MALEK PANSERA: intervista a Silvia Caldironi Pansera

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Malek Pansera

a cura di Mariaimma Gozzi

«…Il concetto del mio lavoro è quello di realizzare una specie di diario, una scrittura come archivio della memoria aperta a possibilità illimitate. Come artista posso scegliere di rappresentarmi o rappresentare. Scelgo di rappresentarmi ma in quel momento rappresento…»

Malek Pansera

Benvenuta Silvia, grazie di aver accettato la mia intervista. È davvero un piacere ricordare l’artista Malek dal suo racconto.

È una cosa interessante anche per me ricordare Malek scrivendo questi miei pensieri, forse mai fatto prima… Grazie a lei.

Nato a Selva di Val Gardena Malek si trasferisce nei primi anni ‘60 a Parigi e poi a Berlino Est dove frequenta un corso di pittura murale all’Accademia di Belle Arti. Continua la sua formazione a Roma negli anni ‘70 come allievo di due grandi maestri: Ugo Attardi e Giulio Turcato.

Silvia, lei incontra Malek quando era già un’artista di nutrita stima, ma di quegli anni, come un riflesso, cosa le raccontava?

Il suo vero esordio nel campo dell’arte, è stato a Parigi, nel 1960. Era partito per fare l’operaio alla Citroen Panard ma, con il desiderio segreto, il grande sogno, di fare il pittore. Aveva iniziato fin da bambino a dipingere, e a coltivare questo sogno. Lì è iniziato tutto. Poi anche Berlino.

Gli anni successivi, vissuti a Roma come allievo di Attardi e Turcato, sono stati molto importanti per la sua formazione: da una parte, la tecnica incisoria di Ugo Attardi che ha affinato nel tempo con molte incisioni soprattutto col tema della Mitologia, da cui era molto affascinato.

Aveva stabilito un rapporto di amicizia con Attardi e mi raccontava del piacere di imparare da lui ad incidere su lastra, i suoi soggetti, le tecniche raffinate. Le incisioni Malek le ha sempre realizzate e stampate da solo.

Malek a Roma, negli anni ’70, non si accontenta di creare solo arte nel suo studio di Trastevere, e sente l’urgenza di avvicinarsi a manifestazioni totali, capaci di coinvolgere lo spettatore a tuttotondo. Noto fondatore del gruppo multimediale Spazio Zero che comprende artisti, attori e registi legati al teatro d’avanguardia – poi divenuto Spazio Uno teatro ancora attivo a Roma – .

Era un uomo pieno di idee coinvolgenti

La sua maggiore produzione artistica fino al 1968 fu a Milano dove si era trasferito dopo il primo soggiorno romano. Negli anni ‘70 tornò a Roma, per fare teatro d’avanguardia. A Spazio Uno si occupava essenzialmente di pièce teatrali e di scenografie, credo si possa dire che era un “direttore artistico”.

Poi, evidentemente non soddisfatto, venne a Padova. Voleva tornare a fare l’artista, l’esperienza col teatro era chiusa. Non è che nel frattempo la sua produzione artistica si fosse fermata, tutt’altro. Credo che sentisse la mancanza di una “comunicazione” attraverso le sue opere.

Padova, penso, rappresentasse l’esatto contrario della metropoli romana: la “quieta” provincia, il ritiro e la possibilità di rigenerarsi.

Arte, Letteratura, Teatro, la curiosità intellettuale è il leitmotiv di tutta la vita di M. Pansera. Ma la cultura genera anche l’inquietudine come linfa vitale di continue metamorfosi.

Vivere accanto a una personalità eclettica e vivace quanto l’ha coinvolta, o quanto è stato impegnativo se lo è stato?

Fare l’artista, anzi, ESSERE artista (e Malek davvero lo era!) non è tanto semplice…

Ricordo quell’aforisma di Oscar Wilde:

“l’arte è completamente inutile”.

Cit. che riassume l’idea di ciò che può essere il valore dell’Arte nella società. Lo scontro con la realtà del “mercato”- che se non ci entri, conti poco – è sempre stato un grande cruccio, il motivo di crisi e ripensamenti, l’origine di tutti i conflitti rispetto a poter continuare ad essere se stesso o “tradirsi” per sopravvivere.

Credo che lui sia stato fedele a se stesso. Abbiamo parlato tantissimo delle illusioni e delle delusioni… per me è sempre stato entusiasmante e vivificante essere coinvolta nel suo “fare”.

