Arte ed economia | Il binomio inscindibile

Dei quadri di arte appesi su parete scura illuminati da luci

Arte ed Economia

Non è casuale il rapporto che lega due “forze” apparentemente intangibili e così  immanenti rispetto all’essere umano come l’arte, che ne suscita i più alti valori, e l’economia, che gli consente di vivere nel modo migliore.

Lo dimostra, fra i numerosissimi casi, la vecchia, immensa centrale elettrica Elektrozavod di Mosca, che è stata identificata come il luogo di elezione per lo sviluppo delle capacità  dei giovani artisti; o il Tate Modern di Londra, il quale è da decenni contenuto nella centrale elettrica vittoriana di Bankside.

Non si può negare che il collezionismo dei protagonisti storici dei fenomeni economici abbia lasciato importanti segni.

Si pensi al banchiere John Pierpont Morgan, uno dei più importanti collezionisti della Storia e fondatore, oltre che della JP Morgan Bank, della meravigliosa Morgan Library a New York. Un imprenditore visionario.

A cavallo del Novecento finanziò sia Nikola Tesla (il quale in seguito fu costretto a causa della Guerra delle Correnti a salire sul treno del concorrente di Morgan John Westinghouse) che Thomas Alva Edison,  divenendo con costui, da promotore, addirittura il dominus della General Electric, tutt’oggi la Corporate più grande del mondo, sia nella somministrazione di elettricità che in qualità di ente finanziario.

E come non pensare alla Gonden Age fiamminga del Seicento, quando Rotterdam e Amsterdam intermediavano il 50% del Pil mondiale, ed in quella patria dei mulini a vento e ad acqua (ancor oggi quei territori sono all’avanguardia nel settore, con lo sfruttamento economico della maree e con le pale eoliche) Jan Vermeer e Rambrandt Van Rijn producevano le loro opere su commissioni, non di Re o di Papi e Cardinali, ma di borghesi che si erano arricchiti (fin troppo: vedasi uno dei primi crash speculativi della Storia come quello del 1637 dei bulbi di tulipano) grazie alla conquiste coloniali, oltre che a quelle primordiali tecniche di sfruttamento dell’energia.

O alle tele con velieri di Eugène Boudin nel periodo francese impressionista, rappresentanti la fase finale di un periodo in cui, per Secoli, la forza del vento aveva sospinto il commercio per nave in giro per il mondo e stava ormai per essere sostituito da una ancor più economicamente gloriosa era di motori e di eliche.


Ma gli esempi possono andare addirittura indietro di millenni


se, com’è pacifico, l’Arte inizia ad assumere forme sublimi sulle sponde del Nilo, fiume che ha permesso lo sviluppo del commercio e dell’agricoltura come capisaldi della nostra civiltà economica.

Lo stesso René Magritte, col suo capolavoro assoluto “Gli Imperi delle luci”, declina nel Novecento delle Avanguardie, col suo eccelso surrealismo, la capacità dell’energia luminosa prodotta dal fenomeno economico umano più comune dei nostri giorni, quale la  raffigurazione di un lampione illuminato nella notte al servizio del miglioramento della qualità di vita umana, di trasformarsi in alta bellezza.

Così come Dan Flavin, che iniziò a lavorare coi suoi commercialissimi tubi colorati al neon già negli anni Sessanta, anticipato da una serie di sperimentazioni, primariamente in capo ai Dadaisti, da Marcel Duchamp al fotografo Man Ray, al postdadaista Robert Rauschenberg.

L’Economia, anche solo in quanto ricchezza che produce benessere, rende in effetti da sempre possibile la disponibilità di mezzi economici suppletivi che i più intelligenti possono decidere di investire in parte in Arte; uno su tutti Roman Abramovich, che con la compagna Dasha Zhukova ha saputo investire parte delle sue ricchezze, derivanti delle industrie petrolifere e del gas, in beni d’arte, tanto da essere oggi fra i primi collezionisti al Mondo.

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Paolo Turati

Laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1982 dopo aver conseguito il Diploma al Liceo Scientifico salesiano Valsalice di Torino, l’imprenditore ed Economista Paolo Turati, Docente a contratto e Referente del Corso di Economia degli Investimenti “Investire” presso la Scuola di Studi Superiori dell’Università Torino per gli A.A. 2016-17 e 2017-18, è dal 2019 parimenti Docente nonché Presidente del Comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino dell’Executive Master di Wealth Management. Classe 1958, sposato con due figli, già Procuratore generale di Agente di Cambio sulla Piazza di Torino, è stato per anni titolare e Amministratore apicale di Società di capitali finanziarie e operanti nella Commissione in titoli e valori. E’ autore di numerose opere saggistiche e narrative edite, diffusamente accreditate in Italia ed all’estero presso numerose Istituzioni ( fra cui il Rijsksmuseum di Amsterdam, la Biblioteca Max Planck di Monaco di Baviera, la New York Public Library, L'Università di Heidelberg, l'Accademia di Brera a Milano, Palazzo Grassi a Venezia), nonché editorialista su testate nazionali, giornalista pubblicista, conferenziere e già per anni titolare di spazi televisivi regionali in rubriche settimanali economico-finanziarie specificamente incentrate sulla tutela del Risparmio. Esperto di Art Market internazionale e Coordinatore del Dipartimento Arte, Diritto e Mercato di “Fidartis-Multi family office”, è altresì da 15 anni Membro del Consiglio Direttivo e responsabile del Settore “Economia, Finanza, Banche e Assicurazioni” di Acp-Federata nazionale Movimento Consumatori, nonché Consigliere di Amministrazione della Fondazione per l’Architettura. Appassionato pianista, nutre grande interesse per il fenomeno del Collezionismo e per la ricerca storiografica e vanta trascorsi agonistici con ranking a livello di punteggio nazionale nello Sci alpino nonché una lunga pratica agonistica nel Ciclismo su strada e nel Motociclismo fuoristrada.

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