Donne Sole | La nuova raccolta di Marcello Comitini

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Marcello Comitini | L’intervista

Residente a Roma, ma catanese di origine, Marcello Comitini potrebbe essere definito come un intellettuale puro. Scrive da sempre, ma non considera il poetare un lavoro dal quale ottenere proventi economici, quanto un modo per comunicare il proprio io più profondo. Ecco perché le sue opere sono intime e autentiche: vogliono essere vissute e amate dal lettore per quello che sono, ovvero un racconto sublime dell’interiorità umana.

Autore prolifico, almeno quanto lettore appassionato, Marcello Comitini ha da poco ultimato la sua ultima raccolta poetica, intitolata Donne Sole. Tra le sue pagine, si succedono quadri e immagini di figure femminili, di età differenti ma accumunate dalla stessa solitudine. Tale condizione deriva dal difficile rapporto con l’individuo maschile, sempre alla ricerca del possesso fisico.

L’uomo di Donne Sole non eleva il suo spirito attraverso un amore sublime, e in questa sua bassezza non riesce ad approfondire il legame con la femminilità, né con quella della propria donna né con quella che, inevitabilmente, fa parte di lui.

Il poeta, grazie a un linguaggio forte e delicato al tempo stesso, intriso di rimandi letterari, non dà vita a una celebrazione insensata e pesante della donna, quanto una riflessione sui rapporti umani e la necessità di cogliere quanto di femminile giace in ognuno di noi. Nella speranza che gentilezza, limpidezza e amore possano scorrere senza ostacoli nelle nostre anime e nelle nostre vite. 

Può raccontarci quando e come ha deciso di fare Sua l’arte della poesia?

Fare mia l’arte della poesia? Davvero non ho mai guardato alla poesia come qualcosa di mio. La poesia nasce dalla povertà dell’escluso. È una condizione che il mondo fa fatica a credere che esista ancora. Esiste colui che fa divertire e ha le qualità del vincitore. Il poeta non lo sarà mai, e mai sarà in grado di possedere nulla.

Ci sarà sempre nella sua storia passata e presente qualcosa che turba il suo rapporto col mondo. Un qualcosa che risiede all’interno del suo animo, quale una eccessiva sensibilità unita al bisogno di armonia, che si aggiunge a quel che egli percepisce o subisce dall’esterno, violenze patite su di sé o sugli altri, discriminazioni ingiustificate, un dolore inatteso, desiderio di un amore totalizzante non corrisposto. Senza sensibilità non è possibile accedere al mondo poetico. 

Credo che questi versi, stralciati da una mia lunga poesia (che non rientra nella raccolta di cui stiamo parlando) accennino in qualche modo a quanto ho appena detto:

Della poesia non sapevo nulla.

Se fosse venuta a trovarmi

con sorrisi e modi eleganti

sarei stato felice e mi avrebbe donato

il sacro carisma di poeta.

………….

Conoscevo gli orrori del vivere

le delusioni del bambino dimenticato

dell’adolescente guardato

come il graffio sanguinante del gatto

sul braccio teso a punirlo

………….

Tu non sarai mai poeta.

Sarai l’eco soltanto

dei dolori degli uomini

trafitti dalla guerra

dall’odio dalla dimenticanza.

Sarai il silenzio dei poveri 

trascinati nel fango

………….Non spegnere il loro silenzio.

Il titolo del suo nuovo libro, Donne sole, colpisce per l’immediatezza e l’efficacia con cui arriva al cuore del lettore. Può spiegare nel dettaglio di cosa parla quest’opera?

Come ho scritto nella quarta di copertina del libro, nelle poesie parlano donne d’età compresa fra i sedici anni e i quaranta (e anche più), quell’arco di tempo in cui la donna si auto-considera, si cura in particolar modo, usa creme che le rendano viso e corpo luminosi, ritenendo l’aspetto fisico una parte essenziale della propria femminilità.

Avrei potuto intitolarlo “Donne che si narrano”, perché le poesie vogliono essere espressioni di donne che guardano alla propria esistenza, ai ricordi, alle delusioni patite. Ma il titolo mi sembrava fuorviante rispetto agli sguardi che vengono rivolti a queste donne. Perché in realtà, come si può ben intuire, gli sguardi sono i miei, che vedono il mondo femminile attraverso le mie tensioni verso il loro mondo e vero l’umanità in generale.

Le poesie non vogliono essere espressione di un giudizio, ma una riflessione sul mondo femminile, con tutto il rispetto a cui il mondo femminile ha diritto. E se le donne presenti in questa raccolta, sono “sole” ciò significa che il ruolo maschile spesso viene esercitato con invadenza, se non la si vuol intendere come prepotenza. 

Sottintendendo nel contempo il ruolo intellettuale artistico e umano che la donna occupa da sempre nel mondo, è ancora sottostimato, ritenuto di secondo piano.

