anche dopo la diffusione delle informazioni, le persone hanno continuato a viaggiare (emblematico il caso di alcuni industriali milanesi che hanno interessi commerciali a Wang ed hanno continuato a spostarsi);
  • 3) la maggior parte delle autorità politiche dei vari Paesi (Italia compresa) ha affrontato l’emergenza in modo non consono, anzi, oserei dire dilettantesco, posponendo i controlli (emblematico il caso del nostro Paese, in cui, quando l’insigne virologo Professor Burioni, sollecitò il controllo di tutte le persone provenienti da altri Paesi, alcuni dei rappresentati del Governo parlarono di razzismo, scambiando evidentemente una crisi sanitaria per altro!) e le misure da attuare.

Ancora adesso, le indicazioni sono date in modalità “provvisoria” e lasciando parte delle iniziative a livello locale, mentre è noto che in caso di crisi sanitarie, le Regioni dovrebbero attuare le direttive del Ministero della Salute emanate dopo aver acquisito il parere vincolante dell’Istituto Superiore della Sanità.

Purtroppo, come già avvenuto nel caso dell’influenza aviaria causata dal Virus H5N1, la popolazione italiana è frastornata da messaggi allarmistici e, a volte, contraddittori, e reagisce in maniera illogica: malgrado le rassicurazioni del personale sanitario e scientifico.


Emblematico il caso dell’utilizzo delle mascherine

Ogni persona che ha avuto accesso ai mass media e/o ad Internet si è sentita in dovere di dire la sua, mentre sappiamo che l’utilizzo della mascherina dovrebbe essere obbligatorio per coloro che sono infetti per evitare che, starnutendo, possano favorire la diffusione dell’infezione, mentre l’utilizzo delle mascherine dotate di filtro a carbone attivo è destinato agli operatori sanitari.

Anche in questo caso invece, ogni autorità locale ha agito di propria iniziativa, con il corollario di infondere ulteriore confusione e senso di insicurezza nei cittadini. Dopo parecchio tempo, sono state rese obbligatorie le mascherine, con particolare attenzione a quanti si recano nei negozi di alimentari, forse nel tentativo di arginare l’epidemia, stante la poca propensione degli italiani nel rispettare le regole.

In effetti, i comportamenti da adottare sono quelli consigliati dai virologi, per cui è sufficiente prestare attenzione a quanto da loro dichiarato, anche se sarebbe stato auspicabile che i Governi si fossero attenuti alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Va sottolineato comunque il lavoro del personale sanitario e dei volontari che, con grande abnegazione spirito di sacrificio, si sta prodigando per gestire la situazione. Va anche rimarcato che, come al solito, la risoluzione definitiva del problema proverrà dalla ricerca.

Leggi anche: COVID19: numeri e grafici della pandemia giorno per giorno

 

