Psyco | Ricordare Hitchcok

Psyco | Ricordare Hitchcok

122 anni fa nasceva Alfred Hitchcock, uno dei cineasti più noti del mondo del cinema

Il 13 agosto 1899 nasceva Alfred Hitchcock. Uno dei registi britannici più importanti dell’intera storia cinematografica globale. Nell’anno dell’anniversario del suo 122esimo compleanno, va ricordato uno dei suoi film più famosi e amati: “Psyco”. La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo del 1959 di Robert Bloch. “Psyco” nel 1961 è stato candidato a quattro Premi Oscar: miglior regista, miglior attrice non protagonista, migliore fotografia e migliore scenografia. Lo stesso anno è stato assegnato il Golden Globe per la migliore attrice non protagonista a Janet Leigh.

La storia di “Psyco” inizia nel 1959, a Phoenix, Arizona. Un uomo è fiero di avere una figlia bellissima di diciotto anni che l’indomani sarebbe diventata una moglie. “Non ha conosciuto neanche un giorno d’infelicità in vita sua” dice alla segretaria del suo agente immobiliare. “Come si tiene lontana l’infelicità?” “Con i quattrini”, risponde l’uomo. La segretaria è Marion Crane, ha un forte mal di testa e domanda di poter tornare a casa. Prima di farla andare via, l’agente immobiliare e il cliente le raccomandano 40.000 dollari, la quota per acquistare una casa alla futura sposa.

Il denaro è formato da 400 biglietti da 100, affinché lei li possa depositare in banca. Marion Crane accetta l’impegno, ma non va in banca; parte per un viaggio on the road verso la sua personale “isola del sogno”. Vuole allontanarsi dalle delusioni di un amore segreto, da un mestiere che le fa venire l’emicrania e da una vita che non le promette nulla. Marion Crane è la protagonista femminile della prima parte di “Psyco“. Una donna alta, snella, bionda e altezzosa come tutte le eroine delle pellicole di Alfred Hitchcock.

È forte nel film il tema dell’amore possessivo di una madre

Tutte donne con il viso dai tratti regolari, dal corpo tanto perfetto da apparire disegnate e impaurite. Sono delle donne dalla sessualità angelica e, allo stesso tempo, crudele. Hanno un portamento affascinante, ma anche freddo. In “Psyco” è forte la distanza e la tristezza che possono esserci tra un uomo e una donna. Emozioni che fanno da base per le storie dei film di Alfred Hitchcock. In questo caso, sono Sam, l’amante bello e ambiguo di Marion, con problemi di debiti e una moglie che non sopporta.

E poi, Norman, il proprietario del motel che accoglie la fuggitiva che cerca riparo dalla pioggia. Marion rimane colpita da questo ragazzo. Appare affabile, dal viso pulito, un po’ bloccato a casa dalla presenza imponente della madre. Con lui inizia subito un dialogo profondo. “Ognuno è stretto nella propria trappola”, le dice il giovane, che impaglia uccelli per passatempo. Non può chiamarsi un passatempo, però, perché “un hobby serve a far passare il tempo, no a riempirlo”. Crane è colpita dalla figura di Norman

Un ragazzo con un disagio esistenziale, dovuto, forse, dal rapporto appiccicoso con la madre. Davanti a tutto questo, Marion vuole tornare a casa, restituire il denaro, riprendere la sua vita deludente, ma non vuota. Desiderio che non si potrà avverare. Dopo tanti anni, la scena cult di “Psyco” dell’accoltellamento di Marion nella doccia fa ancora terrore. Ad Alfred Hitchcock non interessava raccontare una storia, ma far entrare lo spettatore in una spirale di paura, per farlo emozionare. Per Alfred Hitchcock erano importanti le immagini, i simboli.

Un thriller che non invecchia mai, con aspetti horror e da film giallo

La donna-angelo che nasconde un demonio, l’uomo-demonio che nasconde un angelo. Si vuole soffermare sul candore, un trauma infantile, di origine femminile, mai risolto. “Psyco” è un ottimo thriller, con caratteristiche di un giallo e di un horror. “Psyco” non è cambiato e non è neanche invecchiato. È ancora capace di disturbare ogni spettatore che lo riguarda a distanza di anni.

Psyco” è un’opera che segnala l’illusione di poter riempire i vuoti esistenziali e la tristezza con gli obblighi, le pillole e il denaro. E ancora, l’illusione nel fronteggiare il matricidio, il complesso psichico e l’abuso femminile con leggerezza, ma anche con la potenza delle leggi della natura. “Psyco” vuole comunicare che dobbiamo avere il terrore di ciò e/o di chi ci consola; come una fuga desiderata o l’amore possessivo di una madre.

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Renata Candioto

Roma

Diplomata in sceneggiatura alla Roma Film Academy (ex Nuct) di Cinecittà a Roma, ama il cinema e il teatro. Le piace definirsi scrittrice, forse perché adora la letteratura e scrive da quando è ragazzina. È curiosa del mondo che le circonda e si lascia guidare dalle sue emozioni. La sua filosofia è "La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita".

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