Donne sole è un’opera che tratta il tema della femminilità dal punto di vista di un uomo. Questa caratteristica non può passare inosservata: perché ha deciso di dedicare la Sua attenzione al mondo femminile?

Nella mia numerosa produzione, vi sono parecchie poesie dedicate alle donne. Mi sono chiesto se davvero valesse la pena lasciarle disperse in ogni singola raccolta, sminuendone l’efficacia. Ho deciso quindi di metterle insieme e farne un libro dedicato a questo soggetto.

So che non è usuale che un uomo incentri la sua attenzione sulle donne, senza coinvolgerle in discorsi amorosi (vedi Neruda per esempio con il suo “Venti poesie d’amore e una canzone disperata”, e con altre poesie sperse nelle diverse sue raccolte) o in giudizi più o meno favorevoli. 

C’è una ragione in me.

Una parte della mia vita è stata influenzata dalle donne. Sino all’età di quindici anni sono vissuto, con genitori severi, lontani dalle mie esigenze di ragazzo, ma circondato da cugine e zie, di cui ho assorbito, con complicità silenziosa e curiosità di adolescente, il loro modo di porsi davanti alle esperienze di vita e la maniera con cui le affrontavano. Successi o insuccessi scolastici, esaltazioni per l’ultimo ragazzo amato, delusioni amorose, gelosie tra le mie cugine; lamenti delle mie zie per la loro vedovanza, ricordi rassegnati di fronte ai tradimenti subiti dai loro mariti, malinconia per la loro solitudine ormai incolmabile in un’età non più giovane. 

La vitalità delle mie cugine (della più giovane delle quali ero vanamente innamorato) era quella che dava ai miei giorni sapore alla vita. Come avrei potuto cancellare da me le loro impronte? Mutare all’improvviso il mio sguardo da complice silenzioso a uomo predatore? Nella donna non riesco a vedere altro che armonia, non solo quella esteriore, ma quella più profonda e immutabile anche nel trascorrere degli anni. Anche il dolore è armonia, anche la gelosia, se rapportata a quella maschile.

Mi è stato naturale guardarmi intorno e scoprire che le donne hanno sempre ricoperto ruoli fondamentali per il benessere della società, ma in secondo piano, sempre un passo dietro l’uomo, soprattutto dietro il proprio uomo, quasi addomesticata a questo ruolo secondario. Da qui tradimenti e delusioni, vane attese, rimpianti per il tempo che fa sfiorire la bellezza. 

La sessualità nella sua opera è trattata con grande delicatezza e attenzione, attraverso un linguaggio spesso forte, deciso e realistico. Perché questa tematica è così presente all’interno di Donne sole?

Mi sembra di cogliere nella sua domanda due interrogativi, di cui il sottinteso è rivolto al come mai tratto la sensualità con delicatezza.

Credo che tutti siano d’accordo che se il rapporto tra uomo e donna fosse esclusivamente sensuale non sarebbe d’amore, considerata la caducità fisica. Ma d’altra parte se il rapporto amoroso non fosse anche sensuale, non sarebbe totalizzante. La delicatezza è elemento essenziale nell’amore (tolte ovviamente le devianze a cui certi individui – uomini e donne – si sottomettono). 

Nei miei versi ho messo in evidenza questa duplice essenzialità, osservandola sotto tutti gli aspetti (compreso quello della donna che si sottomette al sadismo del suo uomo). 

E credo d’aver anche soddisfatta la sua seconda domanda avendo appena affermato quanto presente e importante sia nell’essere umano il rapporto amoroso. L’eccezione del grande solitario che sembra rifiutare l’amore rientra in realtà nella norma, anzi l’amplifica attraverso un eccessivo e ideale amore, che lo costringe a rifiutare quello degli altri. Si chiama egoismo o, se rivolto a Dio, spiritualismo. 

Sono molte le immagini e i rimandi letterari che compaiono all’interno della sua opera. Ad esempio, la figura di Ofelia ricorre con particolare frequenza. Può raccontarci come mai Ofelia accresce la Sua inventiva poetica?

Diverse figure di donna, protagoniste del mondo classico letterario, ricoprono un ruolo estremamente importante nel mio guardare al mondo femminile: Ecuba, Cassandra, Euridice, Ofelia. Ognuna di esse rappresenta un modo diverso di rapportarsi all’uomo, anche se in definitiva sono sempre uomini a narrare le loro relazioni. Ma per fortuna sono grandi poeti.

Di Ecuba e Cassandra ho scritto due pieces (su cui ovviamente non mi dilungo), mentre di Euridice ho ben presente quel che Rilke canta nei suoi “Sonetti a Orfeo”. Euridice è in sostanza colei che muore una seconda volta per il troppo amore (debolezza o egoismo?) del suo uomo. 

