Stefano Trappolini: dall’Informale all’Infinito.

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Stefano Trappolini: dall’Informale all’Infinito.
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Untitled, 90x80 cm, tecnica mista su tela - 2014

Source: Untitled, 90x80 cm, tecnica mista su tela
Stefano Trappolini: dall’Informale all’Infinito.
Sagome ordinate

Sagome ordinate, 120x95 cm, tecnica mista su tela - 2014

Stefano Trappolini: dall’Informale all’Infinito.
Untitled

Untitled, 90x80 cm, tecnica mista su tela - 2014

Stefano Trappolini: dall’Informale all’Infinito.
Sagoma con scritte

Sagoma con scritte, 25,5x16 cm Tecnica olio su cartoncino - 2013

Stefano Trappolini.

L’Arte Informale  si concentra sulla non-forma, rivoluzione estetica e pittorica aderente al contesto socio-culturale e politico degli anni ’50. Il rapporto dialettico tra forma non convenzionale e astratta proviene dalle sperimentazioni delle avanguardie storiche, in cui si propone l’opera d’arte anche come un unicum fra esecuzione e fruizione fra caso e razionalità.

Ampie e illuminanti teorie ci giungono con la pubblicazione di Opera Aperta (1962) di Umberto Eco, favorevole verso i nuovi linguaggi delle arti; e afferma incisivamente il valore dell’Arte Informale in quanbto offre la possibilità di creare un nuovo linguaggio con ogni nuova opera d’arte che si carica di significati altri.

Se fino agli anni ’60 con le avanguardie storiche si profilavano le ombre del decostruzionismo, il postmoderno è un rappel à l’ordre e più avanti nel tempo con la transavanguardia si assolve la compresenza della forma figurativa e non figurativa.

L’artista dilata il campo dell’agire e s’inoltra sempre più in vastità inesplorate con vis creativa rinnovata.

Ma il concetto dell’opera d’arte aperta di Umberto Eco è ancora fecondissimo nell’arte contemporanea.

Audace nel risolvere l’ancienne querelle l’artista Stefano Trappolini, che nella sua sofisticata indagine pittorica di matrice Informale declinata in segno, materia e gesto, negli anni ’90 innesta la forma stilizzata di un corpo umano in movimento. E trova il punctum d’intersezione affrancando definitivamente la convivenza tra forma iconica e non-formale.

Stefano Trappolini opera d'arte
Sagoma con scritte Olio su cartoncino cm.25,5×16 (2013)

Lo stile rinnovato consente all’artista Trappolini di sviluppare altri processi creativi, mentali, filosofici; e la sagoma stilizzata dell’uomo dinamico nell’astrazione dello spazio diviene leitmotiv dualistico e complementare. Il corpo che smania di avidi passi evoca la pulsione istintuale di un nomadismo antropologico di atavica memoria, mai scivolato nell’oblio, e prosegue lungo la linea atemporale scevro da effimere promesse d’approdo.

Il corpo/sagoma stilizzato è cinto da una cornice di cui non desidera liberarsi.

Potrebbe sembrare un ossimoro il movimento destinato a rimanere imprigionato in un rettangolo come in un cliché.

Ma, la forma geometrica dagli angoli retti, è una superficie di cui l’artista si serve per convogliare l’attenzione all’icona che ruffiana se ne impossessa generando pensieri, congetture e stimoli nuovi; perfettamente in sintonia con l’idea di U. Eco.

opera di Stefano Trappolini
Untitled,
90×80 cm,
tecnica mista su tela – 2014

Entro il rettangolo la forma ritagliata dell’uomo è misura del vuoto e dell’infinito, è una fessura aperta sulla nostra interiorità ed occupa spazi esteriori, interiori e mentali; l’artista la utilizza per guardarci dentro con la curiosità e la meraviglia di chi osserva il mondo da dietro il foro di una parete o di porta, come un terzo occhio in grado di offrire forti emozioni tra dimensione onirica, nei visionari scenari, e tematiche realistiche sociali e culturali su cui vale la pena permanere in una reflexio.

Stefano Trappolini utilizza la formale icona come modulo da proporre in combinazioni e possibilità innumerevoli e spazia indifferentemente tra ambienti espositivi canonici e installazioni en plein air.

opera d'arte di Stefano Trappolini
Sagome ordinate,
120×95 cm,
tecnica mista su tela – 2014

Nella ripetizione modulare, policroma o monocroma, la sagoma si agita sugli strati del tempo, identificato a volte dalle chiare lettere del titolo di un quotidiano, distogliendo il nostro occhio dall’apparente insensato moto, intento per nostra fattura a cercare punti di riferimento, e così, chiara e rassicurante s’annida nella mente quella vocale, consonante o frase o quel numero in cui è possibile riconoscersi e ritrovare se stessi.

Dunque non un ossimoro pittorico, ma simbolica e concettuale ricerca che affonda nella filosofia impastata di trascendenza.

Nulla di definitivo è suggerito dall’artista se non il moto trascinante dell’uomo come unica certezza.

Stefano Trappolini esperto di tecnica pittorica e di fotografia insinua magistralmente spunti prospettici nell’astrazione espressiva come appigli visivi necessitanti all’occhio, e intriganti s’afferrano intuizioni e percezioni di argomenti complessi… universali!

Nella commistione rientra il suo agire materico privilegiando per le superfici delle sue opere:

plastiche, compensati, ferri, flatting, stracci imbevuti e vissuti di quotidiano vivere, carte promemoria, stralci di giornale; carte che conservano intatta la passione struggente della poesia, in particolare, del poeta argentino Jorge Luis Borges.

