Forrest Gump: recensione sul film capolavoro di Robert Zemeckis

Forrest Gump

La pellicola è un vero proprio capolavoro che scalda l’anima e fa riflettere, visione dopo visione

Forrest Gump

In occasione della Giornata Mondiale del Libro, è adeguato ricordare il film del 1994 di Robert Zemeckis Forrest Gump. La pellicola, infatti, è liberamente ispirata all’omonimo romanzo di Winston Groom del 1986. L’opera, dopo ventotto anni, è ancora molto vista su Netflix. Quando si parla di Forrest Gump il primo pensiero va subito a quella piuma bianca che vola nel cielo. E si ferma in una panchina di una fermata d’autobus in cui un uomo (Tom Hanks) e seduto con una scatola di cioccolatini sulle gambe.

Si tratta, appunto, di Forrest Gump, un uomo che vivrà, davanti agli occhi del pubblico, una vita spettacolare; durante la quale parteciperà ad alcuni degli eventi più importanti dell’America tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta. L’uomo, infatti, affronta ogni tipo di situazione con inconsapevole coraggio, questo perché dotato di uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma. Il suo nome gli è stato dato dalla madre in onore di Nathan Bedford Forrest, eroe della guerra di secessione. Il film, inoltre, è stato il vero protagonista degli Oscar del 1995. Presente, infatti, con 13 nomination e delle quali ha ricevuto 6 statuette d’oro.

“Mamma diceva sempre: la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita!”

E cioè, miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura non originale, miglior montaggio e migliori effetti speciali. Questo film riporta, poi, in auge il più bel cinema di Capra e di James Stewart. Lo spettatore, quindi, inizia a vivere l’esistenza di Forrest Gump grazie al racconto del protagonista stesso che fa alle persone che si siedono accanto a lui nella panchina. Quindi, la narrazione va avanti attraverso degli ottimi flashback. Insieme a lui, inoltre, ruotano dei personaggi straordinari, come sua madre (Sally Field), Jenny (Robin Wright), Bubba (Mykelti Williamson) e il Tenente Dan (Gary Sinise).

Ciò che rende la pellicola un vero e proprio capolavoro cinematografico è il forte desiderio che ha quest’uomo di vivere con umiltà un’esistenza senza alcun dubbio fuori dal comune. Non solo, vive ogni emozione e ogni sentimento con forza e sincerità. Da tutto sé stesso, infatti, all’amore della sua vita, Jenny, che, però, non lo ha mai ricambiato. Una donna dalla vita dolorosa, che l’ha portata a fare molti sbagli. Ovviamente, per lui ha sempre provato dell’affetto, tanto da partorire un figlio suo. E poi c’è Bubba, il suo miglior amico, conosciuto durante la guerra in Vietnam. Sarà lui, infatti, a dargli l’idea di creare la Bubba Gump.

“Non permettere mai a nessuno di dirti che è migliore di te, Forrest. Se Dio avesse deciso che fossimo tutti uguali, avrebbe dato a tutti un apparecchio alle gambe”

E ancora, il Tenente Dan, un uomo disperato per non essersi sacrificato in guerra e che troverà pace grazie a lui. Il copione di Forrest Gump, scritto da Eric Roth, è eccezionale; per la storia in sé, per i dialoghi e per l’arco narrativo di tutti i personaggi, soprattutto, del protagonista. Un dimenticato che, però, corre come un atleta, diventa un grande giocatore di rugby e frequenta il college. E ancora, si trasforma in un eroe di guerra in Vietnam, in un campione della squadra americana di ping pong alle Olimpiadi, imprenditore e icona di grande fama. Con candore, inoltre, riesce a incontrare anche delle personalità di grande successo mondiale.

E sono, Elvis Presley, John Fitzgerald Kennedy, Richard Nixon, Lyndon Johnson e John Lennon. Forrest, inoltre, grazie alle sue ottime capacità atletiche, riesce a entrare nell’Università dell’Alabama. Lì, l’11 giugno del 1963, il governatore dell’Alabama, George Wallace, si schiera contro l’ingresso dei primi due studenti neri, Vivian Malone e James Hood, nell’università. Indimenticabile la scena ambientata il 21 ottobre 1967.

In cui Gump parla di fronte agli americani radunati al Lincoln Memorial, di fronte al Campidoglio. Lo fa prima che Abbie Hoffman spinga i presenti a essere contro la guerra. Forrest Gump, quindi, è quel capolavoro di cui non ci si stanca mai di vedere e rivedere. Pieno di dialoghi e situazioni che accarezzano il cuore.

Leggi anche: Tick Tick Boom | Un omaggio all’arte

Avatar photo
Renata Candioto

rcandioto

Sono diplomata in sceneggiatura alla Roma Film Academy (ex Nuct) di Cinecittà a Roma. Amo il cinema e il teatro. Mi piace definirmi scrittrice, forse perché adoro la letteratura e scrivo da quando sono ragazzina. Sono curiosa del mondo che mi circonda e mi lascio guidare dalle mie emozioni. La mia filosofia è "La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”.

1 Comment

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Il Progresso Magazine Online Logo

 

Associazione culturale “THE PROGRESS 2.0”
Direzione-Redazione-Amministrazione
Via teatro Mercadante, 7
70022 Altamura (Ba)
mail: [email protected]

SEGUICI SU