Emma Fenu | L’intervista

Emma Fenu

Emma Fenu diffonde la cultura al femminile

Emma Fenu è una scrittrice e studiosa di letteratura al femminile. “Cultura al femminile” è proprio il nome del portale, gruppo Facebook e associazione culturale in cui si occupa di diffondere proprio la cultura al femminile, per le donne e non solo. Emma Fenu è incredibilmente poliedrica: è laureata in Lettere e Filosofia con un Dottorato in Storia dell’arte, insegna Lingua italiana agli stranieri, essendosi trasferita a Copenaghen dalla sua amata Sardegna.

Insieme non abbiamo parlato di un ultimo libro o di qualcosa in particolare, ma della sua attività intellettuale, che abbraccia anche la scrittura creativa in quanto organizza corsi in cui la insegna.


Emma Fenu, che cosa l’ha spinta a scrivere e a scrivere di donne in particolare? 


È una passione nata durante gli anni in cui frequentavo l’Università e culminata nella compilazione di due tesi: la prima, in occasione della Laurea in Lettere e Filosofia, intitolata “Dal mito all’immagine. Donne fra Medioevo e Rinascimento”; la seconda, in occasione del Dottorato di Ricerca in Storia delle Arti, intitolata “Mito, iconografia e devozione nella figura di Maria Maddalena”. 

Il mio amore per lo studio su storia, letteratura, iconografia, antropologia declinata al femminile e concentrata su Eva, Maria di Nazareth e Maria Maddalena continua ancora oggi, dopo quasi vent’anni da allora, arricchendosi con ulteriori progetti di ricerca, e altre figure muliebri, per i miei seminari. Ma non solo, oltre alla saggistica mi occupo di narrativa: i miei romanzi raccontano storie in cui le donne sono protagoniste, oltre gli stereotipi.


Lei si occupa di Storia delle donne e di cultura al femminile. A volte si tende a criticare certe “definizioni”, ad esempio Elsa Morante amava non definirsi scrittrice, preferendo un neutro “scrittore”. In questi giorni è stata accesa la polemica riguardo alla direttrice d’orchestra che preferisce il termine “direttore”, per valorizzare il proprio talento anziché il proprio genere. Quanto è importante invece secondo lei parlare di letteratura al femminile e di scrittrici? 


L’argomento è molto ampio: sarò sintetica. 

Io mi definisco scrittrice e uso i termini “ministra”, “direttrice”, “architetta” e “sindaca”, solo per citare esempi su cui si discute, per fedeltà alla grammatica italiana, lo stesso motivo per cui, invece, non uso “presidentessa” ma “presidente”. 

In italiano non esiste il genere neutro, ma il maschile, genere della parola “scrittore” e “direttore”; credo sia importante usare il genere corretto anche quando sembra “suonare male” semplicemente perché alcune professioni sono state precluse alle donne fino a tempi recenti. 

La critica che viene mossa alla questione di genere nella lingua è, in soldoni, che ci sono problemi più importanti da risolvere e che non è l’uso di una –a a cambiare una realtà ancora sessista: è vero, ma io non nego e non mi sottraggo all’interesse e alla lotta su altri versanti, limitandomi a un aspetto. 

Quanto alla letteratura “al femminile”, rifacendomi a quanto già espresso da altre prima di me, non ritengo che le donne scrivano diversamente e abbiano uno stile più intimista e dettagliato, ma che siano consapevoli di avere alle spalle un passato figlio del patriarcato, un passato in cui la voce ci è stata negata. Non è, quindi, una differenza per natura, ma data dalla storia. 


Lei è una scrittrice con un dottorato in storia delle arti che, ad esempio con “Nero rosso di donna. L’ambiguità della femminilità” ci ha anche parlato di iconografia. Quanto si intrecciano arte e parola secondo lei? 


L’arte è parola e la parola è arte. La ricerca in ambito iconografico mi ha permesso di studiare i simboli e di “leggere la vita” su più punti di vista, andando alla ricerca non solo di un collegamento intertestuale e interdisciplinare, ma anche di un senso nascosto. 


“Cultura al femminile” è un’associazione culturale e un sito che permette di leggere recensioni e riflessioni, culmina in un gruppo Facebook in cui donne e non solo possono condividere i propri lavori.

Lo scopo di tutto questo è anche, chiaramente, la parità di genere. Che cosa manca secondo lei al mondo della cultura per essere pienamente inclusivo verso tutti? 


Sono stati superati molti pregiudizi, ma la sfida continua. E non riguarda solo le donne: la cultura implica apertura mentale e accoglienza di ogni alterità e differenza, spianando la strada alla libertà. 


Quali sono i suoi progetti per il futuro? Continuerà a raccontarci di donne? 


Sto scrivendo un quarto romanzo in cui la protagonista è una donna; riprendo i temi a me cari della resilienza, della forza e fragilità, della maternità nell’accezione più ampia del termine, della sacralità del femminile, della scelta di essere Donne a proprio modo, senza modelli a cui uniformarsi, modelli spesso mortificanti e frutto di una proiezione di desideri e paure maschili. 

Nel settore della ricerca, sto conducendo, in collaborazione con altre due studiose e scrittrici, Alessandra Derriu e Claudia Zedda, cicli di seminari in cui parlo della simbologia di capelli, seni e sangue mestruale, attraverso excursus storici, antropologici e artistici. 

E non dimentico l’organizzazione di eventi culturali, convegni, conferenze e spettacoli di musica e parole che spero possano concretizzarsi a partire da questa primavera, nel rispetto delle norme di sicurezza. 

Leggi anche: Luca Ammirati | L’intervista

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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