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La tecnologia in soccorso del diritto d’autore? Primi spunti riflessivi

L’EUIPO pubblica un discussion paper, dal titolo Existing technologies and their impact on IP

L’EUIPO acronimo di European Union Intellectual Property Office, recentemente, ha pubblicato un discussion paper dal titolo “Existing technologies and their impact on IP”, nel quale elenca le tecnologie e relative proprietà per il riconoscimento di opere dell’ingegno, utilizzando l’acronimo ACR.

La legge n. 633/1941 prevede che l’utilizzo di opere è consentito solo ed esclusivamente dietro pagamento del diritto d’autore e dei diritti connessi ai loro rispettivi titolari, cioè ai produttori, agli emittenti, interpreti ecc… .

La remunerazione, o meglio, vedersi corrispondere l’equo compenso per i “creatori” è sempre più difficile a causa del diffondersi dei dispositivi digitali – di cui tutti facciamo uso – . Tramite questi strumenti le opere circolano più velocemente e sono accessibili da chiunque con estrema facilità e, tutto ciò, rende difficile attribuire correttamente i diritti ed i relativi compensi a coloro i quali spettano.

Inoltre, i criteri per una adeguata e corretta remunerazione sono molto articolati e dipendono da una serie di fattori di cui non sempre è possibile avere contezza. Ad esempio, un brano musicale trasmesso su una rete televisiva può avere un diverso grado di valore a seconda del giorno e dell’ora di trasmissione, o anche della durata.

Da quanto detto si comprende perché le soluzioni tecnologiche per il riconoscimento delle opere sono di massima attualità; basti pensare che secondo alcune stime, il volume di affari legato alla raccolta dei diritti per equo compenso in Italia è di circa 50Mln, contro la Germania, ove il volume è circa otto volte superiore.

Cos’è e cosa vuol dire ACR?

L’acronimo A.C.R. (Automated Content Recognition) tradotto letteralmente significa riconoscimento automatico dei contenuti; in altre parole, la capacità di un sistema tecnologico di riconoscere l’opera utilizzata.

Si tratta di una tecnologia o un mix della stessa capace di fare tre cose:

1) percepire un’opera (mediante ascolto o visione);

2) confrontare l’opera con un catalogo di opere esistente;

3) ricercare elementi d’identità o similitudine.

Lo scopo principale dell’ACR è quello di associare all’opera riconosciuta come tale una serie di informazioni circa l’utilizzo e il contesto, in modo da poter individuare correttamente i soggetti tenuti alla corresponsione dei compensi.

Quali sono le tecnologie da utilizzare per attuare l’ACR?

Il documento, o meglio, la discussion paper, espone 4 tipi di tecnologie, in ordine sono:

  1. Hashing. Si tratta di una tecnica da utilizzare solo per le opere digitali, tramite cui le opere vengono “trasformate” in una stringa alfanumerica univoca (impronta hash);
  2. Watermarking. Questa tecnica va utilizzata per opere digitali o analogiche. In ogni opera è inserito un marker indelebile sicchè basta riconoscere il marker per riconoscere l’opera e le sue informazioni;
  3. Fingerprint. Tecnica simile all’hashing ma utilizzata per opere sia digitali che analogiche, mediante l’isolamento e l’associazione di alcuni elementi che caratterizzano un’opera;
  4. AI-Based. Questa tecnologia si base sulle percezioni dell’essere umano poiché replica esattamente il funzionamento della mente umana.

Conclusioni

La tecnologia, soprattutto nel mondo odierno, è senz’altro importante e, disporre delle informazioni riguardanti le opere e il contesto di utilizzo, è fondamentale per attribuire i diritti ai legittimi titolari e remunerare la loro opera. Tuttavia, anche se disponessimo di tutte le informazioni per poter operare una corretta ed equa remunerazione, è indispensabile sapere a chi viene affidata la gestione dei diritti.

Per la giusta remunerazione dei diritti serve una ricetta molto complessa e l’ACR è solo uno strumento che allo stato attuale, e per come è stato elaborato, non risulta satisfattivo e risolutivo.

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