Arte

Stefano Trappolini | Dall’informale all’infinito

Stefano Trappolini

L’Arte Informale si concentra sulla non-forma, rivoluzione estetica e pittorica aderente al contesto socio-culturale e politico degli anni ’50. Il rapporto dialettico tra forma non convenzionale e astratta proviene dalle sperimentazioni delle avanguardie storiche, in cui si propone l’opera d’arte anche come un unicum fra esecuzione e fruizione fra caso e razionalità.

Ampie e illuminanti teorie ci giungono con la pubblicazione di Opera Aperta (1962) di Umberto Eco, favorevole verso i nuovi linguaggi delle arti; e afferma incisivamente il valore dell’Arte Informale in quanbto offre la possibilità di creare un nuovo linguaggio con ogni nuova opera d’arte che si carica di significati altri.

Se fino agli anni ’60 con le avanguardie storiche si profilavano le ombre del decostruzionismo, il postmoderno è un rappel à l’ordre e più avanti nel tempo con la transavanguardia si assolve la compresenza della forma figurativa e non figurativa.

L’artista dilata il campo dell’agire e s’inoltra sempre più in vastità inesplorate con vis creativa rinnovata.

Ma il concetto dell’opera d’arte aperta di Umberto Eco è ancora fecondissimo nell’arte contemporanea.

Audace nel risolvere l’ancienne querelle l’artista Stefano Trappolini, che nella sua sofisticata indagine pittorica di matrice Informale declinata in segno, materia e gesto, negli anni ’90 innesta la forma stilizzata di un corpo umano in movimento. E trova il punctum d’intersezione affrancando definitivamente la convivenza tra forma iconica e non-formale.


Sagoma con scritte Olio su cartoncino cm.25,5×16 (2013)

Lo stile rinnovato consente all’artista Trappolini di sviluppare altri processi creativi, mentali, filosofici; e la sagoma stilizzata dell’uomo dinamico nell’astrazione dello spazio diviene leitmotiv dualistico e complementare. Il corpo che smania di avidi passi evoca la pulsione istintuale di un nomadismo antropologico di atavica memoria, mai scivolato nell’oblio, e prosegue lungo la linea atemporale scevro da effimere promesse d’approdo.

Il corpo/sagoma stilizzato è cinto da una cornice di cui non desidera liberarsi.

Potrebbe sembrare un ossimoro il movimento destinato a rimanere imprigionato in un rettangolo come in un cliché.

Ma, la forma geometrica dagli angoli retti, è una superficie di cui l’artista si serve per convogliare l’attenzione all’icona che ruffiana se ne impossessa generando pensieri, congetture e stimoli nuovi; perfettamente in sintonia con l’idea di U. Eco.


Untitled,
90×80 cm,
tecnica mista su tela – 2014

Entro il rettangolo la forma ritagliata dell’uomo è misura del vuoto e dell’infinito, è una fessura aperta sulla nostra interiorità ed occupa spazi esteriori, interiori e mentali; l’artista la utilizza per guardarci dentro con la curiosità e la meraviglia di chi osserva il mondo da dietro il foro di una parete o di porta, come un terzo occhio in grado di offrire forti emozioni tra dimensione onirica, nei visionari scenari, e tematiche realistiche sociali e culturali su cui vale la pena permanere in una reflexio.

Stefano Trappolini utilizza la formale icona come modulo da proporre in combinazioni e possibilità innumerevoli e spazia indifferentemente tra ambienti espositivi canonici e installazioni en plein air.


Sagome ordinate,
120×95 cm,
tecnica mista su tela – 2014

Nella ripetizione modulare, policroma o monocroma, la sagoma si agita sugli strati del tempo rappresentato dalle chiare lettere di un quotidiano, distogliendo il nostro occhio dall’apparente insensato moto, -intento per nostra fattura a cercare punti di riferimento-. E così, chiara e rassicurante s’annida alla mente quella vocale, quella consonante, quella frase o quel numero in cui è possibile riconoscersi.

Anche se nulla di definitivo è suggerito dall’artista se non il moto trascinante dell’uomo.

Stefano Trappolini, esperto di tecnica pittorica e di fotografia, insinua magistralmente spunti prospettici nell’astrazione espressiva come appigli visivi necessitanti all’occhio, e intriganti s’afferrano intuizioni e percezioni di argomenti complessi.. universali!

Nella commistione rientra il suo agire materico privilegiando per le superfici delle sue opere: plastiche, compensati, ferri, flatting, stracci imbevuti e vissuti di quotidiano vivere, carte promemoria, stralci di giornale; carte che conservano intatta la passione struggente della poesia, in particolare, del poeta argentino Jorge Luis Borges.

Sensibile e consistente è il riferimento all’Informale materico di Alberto Burri, -esponente di pregio del movimento- e all’Espressionismo astratto dello statunitense Robert Rauschenberg. Mentre nella ripetitività modulare idealmente s’ispira all’artista dell’Informale segnico Giuseppe Capogrossi.

Per concludere possiamo dire che la forza dell’artista Stefano Trappolini è nella capacità di coinvolgere l’osservatore in un dialogo semplificato, d’impatto empatico. Sarà forse perchè nelle sue opere riesce ad integrare la tragedia e la commedia, il buio e la luce, la forza e la leggerezza.

L’arte parla un linguaggio sinestetico servendosi delle emozioni ed esso appartiene all’uomo primitivo così come all’uomo contemporaneo e nell’evoluzione anche la pittura si sveste di strati millenari e torna all’essenza: materia, astrazione e segno!

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