Jojo Rabbit | Il coraggio di diventare adulti

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Jojo Rabbit: un racconto di formazione

La storia del cinema è ricca di splendide pellicole che trattano il tema del nazismo. Non potrebbe essere altrimenti: si tratta di un periodo storico così complesso da aver coinvolto in una profonda riflessione tutte le arti, dalla pittura alla letteratura, passando appunto anche per la cinematografia.

Jojo Rabbit di Taika Waititi non è il tradizionale film che punta tutto sul patetismo e il sentimentalismo. Al contrario, la sua particolarità consiste nel tono agrodolce, che avvicina la pellicola al genere comico.

La trama

Jojo Rabbit è la storia di un bambino votato al nazismo, il cui amico immaginario è un buffo Hitler interpretato dallo stesso regista Taika Waititi. Johannes Betzler osserva i ragazzini della gioventù hitleriana, piccoli bulletti senza cervello, e desidera essere come loro.

Come tutti i bambini della sua età, l’appartenenza a un gruppo è una vera necessità che prende il sopravvento su qualsiasi altra questione etica o morale. Tuttavia, Jojo è una persona sensibile, incapace di commettere violenze gratuite come uccidere un povero coniglietto.

E così, presto si trova ad affrontare da solo i contrasti tipici della preadolescenza. La storia di Jojo e della madre (Scarlett Johansson), unico personaggio dall’essenza dolce e premurosa, si svolge negli ultimi giorni di guerra, quando la violenza e l’aggressività diventano particolarmente aspre e incomprensibili. 

Tra commedia e anacronismo

Jojo Rabbit ritrae la storia dal punto di vista di un bambino dell’epoca, ma non può dirsi un film storico. Piuttosto, è un racconto di formazione che vuole dialogare con i ragazzi di oggi. Per raggiungere questo obiettivo si utilizza il tono della commedia e il metodo dell’anacronismo.

Lo scenario tipico degli anni Quaranta contrasta magnificamente con le musiche degli anni Ottanta e un linguaggio decisamente contemporaneo. Taika Waititi attinge a piene mani dal repertorio di Wes Anderson, in particolare a Moonrise Kingdom.

Da questa pellicola derivano la scelta cromatica, la descrizione della Hitler – Jugend, simile a un gruppo di scout scanzonati, e la tenera amicizia tra Jojo ed Elsa, la ragazza ebrea nascosta in casa sua. Elsa ha un ruolo particolarmente importante nella vicenda: la giovane, con il passare del tempo, sostituisce l’amico immaginario Hitler, aiutando Jojo a diventare adulto. 

Come in tutti i coming of age, anche in Jojo Rabbit l’infanzia termina nel momento in cui il bambino impara a staccarsi dal gruppo, formandosi una propria idea della vita e delle sue problematiche. Ecco quindi che ai bambini di oggi viene proposta una delicata riflessione sull’importanza di guardare alla società senza lasciarsi influenzare dal parere altrui.

Alla fine, sono la bellezza e la dolcezza a salvarci. Questo concetto viene espresso nel film attraverso la danza. Infatti, il ballo viene citato più volte, specialmente dalla madre di Jojo, e fa da cornice alla storia.

Nelle scene iniziali, I want to hold your hand dei Beatles in versione tedesca crea uno scenario inquietante, in cui i filonazisti assomigliano alle folle adoranti dei fan della band inglese. Alla fine, Elsa e Jojo ballano davanti alle case distrutte dalle bombe, celebrando la fine della guerra e delle sue atrocità in modo coerente alla loro giovane età.

Aspetti critici

La critica ha osservato come Jojo Rabbit non sia esente da qualche piccolo difetto. In particolare, si è notato come il tono comico e ironico, molto forte all’inizio del film, vada scemando nella seconda parte, in cui la storyline si fa più articolata a discapito della descrizione del contesto storico.

La scena della morte della madre forse risulta troppo lunga e drammatica all’interno di una pellicola che voleva tenere una linea sarcastica e politicamente scorretta. Tuttavia, questo giudizio va ridimensionato, specialmente se si considera l’obiettivo del film: comunicare con i giovani di oggi.

Dal punto di vista di un bambino, la morte di tante persone sconosciute non può essere paragonata alla perdita della propria mamma, una figura di riferimento fondamentale durante la crescita. La scena, quindi, è un momento di riflessione importante per i ragazzi, che permette loro di capire più facilmente il dramma della morte e il coraggio di opporsi alla violenza, mettendo a rischio persino la propria vita.

Jojo Rabbit, Commedia (Germania, Usa, 2019)

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Sara Signorini

Classe 1994, si è laureata in Filologia Moderna presso l'Università degli studi di Padova e oggi si aggira tra letteratura e giornalismo alla ricerca di idee e percorsi creativi. Scrive di cinema, che considera non solo una grande passione, ma anche un metodo infallibile per osservare la società attuale con spirito critico e ironia.

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