La sperimentazione conduce Malek alle tecniche non formali di matrice materica. E dalle superfici protese e a rilievo ricorre spesso un’architettura di forme ed oggetti pronti a trasfigurarsi dai diversi punti di vista. Esigenza di comunicare oltre il confine fisico dando vita a quadri-sculture.

Questa estensione oltre lo spazio per avvicinarsi agli altri era anche uno stile di vita?

Malek era dotato di una grande sensibilità ricettiva e creativa nello stesso tempo. Era sempre attratto dalle questioni sociali, e tutto quello che accadeva intorno a lui lo interessava anche dal punto di vista artistico, non solo politico. L’uomo nel suo insieme, nella sua complessità.

Nelle opere più recenti, per intenderci quelle delle “Superfici In-quiete” con gli stuzzicadenti, gli scontrini e i bossoli, non solo sperimenta materiali cosiddetti “poveri” distogliendoli dal loro banale uso quotidiano, e si cimenta con la tridimensionalità delle opere, ma scopre “l’ambiguità” delle superfici e ce la fa vivere, attraverso il contrasto morbido-pungente, evocando quello che in un suo scritto chiama “lo spazio ambiguo e inesplorato delle cose non ancora identificate”.

In effetti, non vedo linee di confine tra la sua produzione artistica e la sua vita: quello che era, lo era ad ogni livello.

Silvia, lei ha citato l’uso di materiali poveri di cui l’artista si è servito nelle opere materiche informali: legni, graffe, stuzzicadenti, bossoli, scontrini, residuati industriali, filo spinato.

Ma nell’indagine espressiva di Malek s’innesta il Concettuale, il Nouveau Réalisme, il Dadaismo.

Lei a quale sperimentazione è più legata?

Non so a quale sperimentazione mi sento più legata. Certamente “l’anima” concettuale è quella che trovo più interessante. E poi la capacità di dare voce alle cose, farle parlare, secondo me non c’è solo razionalità e ricerca, ma anche molta sensibilità sottile e poetica, molto sentimento.

Demolizioni è una delle sue realizzazioni che ho amato di più. Io credo che il suo eclettismo rifletta il suo bisogno inesauribile di comunicare, di restituirci una lettura – sempre poetica – della realtà.

A proposito di Demolizioni – Ex officine meccaniche di Breda a Cadoneghe (PD) dismesse nel lontano 1958 – Il colpo di genio di Malek avviene nel 2002 quando decide di farne un luogo espositivo. Ideatore e coordinatore con il contributo di Ruggero Maggi, Enrico Minato, Rino De Michele e il critico d’arte Giorgio Segato.

Mi racconti le sue emozioni?

Il suo progetto per la dismessa fabbrica Breda, dove in un primo periodo aveva installato solo il suo studio, poi divenne centro espositivo d’arte contemporanea.

Ricordo le passeggiate con lui all’interno degli enormi spazi vuoti, abbandonati, che piano piano gli avevano suggerito l’idea di socializzare questa opportunità, di condividerla con altri artisti e anche con la gente.

Così è nato Demolizioni, un evento che non dimenticherò mai. Accoglievo in casa tutti gli artisti che vi hanno partecipato, cucinando per loro, condividendo idee e progetti. Un momento fantastico!

Alla prima esposizione alla fabbrica Breda (25 aprile: DEMOLIZIONI – CINQUE ARTISTI TESTIMONIANO LA SCOMPARSA DELLA BREDA) Malek partecipa con l’installazione: Del sentimento dell’assenza. Cita «Essere presenti per raccontare, come può fare un’artista, la presenza di un’assenza».

Silvia, lei ricorda delle contrarietà politiche o di pensiero affrontate da Malek?

La presenza dell’assenza.. com’era vero, in quei capannoni enormi, svuotati anche di senso insieme ad uomini e macchinari! Oppure, che di senso ne ricavavano uno nuovo. Ricordo le felci e i ciuffi d’erba che crescevano all’interno, come se la natura volesse riappropriarsi degli spazi abbandonati.

Il verde e la natura, sogno salvifico al posto dei veleni della fabbrica. Malek aveva costruito un “Totem” fatto di stampi di fonderia che “incorniciavano” lastre radiografiche dei polmoni degli operai della Breda, reperite negli scaffali degli uffici. Contrarietà politiche direi non ci sono state.

Le Istituzioni parteciparono all’evento come pure persone legate all’Università di Padova. La stampa non aveva dato molto risalto al fatto, questo sì. Malek non se ne crucciava più di tanto, per lui era un risultato eccezionale aver coinvolto tanta gente e così profondamente toccando gli animi di chi, intorno alla fabbrica, aveva vissuto.

