Anna Bolena | L’ossessione del Re | di Alison Weir

Copertina del libro

ANNA BOLENA | L’OSSESSIONE DEL RE


Vi è mai capitato nella lettura di affezionarvi ad un personaggio così tanto da non avere il coraggio di lasciarlo andare?

Quella sensazione di vuoto che si prova mano a mano che le pagine scorrono e ci si avvicina alla fine, il senso di abbandono quasi. Ecco, questo è proprio quello che è capitato a me.

Per ogni pagina che sfogliavo sapevo dove stavo andando. Non c’era via d’uscita, non un secondo capitolo. Ero un impotente spettatore, muto e inconsistente, che accompagnava pagina dopo pagina Anna Bolena al patibolo. Che strano, direte. Una recensione che parte dalla fine è, per antonomasia, una pessima recensione.

Chi legge non vuole sapere come andrà a finire. Ma questa non è una storia comune. Questa è storia e basta, romanzata sì ma pur sempre storia. Se siete qui per sentire l’ennesima favola ambientata in un paesaggio dallo sfondo medievale allora questo è il posto sbagliato.


Copertina del libro "Anna Bolena, l'ossessione del re"
Copertina del libro “Anna Bolena, l’ossessione del re”

Non si parlerà di un amore corrisposto o felice. Già dal titolo dovreste capire molte cose. Se siete qui è per leggere dell’ascesa e della conseguente caduta di una donna il cui nome è inciso nella storia.

La prima volta che conosciamo Anna siamo nel 1512 a Hever, Inghilterra, quando lei ha undici anni e sta per essere mandata in Borgogna come dama di compagnia della reggente Margherita.

Per una bambina del suo rango quella era un’ottima opportunità per avere una buona educazione e per elevare socialmente la reputazione della famiglia, oltre che sopra ogni cosa per riuscire a contrarre un matrimonio vantaggioso.

La società patriarcale di cui siamo testimoni è fatta di questo. Uomini che decidono e donne che obbediscono.

Le ragazze vengono promesse spose fin da piccolissime, molto spesso legate già durante la pubertà ad un uomo molto più grande di loro.

Lo scopo di queste mogli-bambine è quello di procreare e di far risaltare la figura del marito, come un ornamento di cui andar fieri per la sua virtù e la capacità di generare quanti più eredi possibili affinché il nome della famiglia perduri nel tempo.

Anna non è una bambina comune, però.

E’ attenta e ha desiderio di imparare.

Con accanto la figura della reggente riuscirà a sviluppare un proprio pensiero non contaminato dal sistema maschilista in cui nasce e cresce; vede nelle donne una possibilità di crescita ed intraprendenza proprio come negli uomini.

I suoi modelli sono la regina di Castiglia, Isabella, e ovviamente Margherita.

Alla corte di Borgogna Anna impara la sottile arte dell’amor cortese e l’importanza di conservare la propria virtù per l’uomo che diventerà suo marito. E’ una donna quando arriva alla corte inglese al servizio di Caterina, prima moglie di re Enrico.

I suoi modi raffinati ma acuti e la sua bellezza, risaltata dagli abiti francesi che ama tanto, la faranno diventare oggetto delle attenzioni, indesiderate, del re.

Anna però ha piani ben più ambiziosi che diventare una delle numerose amanti di Enrico.

Conosce bene il gioco della seduzione ma il re ha già moglie.

Quando lui le rivela la volontà di chiedere il divorzio da Caterina per lei si aprono le strade verso il potere.

E quando le cose iniziano a farsi serie e “la grande questione” è sulla bocca di tutti non può far altro che assecondare gli eventi, cercando di essere un esempio retto e virtuoso, e di battersi per la Riforma che si sta accennando all’interno della Chiesa.

Con un’analisi raffinata degli accadimenti attorno alla figura di Anna Bolena e la minuziosa descrizione di ciò che, presumibilmente, avvenne negli anni in cui Enrico tentò di divorziare dalla prima moglie, Alison Weir con la sua penna magistrale riesce a creare un’empatia tale tra lettore e narrazione da risultare difficile staccarsi dalla lettura o, addirittura, abbandonarne i personaggi.

Questi non sono più macchie indistinte sulla carta ma sembrano prendere vita e trascinarti nell’austera corte inglese del XVI secolo.

Il personaggio di Anna si profila come arguto e intraprendente.

Non è l’arrampicatrice sociale di cui tanto si è sentito parlare.

Non cerca le attenzioni del re, le rifiuta persino nella fase iniziale quando non vuole compromettere la propria reputazione o fare un torto alla sua signora.

