Centomila riflessioni sulla circolazione monetaria

Centomila motivi di riflessione sulla circolazione monetaria negli ultimi mille anni

Iniziamo analizzando una bellissima banconota da centomila Lire con “Don Lisander” emessa fra il 1967 e il 1979 dalla Banca d’Italia. Se ci chiediamo di cosa stiamo parlando, risponderemo, di primo impatto, “di una banconota”.

Risposta esatta, ma se scendiamo più nei dettagli del Diritto Commerciale vedremo che cos’è davvero una banconota. In quelle odierne emesse dalla Bce non si evince (c’è solo il logo della Bce con sotto la firma di Mario Draghi che, se peraltro uno per ipotesi non sapesse che è stato il Governatore della medesima Bce nel periodo di emissione delle banconote in oggetto, non saprebbe neppure cosa “c’azzeccherebbe”) granché.

Nella banconota da centomila Lire, si comprende invece assai bene molto altro.

Tutto sta nella scritta “pagabili a vista al portatore” sotto ‘Lire centomila’. Letto per estrapolazione, partendo dalla riga sopra a ‘Lire centomila’ dove campeggia ‘Banca d’Italia’, si comprende facilmente ‘l’analisi del periodo’: “La banca d’Italia PAGHERÀ IN QUALUNQUE MOMENTO centomila Lire a CHIUNQUE PRESENTI questa (che è nulla altro che una) lettera di credito”.

E’ un vero e proprio pagherò (cambiario, tratto a firma del Rappresentante pro tempore, l’allora Governatore Guido Carli con l’avallo del Cassiere che garantisce la liquidità del percorso) perpetuo (‘subito a vista’ senza scadenza se non per il ritiro dalla circolazione dietro debito e immediato pagamento “in succedaneo” dal parte della Banca d’Italia come accaduto col passaggio all’Euro) pagabile a terzi senza necessità di girata come nelle cambiali o negli assegni trasferibili.

Quando si iniziò a trattare i pagamenti attraverso le lettere di credito a favore di terzi definiti (nominativi) o terzi anonimi (portatori)?

I primi esperimenti avvennero nell’Atene ormai quasi solo più commerciale di metà del Quarto Secolo avanti Cristo, quando Filippo II di Macedonia stava ormai per esondare su tutta la Grecia, ad opera di alcuni liberti che iniziarono a rendere liquido il mercato dei beni con questo sistema.

Fino all’espansione araba di fine Primo Millennio dopo Cristo non si ebbero ulteriori colpi d’ingegno. L’Awal (da cui il concetto moderno di avallo) fu concepito dagli Arabi per necessità: troppo estesi erano ormai i territori su cui scorrevano le merci e i pagamenti portati in giro in oro o altri beni preziosi (un’idea surrettizia era stato lo zafferano, che lo stesso Marco Polo si era portato dietro per pagarsi il viaggio in Cina, nascosto in buste piccolissime in luoghi a volte innominabili del corpo umano onde non venissero trovate dai briganti di strada) non erano più consigliabili se non al seguito di interi eserciti.

Ma fu con le Crociate che la lettera di credito ebbe il suo boom.

Ma non tanto perché chi la fece propria come strumento imprenditoriale di servizio finanziario (lucrosamente remunerato) a terzi, come gli Ordini Cavallereschi che possedevano filiali sia in Terrasanta che in varie altre parti del Mondo e che avevano quindi facilità logistica a rilasciare questi “pagherò”, avesse deciso di imbarcarsi in questa iniziativa (che fu di così tanto successo da arrivare senza cambiamenti fino ai giorni nostri) per un disegno strategico autonomo.

In realtà fu un’invenzione a far decollare il servizio bancario. La botte.

La tecnica della cerchiatura delle assi permise dall’oggi al domani di aumentare del 40% rispetto alle anfore di coccio il volume dei prodotti liquidi trasportati dalle navi a parità di costo (prodotti preziosissimi, dall’olio, al vino, alle essenze).