Raccontava la commozione di alcuni ex-operai davanti all’installazione con le lastre radiografiche.. Era riuscito a dare voce a tanto di ciò che era stato lì dentro: la possibilità di vivere, con il lavoro, ma anche la sofferenza, la fatica, la malattia.

Ha continuato a coltivare le passioni condivise con suo marito anche dopo la sua scomparsa?

Vede, io faccio altro, e questo altro è già di per sé molto impegnativo. Mi interesso di psicoanalisi e la psicoterapia è la mia professione. Però direi che il suo modo di “osservare” il mondo non è mai stato molto diverso dal mio: osservare con la consapevolezza di farne parte, come dice Calvino.

La curiosità, il bisogno di conoscere, di avvicinarsi alla natura profonda delle cose e dei fenomeni, questo ci accomunava. Il piacere del viaggio, di avvicinarsi alle diversità con apertura e senza pregiudizio, per quanto sia possibile, questo penso, e spero, mi sia rimasto.

Nel lascito di Ennio Margaritelli, il collezionista che ha donato oltre 200 opere – di diversi artisti – al CALCIT di Arezzo, ve ne sono una trentina di Malek Pansera. Si tratta di inediti realizzati a Milano, fino al 1968, e poi a Roma fra il 1968 e il 1974.

A gennaio del 2015 queste opere sono state esposte alla Galleria Civica di Arezzo. Lei è stata invitata all’inaugurazione ed ha contribuito a dare valore al gesto donando personalmente un’opera più recente di Malek.

Che effetto le ha fatto vedere le opere inedite di suo marito?

Una grandissima emozione! Tutte opere giovanili, che io non avevo mai visto. Con me c’era anche Margherita, nostra figlia. Una bellissima occasione per tutte e due di entrare in contatto con le espressioni di periodi di vita di cui tanto ci parlava Malek, ma dei quali non avevamo certo fatto parte.

Devo dire che non abbiamo solo donato al CALCIT un suo quadro più recente, ma io ne ho anche voluto acquistare uno di quelli esposti, due piccole tele accostate, con graffette; dietro, la sua firma e la data “1968”.  Bellissimo!

Malek Pansera muore a Padova il 1° febbraio 2008.

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Mariaimma Gozzi
Mariaimma Gozzi

Mariaimma Gozzi è un critico d'arte di raffinato senso estetico. Elegante ed estroverso il linguaggio che la contraddistingue nell'indagine concentrata sul mondo dell'Arte Contemporanea. Eclettica e sensibile vive a stretto contatto con gli artisti nei loro studi in modo da conoscere sin dalla fase embrionale il processo creativo che risiede nell'opera d'arte. Autrice di numerosi articoli, testi critici e interviste a personaggi di spicco dell'arte, della cultura e della politica per la Rivisita d'Arte, Cultura e Scienza EQUIPèCO e per Il PROGRESSO. Inizialmente intraprende una carriera votata all’architettura, in cui determinate è la vicinanza allo zio - l' ingegnere Barnaba Gozzi - edificante modello di professionalità, già Cavaliere del Lavoro. La personalità ecclettica la conduce a viaggiare per lavoro e a frequentare l'ambiente culturale europeo del teatro, della letteratura, della musica e dell'arte sviluppando proprio verso quest'ultima una passione esclusiva. Preziosa è la formazione all’Accademia Belle Arti di Roma; allieva di docenti protagonisti dell’arte del ‘900: Maria Teresa Benedetti, Giovanna Dalla Chiesa, Armando Nobili, Francesco Cosentino. E più avanti nel tempo emerge irruente la passione in particolare per la Storia dell’Arte, approfondisce gli studi frequentando la facoltà di Storia dell’Arte all’Ateneo di Tor Vergata, conseguendo la Laurea Magistrale. Allieva di docenti protagonisti dell’arte del XXI sec.: Barbara Agosti, Maria Beltramini, Simonetta Prosperi Valenti, Franco Gallo; Attualmente vive a Roma, cura mostre per gallerie in Italia e all’Estero; È docente di Storia dell’Arte; Scrive per la Rivisita d'Arte, Cultura e Scienza EQUIPèCO di cui cura la rubrica delle interviste e per Il Magazine Il PROGRESSO. Formazione : Università Tor Vergata, Roma - Laurea Magistrale di Storia dell’Arte Accademia Belle Arti di Roma - Laurea di Scenografia Liceo Artistico - Roma Contatti : e-mail : gozzimariaimma@libero.it Sito Uff. : www.mariaimmagozzi.it

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