La vicenda di Ofelia, narrata da Shakespeare, è emblematica perché rispecchia ancora la mentalità dei tempi moderni. Mi permetto qui di fare una piccola parentesi che riassume la vicenda.

Amleto ama Ofelia dal profondo del suo cuore, eppure quando scopre d’essere spiato dalla donna amata, non esita a respingerla, senza porsi la domanda se fosse stato possibile per Ofelia disubbidire a suo padre (lo fa la Giulietta shakespeariana). Orfeo cela la propria dabbenaggine (o insensibilità) attraverso la follia. Shakespeare fa cantare a Ofelia (che per il dolore ha a sua volta smarrita la ragione) una canzone il cui contenuto è ancora attuale nella mentalità comune: 

“Per Gesu’, per la Santa Carità,
ahimè, quanta vergogna ci verrà!
I giovani lo fanno,
incuranti del danno,
e del biasimo che gliene verrà. 
Dice lei: “promettesti di sposarmi,
prima di rovesciarmi.”
Dice lui: “Avrei fatto quel che ho detto,
se non fossi venuta nel mio letto”.

Ecco leggendo i versi presenti nella mia raccolta, ci si accorgerà che il mio sguardo sul comportamento di Amleto è molto coerente con il mio modo di narrare Ofelia. Esso corrisponde al pensiero che ancora l’uomo ha della donna (anche se molto camuffato, come Amleto dalla sua pazzia).

È dunque una normale conseguenza, sulla base di quanto sin qui detto, che la figura di Ofelia sia presente con passione nei miei versi. È lei il simbolo della donna vittima del maschilismo, una donna che per svincolarsi dalla schiavitù trova il suicidio come unico strumento.

Marcello Comitini, può anticipare qualche progetto futuro ai lettori?

È di prossima pubblicazione una raccolta di poesie che guardano alla Luna, anch’essa espressione di dolcezza e di conforto per gli uomini (inteso come genere umano) anche se spesso le vicende umane vorrebbero farla inorridire. 

Nella chiacchierata che ha anticipato questa intervista lei, gentile Sara, mi ha fatto notare che anche la luna appartiene al genere femminile. Le confesso che non vi avevo fatto caso, ma adesso convengo con la sua osservazione. Non saranno poesie d’amore rivolte al satellite terrestre né invocazioni. Chiamano in causa la luna ogni qual volta è spettatrice o con la sua presenza influenza i comportamenti.

La raccolta sarà caratterizzata anche da alcuni haiku il cui tema è ovviamente la luna.

Riporto qui una poesia che sarà inclusa nella prossima raccolta. I suoi versi mi sembrano in tema con questa intervista. Una luna che discende raggiante “dove discende il sole”, quasi a sostituirlo.

Crudeltà della luna

Luna, invadi le tenebre 

ignori felice la luce della notte 

che illumina le altre stelle.

Non conosci dove ti condurrà

il tuo passo indolente.

Eppure ad ogni istante sei

dove devi essere.

Lasci posare il tuo sguardo sui volti pallidi

sulle case silenziose 

sui tessuti ondeggianti alle finestre.

Assolata ti distendi sui corpi che si muovono 

si allontanano tornano a fondersi amandosi

nella breve danza

che concedi prima del disincanto. Poi raggiante

discendi là dove discende il sole.

Marcello Comitini, La ringrazio a nome de Il Progresso Magazine per questa intervista che ha dato la possibilità ai nostri lettori di conoscere un’opera eccezionale per la delicatezza e profondità con cui tratta il tema della femminilità e del rapporto tra uomo e donna. I lettori saranno sicuramente desiderosi di leggere presto altre sue opere, di cui spero potremo presto discutere insieme.

Sono io che ringrazio la Redazione della Rivista e in particolare lei che tanto gentilmente mi ha dedicato parecchio del suo tempo. Mi auguro di aver sollecitato alla riflessione l’animo dei lettori e di approfondire, anche attraverso la lettura del mio libro, la conoscenza dell’animo femminile. Spero che anche le lettrici, chiamate in causa dai miei versi, riesaminino la loro condizione. E dopo, se possibile, lettori e lettrici esprimano la loro opinione scrivendomi una mail attraverso il mio sito www.terracolorata.com

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Sara Signorini

Classe 1994, si è laureata in Filologia Moderna presso l'Università degli studi di Padova e oggi si aggira tra letteratura e giornalismo alla ricerca di idee e percorsi creativi. Scrive di cinema, che considera non solo una grande passione, ma anche un metodo infallibile per osservare la società attuale con spirito critico e ironia.

3 Comments
  1. Grazie alle gentilissima disponibilità della Professoressa Sara Signorini che ha dedicato parecchio del suo tempo per raccogliere la mia intervista e tutto quello che potesse riguardare il mio nuovo libro.

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