Sistema Italia | Quattro mosse per far ripartire il Bel Paese

Sistema Italia

Sistema Italia, un sogno per Natale: quattro mosse (che non sono quelle proposte dalla politica) per far ripartire l’Italia.

Imperversano le proposte elettorali da parte dei vari schieramenti, in gran parte irrilevanti, per risolvere i pbroblemi veri del Paese:

  • gli 80 Euro mensili del PD;
  • le Pensioni minime a 1000 Euro e la Flat tax, provvedimento futuribile invero in quest’ultimo caso di un certo interesse nell’ambito del Centrodestra;
  • la Tassa Partimoniale per la Sinistra e il Reddito minimo di Cittadinanza per il M5S.

Ci corre l’obbligo di indicare, invece, quali potrebbero essere alcuni provvedimenti ineludibili per mettere il sicurezza il Sistema Italia senza i quali in nostro Paese ha verosimilmente “gli anni contati”.

Per quanto attiene il Debito pubblico:

  • il debito totale dell’Italia è migliore di quello di quasi tutti i Paesi industrializzati.

Il Sistema previdenziale è ormai prossimo al collasso:

  • 88 miliardi, solo quest’anno, trasferiti dallo Stato all’Inps; in un contesto in cui sono 22 milioni di lavoratori e 16 di pensionati per un totale di oltre 20 milioni di Pensioni da pagare per 277 miliardi annui di Euro (gran parte delle quali ancora remunerate in base al dissennato sistema retributivo e non a quello contributivo).

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1 – Anacronismo delle Regioni a Statuto Speciale


“Il deficit della Valle D’Aosta risulta di 617 milioni di euro; quello della Sicilia di quasi 22 miliardi; la Sardegna segna 7 miliardi; le altre due regioni (Friuli V.G. e Trentino A.A) due miliardi ciascuna” (fonte: Il fatto quotidiano del 2 Aprile 2017).

Non aggiungiamo altro se non che ci appare sommessamente ma fermamente un’eresia non ulteriormente accettabile. Una rendita di posizione ormai davvero ingiustificata di una parte di cittadini (quelli delle Regioni a Statuto speciale) a carico degli altri per oltre 30 miliardi all’anno.


2 – Sistema del Risparmio Gestito quale mezzo di massa di esportazione di capitale legalizzato


Non è un caso se Borsaitaliana capitalizza il 30% del Pil della Penisola; mentre quella di Londra (del cui Network, pure, la Borsa di Milano fa parte) il 130% di quello britannico.

L’apertura alla globalizzazione del Risparmio Gestito, di cui quasi tutti gli enti finanziari italiani si pascono ampiamente (circa il 60% del M.O.L. delle banche ormai rinviene da questo settore) limitandosi peraltro a rivendere il più delle volte prodotti di Case Terze estere, ha fatto sì che in massima parte gli ancora cospicui capitali di cui gli Italiano sono proprietari prendessero la via dell’Estero. Come?

Attraverso la sottoscrizione di Fondi Comuni e Gestioni che hanno dirottato questi capitali fuori dal Paese; oltretutto con un regime di tassazione ridotto e quasi sempre “secco”.

Cosa ancor più rilevante quando si tratta di prodotti che operano in sede speculativa rendendo ancor meno correlato all’interesse generale la creazione di ricchezza.

Andrebbe “ri-perequata” l’imposizione fiscale a livello di allocazione territoriale degli investimenti finanziari; ed elevata fortemente la fiscalità sulle operazioni speculative, azzerandola invece in caso di mantenimento dell’investimento poliennale.

Si ritiene che il “combinato-disposto” di queste due manovre potrebbe portare facilmente, nello stato attuale dell’allocazione del Risparmio Gestito delle finanze degli Italiani, a varie decine di miliardi di Euro annui (sui 2000 miliardi di Risparmio Gestito) di entrate erariali in più.


3 – Patti Lateranensi da abolire


Ingiustificato ormai mantenere un privilegio fiscale particolarmente pesante, specie per il suo “insistere” da Millenni sul nostro Paese.

Se, come autorevoli analisti segnalano, il 20% del valore degli immobili italiani è in mano alla Chiesa (a Roma oltre un terzo) è perché:

  • da “Secoli”, non si è provveduto ad una perequazione fiscale di quella che è certamente la holding finanziaria più ricca (solo in Usa la stima degli immobili della Chiesa Cattolica è stata valutata dalla Programma Report di Rai 3 nel valore di 10 mila miliardi) e “reddituale” (solo la Diocesi di Roma incassa in esenzione ogni anno 10 mila testamenti) del Mondo.

Calcoli effettuati da vari economisti pongono in luce il fatto che, ove tassati come gli altri cittadini, i Religiosi di questa Holding dovrebbero versare alle Stato una decina di miliardi di Euro all’anno.