Sensibile e consistente è il riferimento all’Informale materico di Alberto Burri, esponente di pregio del movimento e all’Espressionismo astratto dello statunitense Robert Rauschenberg. Mentre nella ripetitività modulare idealmente s’ispira all’artista dell’Informale segnico Giuseppe Capogrossi.

Altresì sorge opportuna l’assonanza di S. Trappolini con l’argentino Lucio Fontana e il suo concetto spaziale, del 1946, che introduce rivoluzionarie teorie sull’arte e abbatte definitivamente gli steccati fra pittura e scultura. La dinamica icona formale che

Trappolini utilizza, suscita le medesime sensazioni dei tagli di Fontana.

Si tratta di una profondità mutante in cui è possibile edificare i nostri pensieri: il vuoto, il pieno, l’assenza, la presenza, il definito e l’infinito!

Concetto animistico per il quale l’Informale è anche declinato in Tachismo, fortemente collegato alla pittura e filosofia orientale, che ne influenza la gestualità e il senso di vuoto.

E se di suggestioni in bilico tra forma, non-forma e trascendenza si voglia parlare, come non riferirsi al tentativo pittorico che nel ‘600 muove ansie impastate di trepidazione l’artista Michelangelo Merisi da Caravaggio, con i suoi corpi illuminati illusoriamente che squarciano il buio, complice e misterioso, stabilendo il suo punto di contatto con l’occulto; e il Non-Finito di Michelangelo Buonarroti nel ‘500 che narra nelle sue opere appena sbozzate la condizione interiore in divenire dell’artista e suscita la più profonda relazione e suggestione tra forma, soggetto e proiezione psicologica dell’artista.

Dal marmo scolpito in modo non-formale Michelangelo tira fuori la perfezione che risiede in un gesto e va ben oltre la forma, egli tocca l’assoluto!

E nella concettuale ricerca la sua modernità supera la più autentica e psicologica indagine di tanti artisti del Novecento. E come non citare il toscano Ambrogiotto Bondone, che nel ‘300 mira i suoi studi alla profondità germinando un processo che fiorisce con la prospettiva nel Rinascimento.

Ma, spunto essenziale arriva ancora prima, seppur nella piattezza delle immagini paleocristiane, con il Cristo Pantocratore che irrompe dalla mandorla blue/universo suscitando paure inenarrabili, assumendo il significante simbolo di pienezza nella vastità indefinibile dello spazio.

Sono innumerevoli gli esempi… impossibile citarli tutti!

Il linguaggio iconico nella sintesi che si spoglia del soverchio è fortemente evocativo, capace di recuperare quell’arcaico valore comunicativo di 40.000 anni fa, tanto caro a Pablo Picasso.

La forza dell’artista Stefano Trappolini è la capacità di coinvolgere e intrattenere l’osservatore in un dialogo immediato e semplificato com’anche colto e sofisticato. Egli sapientemente nelle sue opere sa narrare la tragedia, la paura, il buio, il silenzio, il lirismo e al contempo la luce pungente del sole che esplode e illumina la vita.

Le emozioni appartengono all’uomo primitivo come all’uomo contemporaneo e nella centrifuga di nozioni e scoperte che li separa la pittura si sveste di strati millenari e torna all’essenza: materia, astrazione e segno!

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Mariaimma Gozzi
Mariaimma Gozzi

Mariaimma Gozzi è un critico d'arte di raffinato senso estetico. Elegante ed estroverso il linguaggio che la contraddistingue nell'indagine concentrata sul mondo dell'Arte Contemporanea. Eclettica e sensibile vive a stretto contatto con gli artisti nei loro studi in modo da conoscere sin dalla fase embrionale il processo creativo che risiede nell'opera d'arte. Autrice di articoli, testi critici, interviste per la Rivisita d'Arte, Cultura e Scienza EQUIPèCO; fra questi: Dino Valls, Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi Altemps, Silvia Caldironi Pansera moglie dell'artista Malek, Michele Ainis, Claudio Marini, Marta Czok, Kristien De Neve, Vincenzo Pennacchi, Teresa Marasca, Sebastiano Guerrera e altre personalità di spicco nel mondo dell'arte. Inizialmente intraprende una carriera votata all’architettura, in cui determinate è la vicinanza allo zio - l' ingegnere Barnaba Gozzi - edificante modello di professionalità, già Cavaliere del Lavoro. La personalità ecclettica la conduce a viaggiare per lavoro e a frequentare l'ambiente culturale europeo del teatro, della letteratura, della musica e dell'arte sviluppando proprio verso quest'ultima una passione esclusiva. Preziosa è la formazione all’Accademia Belle Arti di Roma; allieva di docenti protagonisti dell’arte del ‘900: Maria Teresa Benedetti, Giovanna Dalla Chiesa, Armando Nobili, Francesco Cosentino. E più avanti nel tempo emerge irruente la passione in particolare per la Storia dell’Arte, approfondisce gli studi frequentando la facoltà di Storia dell’Arte all’Ateneo di Tor Vergata, conseguendo la Laurea Magistrale. Allieva di docenti protagonisti dell’arte del XXI sec.: Barbara Agosti, Maria Beltramini, Simonetta Prosperi Valenti, Franco Gallo; Attualmente vive a Roma, cura mostre per gallerie in Italia e all’Estero; Docente di Storia dell’Arte; Scrive per la Rivisita d'Arte, Cultura e Scienza EQUIPèCO di cui cura la rubrica delle interviste. Formazione : Università Tor Vergata, Roma - Laurea Magistrale di Storia dell’Arte Accademia Belle Arti di Roma - Laurea di Scenografia Contatti : e-mail : gozzimariaimma@libero.it Sito Uff. : www.mariaimmagozzi.it

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