Fabrizio De André e l’umanità fatale di Piero

Fabrizio De André è stato un cantautore appartenente alla Scuola Genovese. Considerato da molti anche un poeta, ha cambiato il ruolo del cantautore nella storia della musica, come sottolineato ad esempio da Lucio Dalla:

Lui ha scritto delle cose formidabili e soprattutto è stato veramente un prototipo di
quello che sarebbe diventato dopo una figura ufficiale come il cantautore. Allora sai
quelli che cominciano, in un modo o nell’altro, hanno un merito, di essere i primi, ma non
i primi nel cielo, i primi in questa specie di bruciore infernale che la Terra offre a chi è in
qualche modo diverso
” su Youtube.

Oggi 11 Gennaio nel 1999 De André si spegneva lasciando un’eredità di canzoni e poesie intramontabili. Tra le tante sue opere, ha dedicato molte canzoni alla guerra, una delle quali è anche tra le sue più conosciute: La guerra di Piero.

L’umanità di Piero raccontata da Fabrizio De André

Girotondo, La ballata dell’eroe, Andrea, ecc. ecc. Sono tanti i brani che Fabrizio De André ha scritto contro la guerra. A questo suo modus corrisponde sicuramente la consapevolezza e la sua sempre forte intenzione di schierarsi a favore dei miseri, dei meno fortunati. Così fa anche ne La guerra di Piero, brano pubblicato nel 1964. Fabrizio De André ha spiegato che per comporlo ha attinto ai racconti di suo zio riguardo alla Seconda Guerra Mondiale. Qui il cantautore non descrive uno spietato scenario di guerra, ma il punto di vista di un uomo, di Piero. Soldato che malvolentieri prende parte ad una guerra che detesta, finché non incontra un nemico. Piero, anche se sa che dovrebbe, non gli spara. Il nemico però si spaventa e lo uccide a sua volta. È questa la realtà che dipinge De André e che è fin troppo veritiera: in guerra o uccidi o vieni ucciso.

E mentre marciavi con l’anima in spalle
Vedesti un uomo in fondo alla valle
Che aveva il tuo stesso identico umore
Ma la divisa di un altro coloreSparagli Piero, sparagli ora
E dopo un colpo sparagli ancora
Fino a che tu non lo vedrai esangue
Cadere in terra a coprire il suo sangue
.

I modelli di De André

Anche nel suo lavoro di meticoloso traduttore di brani di songwriters come Leonard Cohen o di chansonniers come George Brassens, De André scelse spesso di focalizzarsi sul tema della condanna della guerra, come in “Morire per delle idee”, traduzione di Mourir pour des idée di Brassens.

Risulta naturale comprendere perché De André, profondamente antimilitarista, sia stato attirato dal testo di questa canzone fino al punto di tradurla e di farne una canzone propria: ne
condivideva il messaggio pacifista ed antiviolento che aveva già manifestato in canzoni come “Girotondo” e “la Guerra di piero” dove il soldato protagonista della canzone sceglieva di morire piuttosto che uccidere
” su Nakataimpastato.com.

Degli chansonniers De André riprende la consapevolezza, tutta frutto del Dopoguerra, di una nuova coscienza verso soprattutto i miseri e gli ultimi. Quelli che la società ha dimenticato, la chanson li ricorda. Pur non essendo un modello dichiarato, tuttavia, La guerra di Piero ci ricorda anche il romanzo più famoso di Elio Vittorini, noto per essere uno dei “narratori della Resistenza”. Ha saputo mostrare le atrocità della guerra e le sue conseguenze in diverse sue opere, ma il capolavoro è considerato Uomini e no. Il romanzo di Vittorini è ambientato e descrive con dovizia di particolari Milano, tanto che è possibile ripercorrere le tappe del romanzo guardando una piantina della città. Venne pubblicato nel giugno 1945 ed è il primo testo in prosa a raccontare la Resistenza Italiana. In questa tragica storia il protagonista, un partigiano che conosciamo solamente con il nome di battaglia Enne2 vive una profonda crisi e tra una storia d’amore e le battaglie della Resistenza il lettore vive, come con Piero, la sua tremenda realtà. Tratto originalissimo del romanzo è il fatto che Enne2 dialoghi con il suo autore nelle parti in corsivo che si alternano tra un capitolo e l’altro.

La fine de “La guerra di Piero”: un simbolo di pietas

Malgrado l’ambientazione, il romanzo di Vittorini regala anche momenti di profonda speranza. Uno dei passi più famosi è sicuramente il finale. Protagonista non è Enne2 ma un operaio, che decide di imparare a uccidere i tedeschi, ma quando ne ha davanti uno, decide di risparmiarlo. Vittorini spiega questo gesto dicendo che il tedesco era troppo triste. L’operaio si rivede negli occhi del suo nome ed ha un momento fortissima umanità. Così si conclude il romanzo, come poi farà La guerra di Piero, con un momento di pietas. Vittorini e De André mettono in evidenza come siano alla fine tutte vittime della guerra, infatti il nemico di Piero ha una divisa dal colore diverso, ma lo stesso identico umore.

Così la tristezza pervade i soldati, distrutti dalla guerra e dal “mondo offeso”, come ribadisce Vittorini in un altro suo capolavoro: Conversazione in Sicilia. Da questo titolo si evince il potere della parola e della conversazione, che a volte si annulla su se stessa ma mantiene dentro sé la forza della denuncia nei brani così profondamente intensi di Faber. Il raccontare e il narrare che ci consente ancora dopo anni di rivivere la tragica fine di Piero.

E se gli sparo in fronte o nel cuore
Soltanto il tempo avrà per morire
Ma il tempo a me resterà per vedere
Vedere gli occhi di un uomo che muore

E mentre gli usi questa premura
Quello si volta, ti vede e ha paura
Ed imbracciata l’artiglieria
Non ti ricambia la cortesia.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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