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Franca Valeri | Un ricordo

È opportuno omaggiare una donna fantastica e artista meravigliosa

Oggi, 31 luglio 2021, Franca Valeri avrebbe compiuto 101 anni. Regista di opera e teatro, scrittrice e attrice. Nata da una famiglia milanese borghese, con madre cattolica e padre ebreo. Insieme a loro e al fratello, sono stati costretti a fuggire in Svizzera per le leggi razziali. “Vidi Mussolini in piazzale Loreto, non mi fece pena. Da ebrea ho sofferto”, ha detto una volta. Si è fatta notare con grandissimo successo nel corso di tutto il ‘900.

Lo ha fatto con libertà e con umorismo. Si potrebbe giocare con l’immaginazione e pensare a quanti messaggi di affetto e di stima; a quanti abbracci a distanza, a quanti auguri, sarebbero arrivati a questa donna straordinaria. Franca Valeri da giovane è diventata un’appassionata lettrice di Proust e altri noti scrittori. 

È stata la sua amica Silvana Ottieri, infatti, a consigliarle il cognome d’arte Valeri; proprio dallo “Stendhal” di Paul Valéry. Franca Valeri ha avuto una personalità artistica esuberante. Bravissima sia nel campo della recitazione che in quello della scrittura. Da ricordare: “Il cambio dei cavalli”, “Non tutto è risolto, “La vedova Socrate”. E ancora, “Tosca e altre due”, Sorelle, ma solo due”; “La cosiddetta fidanzata”, “Meno storie”, “Le catacombe” e “Tutte le commedie”. 

Franca Valeri ha sfoggiato con orgoglio pregi e difetti delle donne

Franca Valeri, all’anagrafe Franca Norsa, era diventata subito anticonformista. Non sottostava ai modi di fare della televisione, del cinema e del teatro. Ha iniziato la sua carriera da attrice nel 1942. Ottenendo già piccoli ruoli negli spettacoli di Strehler, al Piccolo Teatro. Nel 1949 ha intrapreso anche il cammino della radio. “Zig-Zag” in quell’anno e “Rosso e Nero” nel 1951 1952. 

Proprio in questo periodo sono nati i suoi primi personaggi pieni di ironia. È nata, infatti, la “signorina snob”; emblema della perfetta donna milanese; capace di sbandierare ai quattro venti il proprio lusso, nascondendo, però, una profonda amarezza. E poi, la “Sora Cecioni, la casalinga disperata, perennemente al telefono con la madre per spettegolare e riflettere sul mondo.

Nei primi anni ’50, Franca Valeri e il suo primo marito Vittorio Caprioli hanno fondato il Teatro dei Gobbi. Hanno iniziato a Parigi tra il 1951 e il 1952 con Carnet de notes n.1 e Carnet de notes n.2. Hanno creato un tipo di teatro da camera e, in questa occasione, Franca Valeri ha sfoggiato le “sue due donne”. Diverse, ma reali. Contemporanee, soprattutto. Non è stato difficile per lei portare sul palco la modernità, perché è sempre stata una donna contemporanea. 

L’umorismo intelligente di Franca Valeri ha conquistato teatro, cinema e tv

Una figura femminile ragionevole e dall’umorismo cattivo. Caratteristiche che ha portato nel cinema. Ma moderna lo è sempre stata anche al cinema. “Parigi, o cara” del 1962 diretto dal marito, “Il Vedovo” del 1959 e “Il Segno di Venere” del 1955 di Dino Risi. E poi, “Totò a colori” del 1952 sempre di Risi e “Luci del varietà” del 1950 di Fellini – Lattuada. I critici hanno sempre spesso parole meravigliose per Franca Valeri.

Diventata molto famosa negli anni ’60 e amata anche negli anni ’90. È riuscita salire sul palco fino al 2009; nel 2011 ha anche aiutato il Teatro Valle di Roma. Nel 2020 ha ricevuto il David alla Carriera. Verrà sempre ricordata per aver dato corpo e voce a quelle donne particolari; che conservano un mix di gioia e dolore. Isteria e solitudine, intelligenti e contraddittorie. Il tutto con rappresentato con genialità e intelligente umorismo.

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