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Ettore Ruberti

Naturalista, giornalista scientifico. Professore di Biologia, Chimica, Fisica e Geografia fisica presso il Liceo Scientifico e Linguistico “Maroni” di Varese dal 1983 al 1989. Giornalista free lance, dal 1977, con collaborazioni con le seguenti testate: La Prealpina, Il Giorno, La Stampa, Inquinamento, Il Medico e il paziente, Oasis, Geodes, Migratori Alati, Le Scienze, Petrolieri d’Italia, Ambiente, ecc. Redattore da luglio 1988 a febbraio 1990 presso la rivista Acqua & Aria. Attualmente scrive, per conto dell’ENEA e come attività intellettuale su 21mo Secolo, MuseoEnergia, L’Eco dei Laghi, ecc. Collaborazioni con Enti ed Istituti di ricerca nel campo zoologico, in particolare inserito nel Gruppo di Lavoro Uccelli Migratori dell’Organizzazione Ricerche Ornitologiche dell’RGF dal 1978 al 2010, in cui curava anche l’informatizzazione e l’elaborazione statistica dei dati validati dall’INFS di Bologna e dall’IWT di Slimbridge. Partecipazione gratuita e svolta fuori dall’orario di lavoro, dal 2011, con la Fondazione Gianfranco Realini per la valorizzazione del territorio che si occupa di Zone Umide (paludi, canneti rivieraschi, torbiere, ecc.), in relazione alla possibile partecipazione (in collaborazione con due gruppi di lavoro dell’ENEA Casaccia) ad un progetto LIFE. Collaborazione con l’Università di Pavia, in seguito ad una richiesta ufficiale di quest’ultima all’ENEA, volta alla classificazione di Aracnidi ed Insetti. Collaborazione portata a termine. Collaborazioni con vari Editori per opere editoriali nei campi suddetti e per la referizzazioni di studi e ricerche. I campi in cui ha acquisito le maggiori competenze sono: Entomologia, Aracnologia, Erpetologia, Evoluzionismo, Gestione delle Risorse naturali, Fotografia e Cinematografia Scientifica, Microscopia (sia ottica che elettronica), oltre naturalmente all’elaborazione e gestione dell’informazione, sia a livello divulgativo che scientifico Dipendente dell’ENEA dal 9 aprile 1990, Assunto per concorso per assunzione in prova, con qualifica di giornalista scientifico (7° livello) (Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – “Concorsi ed Esami” – n. 103 del 30 dicembre 1988) approvata dal presidente dell’ENEA con delibera n. 24/89/G del 21/12/89, cui si richiedevano almeno otto anni di esperienza nei settori giornalistico scientifico e didattico (provati con ampia documentazione), con graduatoria 95/100. Assunzione divenuta a tempo indeterminato dopo sei mesi (sempre al 7° livello). Inserito nella Divisione Relazioni Esterne, sede di Milano, si è occupato di diffusione dell’informazione, con interventi anche in ambito scolastico ed universitario, organizzazione di Convegni, Conferenze, ecc., spesso ha anche coadiuvato il personale della sede, in particolare Dr. Sani, Dr. Gavagnin, Prof. Bordonali, Sig. Griffini, Dr. Valenza, Prof. De Murtas. Ha pubblicato vari articoli sulla problematica relativa agli OGM sulla rivista “AgriCulture”, aprile 2003, su Migratori alati nel 2001, 2002, 2003, 2004, su La Padania nel 2005, 21mo Secolo. Dal 1991 segue le problematiche relative allo sviluppo dell’Idrogeno come vettore energetico, per conto della Divisione Tecnologie Energetiche Avanzate, che rappresenta ufficialmente al Forum Italiano dell’Idrogeno, inserito nel Consiglio Direttivo e all’AIDIC dove, dal 1993 al 1997, era stato costituito un gruppo di lavoro “CO2: riduzione, contenimento della produzione e riuso” che ha cessato la sua attività nel 1997. Nel contesto di questo incarico ha organizzato vari Convegni e tenuto Conferenze in Italia e all’estero, ha inoltre pubblicato vari articoli su riviste Scientifico-divulgative, tra cui: un articolo interno su “Le Scienze” (edizione italiana di Scientific American) del settembre 2000: “Idrogeno: energia per il futuro” N° 385, settembre 2000, pag. 90/98; un articolo concernente il sistema idrogeno sul numero monografico del 1996 dell’Organo ufficiale degli Ingegneri della Svizzera italiana, pubblicato come Atti di un Convegno sull’argomento; un numero, quasi monografico, di “Petrolieri d’Italia”, 2001; alcuni articoli su 21mo Secolo dal 1994 al 2006; ha inoltre effettuato vari interventi su televisioni italiane e svizzere; .ha partecipato, nel l’ambito del Forum, in qualità di Docente al Corso sulla sicurezza del sistema idrogeno, tenutosi