Semiotica notturna: opera poetica di Cristina Eléni Kontoglou
La suggestiva opera poetica di Cristina Eléni Kontoglou “Semiotica notturna”. «Tra le spaccature nelle labbra/della città/la ragazza fuma/tabacco importato/la schiena alla porta/i piedi a contatto/con l’asfalto/le suole sottili/il braccio trascurato/il gesto di fumo bistrato. La pelle chiara/replica/trasparenze di ciclamini/nei vasi scheggiati/sui bordi della strada, la mano abbassata/lo sguardo intermittente/la durezza immanente, non è altro che […]
La suggestiva opera poetica di Cristina Eléni Kontoglou “Semiotica notturna”.
«Tra le spaccature nelle labbra/della città/la ragazza fuma/tabacco importato/la schiena alla porta/i piedi a contatto/con l’asfalto/le suole sottili/il braccio trascurato/il gesto di fumo bistrato. La pelle chiara/replica/trasparenze di ciclamini/nei vasi scheggiati/sui bordi della strada, la mano abbassata/lo sguardo intermittente/la durezza immanente, non è altro che questo: un graffio in lurex/sulla superficie porpora/del crepuscolo»: nella lirica “Ballata ruvida” possiamo trovare alcuni degli elementi espressivi contenuti nella silloge poetica “Semiotica notturna” di Cristina Eléni Kontoglou.
C’è la città, ambientazione privilegiata di questi componimenti, sebbene non sia una città reale ma una metropoli misteriosa, solitaria e dagli elementi postmoderni, immaginata dall’autrice come scenario ideale per mettere in scena la trasformazione dell’essere umano. È inoltre una città aperta alle contaminazioni, e che, interfacciandosi con l’umanità, acquista alcune sue caratteristiche e allo stesso tempo ne rilascia altre, che vanno a penetrare nella carne: ed è così che la città, come si afferma in questa poesia, ha labbra spaccate, e anche in altre liriche possiamo osservare queste traslazioni di senso in cui, ad esempio, il vetro viene assimilato alla pelle screpolata. E allo stesso modo la carne umana può trasformarsi in pietra o, come in questa lirica, la pelle può replicare le trasparenze dei ciclamini piantati in vasi scheggiati.

Le peculiarità degli esseri umani, “materia” naturale, si vanno a installare nella materia artificiale della metropoli e viceversa, condividendo in questo modo le loro essenze; ed è proprio di un ritorno all’essenza che si narra in questa raccolta poetica, in cui la parola d’ordine è trasformazione: una modificazione di natura alchemica, in cui ci si sposta nelle fasi principali che portano alla creazione della pietra filosofale.
“Nigredo”, “Albedo” e “Rubedo” diventano in quest’opera le sezioni “Materia”, “Sublimazione” e “Trasmutazione”: Cristina Eléni Kontoglou ci conduce in un viaggio che ha come tappe la frammentazione e la sintesi e come meta la trasformazione; si parte con una valigia pesante, composta di materia grezza e impura che va necessariamente scomposta, si continua il percorso ascendendo verso la purificazione della stessa, e si approda in un luogo in cui la materia ha preso nuova forma, nuovo significato.
La valigia è meno pesante perché ora tutto è ridotto all’essenza, alla sua verità: questi componimenti raffinati e simbolici raccontano di un cammino trasformativo, di una prospettiva transumana in cui vi è la necessità di aprirsi al mondo, di partecipare intensamente della realtà con i propri sensi; di scomporsi e accogliere suggestioni estranee, che diventano infine una parte essenziale di noi.
Casa editrice: peQuod Editore
Collana: Rive
Genere: Raccolta poetica
Pagine: 74
Prezzo: 14,00 €
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