Anna però è anche figlia del suo tempo.

Profondamente religiosa, inizia a credere che il matrimonio di Enrico non fosse effettivamente valido avendo lui sposato la vedova di suo fratello, Arturo.

Crede di battersi per un bene superiore e di avere il favore di Dio.

Vuole una società ed una Chiesa nuova in cui le donne vengano trattare con il rispetto che meritano e dove la parola del Signore sia accessibile a tutti, anche a chi non conosce il latino delle Sacre Scritture.

Desidera essere un esempio, vuole essere ricordata dai posteri come la regina che promosse la Riforma e che aiutò la vera Chiesa ad uscire dal baratro di corruzione in cui era stata fino ad allora confinata.

Le sue preghiere però avranno triste esito: verrà additata come sgualdrina, strega e falsa regina.

Il popolo non l’accetterà mai fino in fondo e i suoi sforzi saranno vani. Per ogni sua buona azione ci sarà sempre un motivo per cui additarla come la donna che aveva scalzato dal trono la vera regina d’Inghilterra.

La sua unica colpa sarà quella di essersi dimostrata ambiziosa in un momento storico in cui la donna non era altro che l’angelo del focolare e di essersi battuta fino alla fine per i suoi scopi.

Accanto ad Anna Bolena si scorge, meno frequentemente di quanto si pensi, Enrico.

Il re inglese discendente dai Plantageneti non sembra, però, incarnare i tratti dei suoi avi. In lui non si vede la grandezza di un re ma la caparbietà inetta di un bambino. Fermo sui suoi propositi fino a che qualcuno o qualcosa non gli consiglia di ragionare.

Malleabile dai suoi consiglieri, teme più di ogni altra cosa l’opinione pubblica e la possibilità di lasciare il trono inglese a sua figlia Maria, una donna. Enrico impersona il tipico canone maschile del tempo ma la verità è che dietro la maschera goliardica si nasconde un uomo insicuro, la cui unica forza sono la rabbia e le false promesse.

La figura di Caterina è, invece, come uno spettro sullo sfondo della storia. Anche se non fisicamente, sarà sempre un chiodo fisso per Anna ed Enrico.

Non si riescono a comprendere fino in fondo le ragioni della sua caparbietà: avrebbe potuto rinunciare facilmente al suo matrimonio e al titolo, vivere della rendita regia con sua figlia fino alla fine dei suoi giorni, senza il pericolo di essere assassinata da un vicario o mandata al patibolo come traditrice.

Invece sceglie di combattere, di lottare per un appellativo: “Regina d’Inghilterra”.


Ma a che scopo?

Smania di potere o ricordo delle difficoltà passate al suo arrivo alla corte inglese?


Caterina è, come Anna, una donna forte in un mondo patriarcale. Dovrebbe sottostare alla volontà di suo marito e rammaricarsi per non aver dato al suo regno l’erede maschio tanto desiderato.

Sa bene qual è il suo posto e sceglie consapevolmente di abbandonare l’ideale che qualcuno ha di lei per lottare per qualcosa che va oltre il potere: la propria integrità.

Le pagine scorrono veloci sotto gli occhi del lettore. Ogni capitolo decreta un anno della vita di Anna fino al momento della sua morte. La sintassi è fluida e il lessico è semplice, niente austerità o banalità.

L’unica parte che scorre più lentamente è, senza dubbio, la descrizione degli anni della “grande questione”, momento in cui Enrico si muove per lo scioglimento del proprio matrimonio. Non in modo inconsapevole, però.

La Weir conosce bene quel periodo storico e ha voluto descrivere con minuzia di particolari la difficoltà di quei momenti per Anna, in bilico tra il potere sovrano e il tracollo totale, anni sicuramente pregni di preoccupazioni che si sono riversati, poi, nel rapporto tra lei ed il sovrano, andando a comprometterlo del tutto solo una volta riconosciuto il loro matrimonio.

Una lettura da introdurre nella wish list degli amanti delle sei mogli di Enrico VIII.

Un nuovo punto di vista di una donna mai considerata regina. Una possibilità per ridare un nome alla reputazione di Anna Bolena a quasi seicento anni dalla sua morte.

Altri titoli di Alison Weir:

  1. Lady Elizabeth;
  2. Caterina d’Aragona;
  3. L’innocente;
  4. Eleonora d’Aquitania, la regina di due nazioni.

Leggi anche: Nell’Antro della Strega | di Alessandro Norsa

 

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