Il Clan | Caso Puccio visto da Trapero

Il Clan

Il caso Puccio è figlio della fine della dittatura e dell’inizio della democrazia

È arrivato su Prime Video il film “Il Clan” di Pablo Trapero. Uscito nel 2015, ha vinto il Leone d’argento, premio speciale per la regia, alla 72ª Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. La pellicola è ispirata alla vera storia della famiglia Puccio; responsabile di rapimenti e omicidi tra il 1982 e il 1985. “Il Clan” ha come sfondo l’arrivo della democrazia con Raúl Alfonsin, dopo due anni delle più terrificanti dittature argentine del dopoguerra.

Dopo aver lavorato per il regime militare durante la Guerra Sporca e averne giovato, il freddo patriarca Arquímedes Puccio sequestra e uccide gente ricca, dopo aver ricevuto il denaro del riscatto. Lo fa per non perdere e proteggere il benessere sociale acquisito negli anni. Ad aiutarlo c’è la sua intera famiglia piccoloborghese, formata da madre e 5 figli che vive nel quartiere di San Isidro a Buenos Aires.

Nel film vengono mostrate le giornate di questa famiglia vissute normalmente. Il figlio maggiore Alejandro, futura stella del rugby, è costretto da suo padre a partecipare alle sue gesta. Il ragazzo segue controvoglia il padre, perché desidera un altro tipo di vita e l’amore. La figura di Alejandro è molto importante, perché metaforicamente rappresenta un Paese che non riesce a liberarsi da un brutto passato e che a fatica cerca di avere un futuro migliore.

Potrebbe essere proprio Alejandro il vero e proprio protagonista de “Il Clan”. Un giovane in bilico tra un’esistenza migliore e l’obbedienza nei confronti del padre. C’è voluto molto tempo per fare le ricerche affinché Trapero riuscisse a scrivere “Il Clan”. Il regista, infatti, aveva 14 anni nel 1985 e poi ha riscontrato diverse difficoltà. Nessun componente della vera famiglia Puccio, infatti, ha voluto rispondere alle domande di Trapero.

Nella pellicola il regista affronta i temi della sete di potere e della crudeltà con un ritmo incalzante

I resoconti sono rari, non ci sono informazioni ufficiali e non esistono documenti dettagliati di ciò che è accaduto. Le uniche persone che hanno aiutato Trapero sono state i parenti delle vittime e i vicini di casa testimoni ai processi. “Il Clan” è il racconto di una storia criminale trascinante e sconcertante, su un reale nucleo familiare e di avvenimenti accaduti veramente. Si tratta di una vicenda terrificante, un thriller dallo stile un po’ televisivo e composto da flashback.

Una provocatoria metafora di un mondo dove si fa qualsiasi cosa per i soldi e il potere. La sceneggiatura di Trapero, però, non si occupa solo di un’autentica evocazione dei fatti, ma si accresce degli elementi cinematografici di genere. Il copione, infatti, contiene le vere caratteristiche del thriller. Inoltre non dibatte, ma mostra e dà la possibilità allo spettatore di riflettere sulle crudeltà compiute.

Lo stato di paura che i Puccio ingiungono alle loro vittime esprime le gesta di paura messe in pratica dai servizi militari verso i dissidenti. L’attore Guillermo Francella, infatti, ha la faccia adatta per rappresentare il Male personificato. Da attore comico viene trasformato in un vero psicopatico che agisce a sangue freddo, con la convinzione di agire in modo giusto. Francella, infatti, è bravissimo ad apparire come un uomo amichevole e a nascondere un’indole criminale, fatta di ferocia e mancanza di scrupoli.

È una persona dagli occhi di ghiaccio che rappresenta le debolezze nascoste e la cattiveria disumana di un patriarca che si è misurato con il terrore e il silenzio della sua stessa famiglia. Senza dubbio “Il Clan” è un ottima pellicola, dalla scrittura e dalla regia di alta qualità. Le scene sono piene di agitazione e il ritmo è frenetico. Trapero, però, nei momenti più importanti, decide di minimizzare alcuni passaggi fondamentali per il racconto.

Si tratta di un film di genere, in cui la tensione ne fa da padrona, nonostante un uso esagerato della musica

Questo avviene per l’uso esagerato della musica che a volte sovrasta i momenti di forte drammaticità. Al regista, infatti, piace accompagnare le scene più violente con le canzoni allegre di maggior fama tipiche degli anni ’80. Trapero, inoltre, evita di rappresentare una svolta morale, psicologica o sentimentale; per lui è più importante intrattenere lo spettatore, più che turbarlo.

Tutti gli elementi del film si mescolano come succede in una  fiction televisiva e questo, ovviamente, impoverisce un po’ l’opera. Il montaggio, però, è scattante, vivace e comunica una forte tensione. “Il Clan” può essere definito un vero e proprio film di genere, malgrado la presenza di una fedele ricostruzione del periodo e i collegamenti storici. La naturalezza con cui si sconfina la moralità, per non perdere il livello sociale alto, consiglia riflessioni agghiaccianti sull’essere umano e le sue inclinazioni corrotte. 

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Renata Candioto

Roma

Diplomata in sceneggiatura alla Roma Film Academy (ex Nuct) di Cinecittà a Roma, ama il cinema e il teatro. Le piace definirsi scrittrice, forse perché adora la letteratura e scrive da quando è ragazzina. È curiosa del mondo che le circonda e si lascia guidare dalle sue emozioni. La sua filosofia è "La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita".

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