nel 2002 presso l’Istituto Superiore Antincendio dei Vigili del Fuoco, sotto l’egida del Ministero degli Interni. E’ coautore del libro bianco sull’idrogeno “Linee guida per la definizione di un piano strategico per lo sviluppo del vettore energetico idrogeno”, scritto dai membri del Forum. Ha presentato, primo in Italia, un lavoro concernente l’utilizzo di nanotubi di carbonio per l’accumulo ed il trasporto dell’idrogeno (sotto forma di poster), al SolarExpo di Verona nel dicembre 2000. Nell’ambito degli incarichi portati a termine, ha seguito, per conto del Professor Umberto Colombo, gli sviluppi delle ricerche sulla Fusione Fredda, campo in cui ha anche pubblicato alcuni articoli, ed è in corso di stampa un libro che ha scritto sull’argomento. Lavorando in questo ambito, ha acquisito una significativa conoscenza della meccanica quantistica e dei fenomeni nucleari ed elettromagnetici nella materia condensata. Per questo motivo, nel 2004 è stato eletto Membro dell’International Society For Condensed Matter Nuclear Science. E’ Autore di diverse pubblicazioni concernenti la produzione energetica per mezzo della fissione dell’atomo ed i relativi problemi legati alla sicurezza ed all’impatto ambientale. Dal giugno 1996 al giugno 2010 Ricercatore nella Divisione GEM (1996-2001) e BIOTEC (2001-2010) inserito nel Board di Direzione, anche se ha continuato a dedicare una parte del tempo (valutabile al 20% del totale) all’idrogeno. In questo ambito ha lavorato in sinergia con il Professor De Murtas, con il quale collaborava anche precedentemente. Ha pubblicato, sulla rivista Energia Ambiente e Innovazione, n° 6/1997, una monografia sull’Evoluzione Biologica, campo in cui è uno specialista. Ha sviluppato una nuova ipotesi sul ruolo svolto da un debole campo elettromagnetico in argille di origine magmatiche (le montmorilloniti) nella formazione delle prime macromolecole biologiche, ipotesi che sta sottoponendo a verifica sperimentale. In particolare, la parte sperimentale sarà sviluppata presso il laboratorio del Dr. Francesco Celani dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Laboratori Nazionali di Frascati. Sta sviluppando un sistema per la riconnessione di tessuto nervoso reciso, attualmente sui Molluschi Gasteropodi Polmonati (Limax ruber), ma con l’obiettivo di applicarlo ai Vertebrati e, quindi, all’Uomo (si tenga presente che non vi è nessuna differenza rilevante fra il tessuto nervoso dei Molluschi e quello dei Vertebrati). Ha sviluppato, in collaborazione con il Prof. Brera (Rettore dell’Università Ambrosiana), un Progetto di ricerca (Progetto Against Malaria) volto all’interruzione del ciclo del Plasmodio che causa la malaria nel ciclo biologico delle Zanzare del genere Anopheles. Progetto per cui ha proposto all’ENEA una collaborazione. Insieme con il Professor De Murtas, nel 1977, ha scritto un libro sulla Biodiversità. Attualmente è impegnato ad una revisione della classificazione animale, ai livelli superiori, in relazione ai principi della Nuova Sintesi, con gli apporti derivati dalla biochimica (non cladista, di cui rifiuta la teoria, i metodi e le finalità); sta realizzando un atlante di Anatomia degli Insetti, per cui ha elaborato una nuova tecnica di lavoro. Relatore, nel 2011, di una Tesi di Laurea concernente l’utilizzo del Batterio Ralstonia detesculanense per il sequestro dei metalli pesanti. Tesi presentata presso l’Università La Sapienza di Roma da Laura Quartieri che si è laureata con un punteggio di 107/110. Tale tesi è stata in seguito oggetto di pubblicazione su una rivista della Elsevier. Dal ’97 Professore a contratto di Biologia generale e molecolare all’Università Ambrosiana. Dal 25 settembre 2012 con qualifica accademica di Licentia Docenti ad Honorem per merito di chiara fama nella disciplina. Associato alla Società Italiana di Scienze Naturali, alla Società Entomologica Italiana, alla Società Herpetologica Italica, alla Società Italiana di Fisica ed alla Società Italiana di Biologia Evoluzionistica di cui è Socio fondatore. In passato associato all’Associazione Italiana di Cinematografia Scientifica e all’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani.

1 Comment
  1. Finalmente una sana informazione allo stato puro, i miei sinceri complimenti a chi cura tutta questa informazione in modo corretto e affidabile.

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