Di colpo il Pil mondiale crebbe con incrementi annui di due cifre ed il commercio (coi sui pagamenti da rendere spesso liquidi su altre piazze rispetto a quella della consegna della merce) ne fu il fulcro.

Quando l’epoca dei Cavalieri Giovanniti (amalfitani) dei Templari (francesi) e dei Teutonici (tedeschi) finì per ovvio conflitto di interesse coi Regni cristiani che, nel frattempo si erano strutturati molto più fortemente, furono le Repubbliche marinare e i Comuni italiani che subentrarono con nuove tecnicità.

  • Lo sconto nell’attività da “Banco”;
  • quella di anticipo e cambio che, fino a pochi anni prima, si compiva su dei veri e propri “banchi” nelle Fiere commerciali (e quando il proprietario del “banco” falliva, l’Ufficiale giudiziario arrivava con una mazza e glielo rompeva onde evitare che potesse contrarre altri affari: da qui il termine “bancarotta”).

Il Fiorino fiorentino come primo esempio famosissimo che perdurò a lungo, così come il Ducato veneziano (meno successo ebbe il Genoino di Genova) si aggiunsero come modello di pagamento stanziale ‘principe’ in quanto, dopo Secoli, era tornato il rapporto diretto fra la moneta e il contenuto dell’oro con cui era stata creata.

Tutto ciò durò senza grossi cambiamenti fino all’inizio degli ani Settanta del XX Secolo quando, dopo gli accordi di Bretton Woods, la parità aurea cessò.

Da allora il valore della Moneta (cartacea o metallica) è determinato semplicemente (si fa per dire) dalla reputazione dello Stato che l’ha emessa: troppo costose erano state la Corsa verso lo Spazio, la Guerra del Vietnam e lo shock petrolifero per l’Economia monetaria e di oro (nella Storia ne è stato estratto in tutto un quantitativo che è un cubo di 50 metri di lato, nulla di più) ormai non ce n’era più a sufficienza per coprire il valore delle varie Monete inflazionate.  

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Paolo Turati

Laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1982 dopo aver conseguito il Diploma al Liceo Scientifico salesiano Valsalice di Torino, l’imprenditore ed Economista Paolo Turati, Docente a contratto e Referente del Corso di Economia degli Investimenti “Investire” presso la Scuola di Studi Superiori dell’Università Torino per gli A.A. 2016-17 e 2017-18, è dal 2019 parimenti Docente nonché Presidente del Comitato scientifico presso la Saa-School of Management dell’Università di Torino dell’Executive Master di Wealth Management. Classe 1958, sposato con due figli, già Procuratore generale di Agente di Cambio sulla Piazza di Torino, è stato per anni titolare e Amministratore apicale di Società di capitali finanziarie e operanti nella Commissione in titoli e valori. E’ autore di numerose opere saggistiche e narrative edite, diffusamente accreditate in Italia ed all’estero presso numerose Istituzioni ( fra cui il Rijsksmuseum di Amsterdam, la Biblioteca Max Planck di Monaco di Baviera, la New York Public Library, L'Università di Heidelberg, l'Accademia di Brera a Milano, Palazzo Grassi a Venezia), nonché editorialista su testate nazionali, giornalista pubblicista, conferenziere e già per anni titolare di spazi televisivi regionali in rubriche settimanali economico-finanziarie specificamente incentrate sulla tutela del Risparmio. Esperto di Art Market internazionale e Coordinatore del Dipartimento Arte, Diritto e Mercato di “Fidartis-Multi family office”, è altresì da 15 anni Membro del Consiglio Direttivo e responsabile del Settore “Economia, Finanza, Banche e Assicurazioni” di Acp-Federata nazionale Movimento Consumatori, nonché Consigliere di Amministrazione della Fondazione per l’Architettura. Appassionato pianista, nutre grande interesse per il fenomeno del Collezionismo e per la ricerca storiografica e vanta trascorsi agonistici con ranking a livello di punteggio nazionale nello Sci alpino nonché una lunga pratica agonistica nel Ciclismo su strada e nel Motociclismo fuoristrada.

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