Yoga | L’importanza della respirazione

lezione di yoga e respirazione

 Focus sulla Respirazione

Yoga e respirazione: il primo atto che compie l’uomo alla nascita è una inspirazione e l’espirazione è l’ultimo al momento della morte.

La nostra vita è scandita da inspirazioni ed espirazioni e in molte lingue i termini che indicano l’azione di respirare sono strettamente connessi al concetto di vivere.

Ed il respiro non solo consente il realizzarsi della vita ma connette anche, attraverso l’aria, il microcosmo umano al macrocosmo universale, permette di collegare il nostro mondo interno a quello esterno.

Non siete voi che respirate, ma e’ la vita che respira in voi | Raccogliendovi sul soffio vi raccogliete sull’essenziale, sul mistero della vita.

Le diverse tradizioni yoga hanno sviluppato una vera e propria pratica del soffio vitale: il prānāyāma, ponendo l’accento su un lavoro respiratorio con la funzione di stabilizzare la mente e avere accesso alla dimensione spirituale.


tecnica della respirazione nello yoga


Anche per le moderne scuole di yoga, che non sempre si pongono fini di carattere spirituale, l’attenzione al respiro è l’elemento fondamentale che fa si che lo yoga si differenzi dalla semplice ginnastica.

Il termine prānāyāma è formato dalle parole prānā  e ayāma. La radice verbale della parola ayāma è yam, che significa tirare le redini.

Tuttavia non dobbiamo pensare tanto al senso di “trattenere, contenere”, in quanto le briglie in questo caso consistono piuttosto nello strumento sottile con cui il cavaliere indirizza la forza del cavallo e il termine ayāma può anche significare “allargare”, che è poi l’esatto contrario di “contenere”.

Il popolo indiano non è l’unico ad aver visto nel respiro una via privilegiata per l’accesso alla spiritualità perché, anche se con un approccio diverso, cinesi, ebrei, cristiano ortodossi o sufi musulmani hanno percepito un legame tra l’esperienza della respirazione e l’esperienza spirituale.

Lo yoga ha però certamente posto un accento particolare su questo aspetto e sviluppato un sistema di pratiche molto particolare.

Un supporto per la meditazione


statua del buddah con sfondo arancione


Come un uccello legato con uno spago che vola da destra a sinistra, non trovando nessun altro luogo su cui posarsi, finalmente si posa sul luogo stesso ove è legato, allo stesso modo, mio caro, lo spirito dell’uomo, dopo aver volato di luogo in luogo, non trovando in alcuna parte dove fissarsi, si rifugia nel prāna: perché il mentale, mio caro è legato al prāna.

Chāndogya Upanisad.

Questa bella immagine descrive la mente irrequieta e distratta da continui stimoli, che trova finalmente riposo fissandosi nel prāna .

La consapevolezza del respiro favorisce l’introversione, aiuta a ridurre il flusso dei pensieri e a portare l’attenzione sul “qui ed ora”.


Respirare per liberarsi dai condizionamenti


Un respiro consapevole aiuta a connettere la personalità esteriore, costituita dai condizionamenti  assunti nel corso della vita (familiari, sociali, ambientali ecc.), con il nucleo interno, centrale e autentico dell’essere umano.

E così l’espirazione diventa un atto di abbandono delle identificazioni, delle abitudini che seguiamo senza esserne consapevoli, dei preconcetti e l’inspirazione un atto di totale disponibilità, un’apertura alla dimensione essenziale, con l’idea di ricevere, e non di prendere o trattenere avidamente, qualcosa che effettivamente non è né nostro né sottoposto al nostro controllo, ma che ci mette in collegamento con qualcosa di altro.

SO ‘HAM : “IO SONO LUI”.

Esiste uno stretto collegamento tra il soffio vitale e la parola. Una pratica tantrica, śivaita, è “la recitazione della non recitata”, ovvero recitazione della respirazione. E’ un mantra che traduce la sonorità della respirazione: si ascolta il suono prodotto spontaneamente dal flusso respiratorio che corrisponde alla sillaba sah nell’inspirazione e alla sillaba ham nell’espirazione.

In sanscrito aham significa io e sah significa lui, il senso del mantra viene quindi interpretato come  “io sono lui” e al contrario “egli è me”: attraverso il semplice atto respiratorio ci si ricorda che ciò che si è nella propria essenza è della stessa natura dell’Assoluto.

Il Prana e’ il signore di tutto, di cio’ che respira e di cio’ che non respira.

Prāna Sukta.

Leggi anche: Yoga | Sei Motivi per Fare Pratica ogni Giorno

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Maria Teresa De luca

Laureata in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Bari con indirizzo Economico Internazionalistico e abilitata all'esercizio della professione di avvocato dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione e alle Magistrature Superiori. Si occupa da più di venti anni di diritto civile in generale, con particolare predilezione per il diritto bancario, il recupero crediti, le procedure esecutive e il diritto di famiglia. Attualmente svolge, oltre alla professione di avvocato, anche la funzione di Media - Conciliatore presso l'Ordine degli Avvocati di Taranto e di Custode delegato alle vendite immobiliari presso il Tribunale di Taranto. In passato ha svolto le funzioni di Vice Procuratore Onorario presso la Pretura Circondariale di Taranto e ha avuto l'incarico di legale esterno del Banco di Napoli S.p.A. - Filiale di Taranto. Autrice di volumi e contributi su riviste giuridiche e portali on line.

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