4 – Concorrenza adulterata del Sistema Cooperativistico


Parimenti andrebbero annullati i privilegi fiscali e previdenziali delle Cooperative operanti come imprese (che sono tantissime).

Dove, fra esenzioni fiscali, prestiti sociali e formule retributive che fanno emergere a contribuzione previdenziale solo parte dei compensi dei lavoratori del Settore (che sono milioni), sono stimabili nell’ordine di qualche decina di miliardi annui il mancato introito rispetto a condizioni di par condicio delle altre imprese da parte dell’Erario.

Il tutto in un evidente contesto di adulterazione della concorrenza.

Come si vede, in quattro mosse abbiamo trovato un centinaio di miliardi annui per fare le cose sul serio senza toccare i comuni cittadini; investendo nella creazione di lavoro attraverso l’impresa, cosa di cui abbiamo massimamente bisogno.

Sistema Italia | siamo ai massimi della disoccupazione:

  • un ottavo in generale, ma un terzo fra i giovani, sono i senza lavoro nel nostro Paese;
  • perché l’Italia ha perso gran parte della competitività commerciale e dell’Industria “di dimensioni” a seguito dell’entrata nell’Euro-area;
  • la Tecnologia ridurrà sempre più il lavoro umano (negli Usa si stimano, nei prossimi dieci anni, 10 milioni di posti di lavoro ordinario che verrà sostituito dai robot);

Appare ogni giorno di più come ci si trovi davvero sempre più vicini all’ultima spiaggia.


Sistema Italia: che fare con questi 100 miliardi annui?


sistema Italia statua

Energia, Turismo e Cultura sono i settori “anticiclici” e circa i quali è verosimilmente assicurata la presenza di adeguata Domanda.

Andrebbero finanziati seriamente, con un programma quinquennale da 500 miliardi totale (che rappresenterebbe, quale patrimonio industriale incrementale, il 5% della ricchezza italiana a regime):

  • quello energetico (in cui l’Italia è deficitaria del 17% del proprio fabbisogno, la peggiore in Europa, tutta in surplus), investendo pesantemente nell’idroelettrico e in altri campi della green energy, potrebbe creare 800 mila posti nuovi di lavoro stabile;
  • quello Turistico e culturale, solo portandolo dall’11,9% attuale al 20% del Pil (e lo si farebbe facilmente, stante che, al di là della bellezza del nostro Paese, siamo proprietari dei 2/3 dei beni artistici mondiali), potrebbe generarne addirittura un milione e mezzo.

Ma tanto non si farà nulla di tutto questo, ché la Politica non ha “vision” se non per il proprio interesse di breve periodo, sicché accontentatevi di avere sognato un po’. In fondo è quasi Natale.

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Paolo Turati

Laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1982 dopo aver conseguito il Diploma al Liceo Scientifico salesiano Valsalice di Torino, l’imprenditore ed Economista Paolo Turati, Docente a contratto e Referente del Corso di Economia degli Investimenti “Investire” presso la Scuola di Studi Superiori dell’Università Torino per gli A.A. 2016-17 e 2017-18, è dal 2019 parimenti Docente nonché Presidente del Comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino dell’Executive Master di Wealth Management. Classe 1958, sposato con due figli, già Procuratore generale di Agente di Cambio sulla Piazza di Torino, è stato per anni titolare e Amministratore apicale di Società di capitali finanziarie e operanti nella Commissione in titoli e valori. E’ autore di numerose opere saggistiche e narrative edite, diffusamente accreditate in Italia ed all’estero presso numerose Istituzioni ( fra cui il Rijsksmuseum di Amsterdam, la Biblioteca Max Planck di Monaco di Baviera, la New York Public Library, L'Università di Heidelberg, l'Accademia di Brera a Milano, Palazzo Grassi a Venezia), nonché editorialista su testate nazionali, giornalista pubblicista, conferenziere e già per anni titolare di spazi televisivi regionali in rubriche settimanali economico-finanziarie specificamente incentrate sulla tutela del Risparmio. Esperto di Art Market internazionale e Coordinatore del Dipartimento Arte, Diritto e Mercato di “Fidartis-Multi family office”, è altresì da 15 anni Membro del Consiglio Direttivo e responsabile del Settore “Economia, Finanza, Banche e Assicurazioni” di Acp-Federata nazionale Movimento Consumatori, nonché Consigliere di Amministrazione della Fondazione per l’Architettura. Appassionato pianista, nutre grande interesse per il fenomeno del Collezionismo e per la ricerca storiografica e vanta trascorsi agonistici con ranking a livello di punteggio nazionale nello Sci alpino nonché una lunga pratica agonistica nel Ciclismo su strada e nel Motociclismo fuoristrada.

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