Storia

In viaggio verso Shamballa

Shamballa: la città degli dei.

Logicamente ogni cosa che si intraprende sotto il sole, possiede uno scopo come fine ultimo dell’azione. Si dice che lo scopo di un cammino spirituale sia quello della liberazione dalla prigione della materia e la relativa illuminazione dell’anima. Esiste in questo particolare cammino, arduo e difficile, anche uno scopo geografico. Trattasi di Shamballa, la città degli dei.

In effetti, tutti coloro che ci hanno preceduto su tale cammino, devono pur esistere, anche senza il corpo fisico, in qualche luogo geografico, foss’anche in un altra dimensione.

Dipinto tibetano del XVI secolo che rappresenta Śambhala, conservato presso il Rubin Museum of Art di New York.

Questo luogo è Shamballa.

Per giungere a Shamballa si dice che bisogna oltrepassare sette passaggi segreti e sotterranei, sconosciuti. Non vi sono altre indicazioni. Ci viene subito in mente i sette mari percorsi da Sinbad nelle mille e una notte, ad evidenziare il fatto che queste conoscenze sono retaggio di tutti i popoli e di tutte le epoche. Riflettiamo.

Se Shamballa è un maestoso luogo ove vive una umanità divinizzata in possesso di tutti i doni dello spirito e quindi senza traccia alcuna di egocentrismo, è inutile cercarla nel piano fisico concreto del nostro mondo.

Come è inutile cercare di arrivarci esplorando il piano astrale del pianeta, riflesso energetico del lato materiale delle cose. In effetti, dopo prove e purificazioni, diviene evidente che non esistono cartelli indicatori per giungere in questo luogo ideale e che l’avanzare verso Shamballa assomiglia più ad una costante preghiera che nasce dall’interiore. Secondo Jan van Rijckenborgh, è da Shamballa che partono tutte quelle entità che poi nel nostro mondo assumono il ruolo di profeti e maestri. Egli indica anche il deserto dei gobi come punto materiale in cui effettivamente, su di un altra spirale si erge la citta degli dei.

Il nirvana, la liberazione, l’illuminazione, non ha come scopo l’annullamento della coscienza. Questa, dopo un lungo periodo di prove e purificazioni, diviene atta a ricevere lo spirito, elemento atmosferico estraneo al nostro universo e fondamento di Shamballa. Sotto questa ottica, la nostra razza è composta da esseri sub-umani, antico vestigio di uomini perfettamente spirituali che , per un non meglio identificato incidente, caddero dalle lande di Shamballa.

Il risveglio dal sonno della materia mira a riportare il candidato al suo stato originario in cui collaborava liberamente con il creato e il creatore. Questo stato è ampiamente sviluppato a Shamballa.

In effetti, tornando al sentiero che conduce a Shamballa, non esistono vie e quindi, dopo aver percorso tutti i possibili sentieri, maturi e lucidi si intraprende il pellegrinaggio verso questa terra promessa. La chiave di accesso al sentiero verso Shamballa è la coscienza e tramite questa si può osare di passare i sette passaggi segreti e sotterranei, una coscienza lucida e matura, divenuta adulta per la rinascita dopo mille e più delusioni, dopo lacrime amare di disperazione e la perenne “notte oscura dell’anima”.

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