Storia

So di non sapere: il risveglio dell’Atman

So di non sapere

Se il pensiero del mondo occidentale si basi, come sovente si dice, sull’opera di Aristotele, questo è l’erede delle idee di Socrate. Aristotele è una terza generazione, essendo questo discepolo di Platone, a sua volta iniziato dall’ateniese. Quindi a ben ragione, Socrate si può definire il primo filosofo moderno.

L’affermazione famosa “so di non sapere”, a prima vista indica una esaltazione dell’ignoranza, della nescienza. Però, il filosofo intendeva con tali parole un vero e proprio stato di coscienza superiore, basato sul risveglio dell’Atman – come è chiamato in oriente – ovvero del Sé superiore.

I filosofi accademici, studiano e ristudiano le opere dei grandi del pensiero, ma pochi si possono ritenere esser come Socrate. Socrate non ha mai scritto niente, ma ha costantemente applicato l’arte della maieutica, l’operazione cioè di far nascere nell’interlocutore il figlio beato degli dei, l’atman citato per l’appunto. Il so di non sapere indica un livello superiore al normale flusso dei pensieri.

E’ l’intuizione dell’anima risvegliata che non discorre in parole ed immagini. Ci viene in mente subito un’opera anonima del duecento dal titolo “La nube della non conoscenza”. In tal libro è consigliato di abbandonare ogni attitudine mistica, mentale ed emozionale per raggiungere il livello per l’appunto, della non conoscenza. Salta all’occhio la similitudine della “teologia negativa” di Dionigi l’Aeropagita.

Secondo costui, L’eccelso è così luminoso che per noi appare come fitta ed oscura tenebra, e lo si può raggiungere solo sviscerando tali tenebre. In oriente si usa spesso la frase “Neti neti (non questo non quello). Bisogna cioè negare assolutamente ogni aspetto della realtà, negando questo e quello per cercare di giungere al noumeno, il famoso Parabrahman creatore increato anche del demiurgo Brahma.

Sapere di non sapere, non è quindi una attitudine negativa dell’essere, ma una positiva apertura sulle forze dei mondi iperuranici di cui parlava Platone. Krishnamurti diceva spesso che il pensiero è materia e che, le persone che pensano molto su questioni filosofiche o spirituali, sono esseri molto attaccati alla materia. Gli eruditi di professione, non differiscono molto dall’uomo ignorante della massa, poiché mantengono, malgrado tutto, il loro io egocentrico attaccato alla materia.

Più che filosofo, potremmo definire Socrate, un metafisico, visto che questa parola ha oramai perso il suo vero significato. Il filosofo delle origini, cercava di entrare in contatto con “Madonna Sofia”, come successe nel caso di Boezio. Nella consolazione della filosofia, questo autore molto amato anche da Dante, narra l’apparizione di una splendida donna, madonna filosofia per l’appunto.

Questo ci permette di affermare che Socrate, ed ogni vero filosofo, sono dei ricercatori spirituali, poiché la donna, la Sofia, indica quella che in antichità era chiamata “la madre”. Il culto di Iside ne è un esempio. Sofia ha in grembo le acque vive, e queste acque, comparabili al fuoco degli alchimisti, dissetano, rendono vigili e rinnovano tutti coloro che sanno di non sapere.

Il so di non sapere nasce da un cuore desto. Se la mente docilmente accetta di esser un mezzo e non un fine si attua quell’unità “testa cuore”, di cui si parla in ambiente Rosacrociano. Prima però deve nascere Venere nel cuore, affinché la volontà marziale della testa diventi un calmo servitore della dea. A questo punto nasce lo stato di coscienza di Giove, il vero mago gnostico che, sapendo di non sapere, è in contatto.

Il so di non sapere inoltre indica non solo il fatto che ogni conoscenza mentale è inferiore, bassa ed incompleta, ma anche che, le comunicazioni interne dell’anima risvegliata, riflesse nella vita quotidiana, non rientrano in nessun canone consueto della logica, quindi sono sconosciute all’intelletto, seppur vive nell’esperienza.

Ogni filosofia scritta quindi è una mistificazione. Anche parlare di cose veritiere un inganno, poiché la sapienza che non conosce di sapere vibra così alto da non essere afferrata dal normale flusso dei pensieri.

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