Bellezza e tristezza | di Yasunari Kawabata

Kawabata racconta bellezza e tristezza dell’amare

Bellezza e tristezza è un romanzo di Kawabata, la cui prima edizione originale uscì nel 1965 mentre gli italiani potranno leggerlo solo nel 1985. Kawabata è uno degli autori più importanti della letteratura giapponese, è stato anche insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1968, primo autore giapponese a ottenere il prestigioso riconoscimento. Bellezza e tristezza è sicuramente meno conosciuto di altre sue opere, come Il paese delle nevi, considerato il suo capolavoro. Tuttavia, ha delle caratteristiche molto interessanti che tengono il lettore incollato alla lettura.

“Bellezza e tristezza”, una storia di gelosia e tormento

La storia del romanzo è piuttosto semplice: il protagonista è Oki, un uomo che si configura quasi come un alter ego dell’autore in quanto è un romanziere affermato anche lui. La narrazione fin dall’inizio è equilibrata seppur fortemente descrittiva e dettagliata, ogni minuzia riguardo ai luoghi, le situazioni e le sensazioni dei personaggi serve a ricostruire con profonda introspezione un dramma che ha a che fare con gelosia, passione e tormento.

Infatti, scopriamo subito che il protagonista sta ripensando ad una donna che vent’anni prima, quando lei era appena sedicenne, era stata sua amante. Uno degli aspetti più interessanti fin da subito è il connubio vita-arte, in quanto Oki ha tratto da questa sua vicenda amoroso il romanzo La sedicenne, che gli ha fatto avere grande successo. Invece, Otoko è un’artista che dipinge, e vive con la sua fidanzata Keiko, che è anche sua allieva.

La vita imita l’arte e viceversa

Oscar Wilde diceva che è la vita ad imitare l’arte e non il contrario. Kawabata è stato sicuramente influenzato dal Modernismo, tanto che nella sua prova si possono riconoscere tratti tipici del flusso di coscienza di James Joyce. Pertanto, questo romanzo sembra voler in tutto e per tutto essere una forma artistica che non imiti perfettamente la vita, ma che riveli invece qualcosa di nascosto, celato a un occhio superficiale.

Kawabata in Bellezza e tristezza scava dentro i suoi personaggi senza paura di dilungarsi o di frammentare la sua narrazione. Da qui lunghi dialoghi, excursus interessanti su arte e vita, sui luoghi, minuziosi dettagli che rendono la sua un’arte minimalista e mai banale. Lo stesso romanzo che scuote le vite dei protagonisti, La sedicenne, che muove la storia, è il frutto della forza della parola e della scrittura che attinge alla vita, ma fa qualcosa di più.

Il punto di vista femminile

Malgrado il protagonista sia formalmente Oki, è il punto di vista femminile quello che attraverso la sua storia si declina e approfondisce. Già dal nome di Keiko, ad esempio, si può dedurre qualcosa di lei: a seconda di come combiniamo i caratteri otterremo diversi significati, ma prevale quello del rispetto. Lo scopo di Keiko è proprio rivendicare quel rispetto che Otoko non ha ricevuto, in quanto è stata sedotta e abbandonata da Oki.

L’allieva e amante della donna decide quindi di vendicarla usando tra le altre le armi della seduzione. La vendetta è un tema assai esplorato, per cui non è questo il tratto originale del romanzo. Invece, la contrapposizione tra la psicologia delle donne e il ruolo dell’arte sono i due punti focali e i maggiori pregi della narrazione. La moglie di Oki, ad esempio, si è ritrovata a trascrivere il romanzo del marito, un lavoro estenuante cui si dedica con determinazione.

Delle donne, quindi, condizionate dalle azioni discutibili di un solo uomo, spesso solo parvenza fisica, ma in fondo non solamente. Non c’è tuttavia spazio per un giudizio nei confronti di Keiko e dei suoi metodi poco etici per ottenere vendetta o per criticare Oki e la sua freddezza seppur mista a nostalgia. Le dissertazioni sull’arte, sulle tradizioni giapponesi e sui meccanismi tra gli uomini sono invece la tela su cui si dipinge un racconto toccante e particolare, attraverso immagini antitetiche così come il titolo, Bellezza e Tristezza.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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