“Vogliamo pensare” | Ricordare il Sessantotto

Sessantotto

Per brevità, comodità e sintesi usiamo il temine “sessantotto” per indicare il movimento sociale e politico di protesta che scoppiò in quell’anno. Tuttavia, è chiaro che come tutti gli eventi storici non sia un fenomeno circoscritto ad un luogo o ad un anno singolo. Piuttosto è come un ventaglio dalle molteplici sfumature. Infatti, porta con sé il bagaglio di molte ribellioni e proteste, per tante ragioni ed in varie parti del mondo. Perché dobbiamo ricordare questo periodo?

I diversi luoghi del sessantotto

Come detto, diversi sono i luoghi del sessantotto, poiché questo movimento è stato provocato e influenzato da avvenimenti differenti in tutto il mondo (pertanto con conseguenti reazioni in varia misura). Fra questi ad esempio possiamo citare i movimenti per diritti civili e l’integrazione razziale negli USA dei primi anni ’60.

Ancora, la morte di Che Guevara, figura che divenne simbolo di qualsiasi lotta contro l’oppressione. Ancora adesso in tutte le manifestazioni studentesche è frequente trovare ragazzi che indossino una maglietta che lo raffigura; e molti altri ancora come il Maggio francese, che noi ricordiamo anche per la Canzone del Maggio che Fabrizio De André riprese da un canto di Dominique Grange.

Cosa significa difendere i propri diritti

Allo stesso tempo diversi sono gli anni che l’hanno caratterizzato: il sessantotto non è da considerarsi come un repentino cambiamento o come una protesta scatenata così dal nulla; è bensì il risultato di un’esasperazione avvenuta a causa di situazioni di discriminazione sociale e politica degli anni precedenti, in cui convergono moltissime rivendicazioni dei diritti.

Il tema del diritto è infatti, comune ai diversi luoghi in cui avvengono delle proteste, che si tratti di diritti civili o, nel caso delle università, del diritto allo studio, ma i principi di una “lotta contro l’ingiustizia” e di una “rivendicazione” seppur per scopi lontani fra loro è sempre comune. Difendere i propri diritti in questo frangente significa lottare, discutere, alzarsi in piedi, farsi avanti.

La scuola era luogo di rivoluzione: e adesso?

Negli Stati Uniti il movimento scoppia soprattutto per opporsi alla guerra in Vietnam e per le battaglie dei neri per i diritti civili (fomentate in seguito dalla morte di un’altra figura importante, Martin Luther King), delle quali ancora oggi sentiamo purtroppo – poiché tutti vorremmo non fossero più necessarie – parlare. Black Lives Matter, in altre parole.

Lo sappiamo, in Italia i luoghi principali delle protesta, furono invece quelli delle università. Quella di Pisa, ma anche la Sapienza, con le famose Tesi della Sapienza, pubblicate sulla rivista “Il Mulino” fra il 7 e l’11 Febbraio del ’67. Gli studenti le elaborarono durante le assemblee, desiderosi di rivendicare un patrocinio della loro formazione, in una società capitalistica e consumistica che criticano profondamente. Questa è la base ideologica del Sessantotto.

Non solamente numeri di matricola, oggi non solo schermi

Noto a tutti è come sia andata a finire, cosa sia avvenuto e, come disse Fabrizio De André, sicuramente siamo tutti coinvolti in esso. Alcuni, come Pier Paolo Pasolini, hanno criticato il ’68 in Italia. Tuttavia, comunque si voglia vedere questo fenomeno, è indubbio che esso abbia permesso una diffusione di concetti veramente importanti che, al di là delle rivendicazioni pratiche, hanno ottenuto qualcosa di molto importante: la consapevolezza, da parte di studenti e insegnanti, che all’interno delle università lo studente non sia un semplice fruitore di un servizio, ma una testa pensante.

“Vogliamo pensare” è la scritta di uno dei cartelloni durante una delle occupazioni. Simbolo del fatto che lo studente ha pieno diritto a prendere parte anche attivamente al mondo accademico. In quest’epoca dominata dalla DAD, in cui l’università è stata messa da parte e gli studenti universitari sono stati lasciati inermi di fronte a uno schermo, è bene ricordare il Sessantotto. Ricordare che questi studenti vorrebbero pensare. Purtroppo, i tempi non sono felici per la didattica, ma speriamo che le cose possano cambiare.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne e una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica. È una tuttofare nell'ambito della letteratura e scrittura: docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per giornali, riviste e siti di divulgazione culturale e critica musicale. È autrice di un saggio su Oscar Wilde e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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